della donna e delle feste meste

c’è un momento in cui la festa della donna è un divertente pretesto per uscire colle amiche.

suppongo avvenga negli stessi anni in cui la professoressa delle medie racconta la storia triste dell’incendio
occorso in una fabbrica di donne (che non costruisce donne però) e alberi di mimose nei ciPressi che non vanno a bolgheri.

sono gli anni in cui una fanciulla timorata di dio e degli uomini (poi il timore rimane ma l’audacia prevale) non è che può uscire quando vuole,
e così una scusa è una scusa è una scusa.
quelle cose tipo la pizza e le patatine e la coca cola, insomma,
e parlare del ragazzo che ti piace con l’enduro, che, naturalmente, và troppo forte per te,
e ancora nell’armadio ci sono improbabili cardigan di colore pastello e calzini najoleari pieni di conigli, macchinette, fiorellini.

poi arriva il momento del femminismo.

e allora la festa delle donne è una bufala senza margherita, un effetto PLACEBO (che non è glam rock come il gruppo).

come le quote rosa.

e allora fastidio epidermico eruttativo cutaneo.
come puoi pensare che io vada in quel circolo vizioso.
donne che mangiano attorniate da camerieri sexi più o meno vestiti (che non è esattamente come fare robbbba e mangiare insieme).
e uomini che escono in branco per approfittare di cotanta fortuna diffusa e concentrata e disinibita.
donne che escono con le donne e sperano di tornare con un uomo.

se un povero cristiano musulmano buddista induista o quello che è (non voglio entrare nel ginepraio religioso della pari dignità delle confessioni, ma neanche rischiare che un giudice mi appiccichi una grossa t sul blog, ohibò),

dicevo se un tizio azzarda un omaggio floreale scatta l’attacco perché un giorno e un po’ di giallo non bastano, è meno di una luce piccola e io non so farla bastare.
e guardi le povere donnette che si accontentano dei cadò di serie, cioccolatini e mimose. alle più fortunate tocca il cosiddetto completino intimo o un profumo o un ombretto (per esempio, se io fossi un uomo regalerei trucchi, corredati di biglietti banali tipo “perché sei bella anche senza”). giusto perché si ricordino che è una festa, ma sempre la festa delle donne: semel donna, semper donna.

e tu, come lucy (quella delle noccioline), pensi che aspetterai il sedici dicembre, compleanno di beeeeeethoven perché un piccolo pianista ti faccia un regalo. e nelle more (o nelle bionde, dipende che testa hai) ti organizzi una conventional night, casalinga, perché basti a te stessa.

(sotto

sotto

sotto

sotto

sotto

sotto

però, non può escludersi l’effetto san valentino’s style: non ci credo, però, insomma, un piccolo pensiero anche per me, in fondo puntini puntini puntini).

poi per fortuna il femminismo passa.

salterò a piè pari il pezzo sulle biodiversità: perché una patata è diversa da una zucchina e perché è giusto che nel brodo primordiale abbiano ruoli diversi.

salterò prima col piede sinistro e poi col destro il pezzo sulle quote rosa, che sono incostituzionali, è vero. però quando entri nel mondo ne vedi di cose.

il femminismo passa.

resto io che sono una donna (mediamente isterica come quella che ha le mie stesse iniziali).

non ho le gambe lunghe da poterci fare il giro del mondo in ottanta centimetri (o erano novanta?).
menomale, mi dico, perché è dimostrato che la cellulite è inversamente proporzionale alla simpatia ed alla intelligenza delle cellule circostanti. (questa frase la dovrei togliere? bè, lettore sprovveduto e impertinente, sappi che non sono grassa.)

non ho le gambe lunghe da farci il giro del mondo in ottanta centimetri.

e faccio anche la pipì.

e ho paura di dovere sapere fare troppe cose.

lavorare per non sentirmi dire che il diritto è cosa da maschi
(e quante donne presidenti e nobel e scrittrici e quello e quell’altro non ci sono state).

capire almeno un uomo nella vita, capirlo quando ti sembra che non ti capisca e ti chiede se ti girano le ovaie.

fingere. ad esempio che l’incidente di totti sia una sciagura per i mondiali. o una fortuna per la fiorentina. ad esempio.

cucinare. anche se poi i più bravi scef sono maschi, si sa.

sapere stare. come saprebbe stare odri dappertutto. (ridere o piangere quando è il momento giusto, o, almeno, non farlo quando è il momento sbagliato. dire la cosa giusta o non dire la cosa sbagliata. insomma, ogni tanto stai zitta).

condurre una casa (ma mai qualcosa che si muova).

affrontare un processo di osmosi con una creatura minuscola, sapendo che è un’osmosi che durerà per sempre.

e attenzione ai vestiti, al trucco, alla tonicità. per non rischiare di diventare obsoleta prima del tempo e subire l’upgrade, come un telefonino. perché, a volte, gli uomini entrano in pausa (variamente qualificabile) e hanno bisogno del giocattolo nuovo.

e che facciamo allora?

TERRIBILE: tocca aspettare il principe rosso (“perché azzurro mi fa forza italia”)

che mi protegga dalle paure dell’ipocondria,

dai turbamenti che da oggi incontrerò per la mia via

dalle ingiustizie e dagli inganni del mio tempo

dai fallimenti che per mia natura normalmente attirerò.

mi sollevi dai dolori e dagli sbalzi d’umore

dalle ossessioni delle mie manie.

non importa che superi le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farmi invecchiare.

basterebbe che mi creda un essere speciale, ed abbia cura di me.

a quel punto, potrei farcela.

e mi piacerebbe proprio fare la femmina.

c.

One thought on “della donna e delle feste meste

  1. luis ha detto:

    ho letto or ora il tuo testo del pazzo e della macchina gialla….
    solo quello e qualcos’altro
    un colpo al cuore
    se avessi il tempo per pensare
    ma c’ho la testa a pigione
    trascorro il tempo a cancellare i pensieri
    e a scriverne il meno possibile
    ora
    prima non era così
    ho avuto solo oggi internet
    e oggi vengo a sapere di questo blogghe
    beh, come si dice nel mondo reale? “è stata una piacevole scoperta!”

    a presto rivederti….

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