gregorio di francesco

un caro amico che chiamerò con uno pseudonimo, per tutelarne la privacy,
DAVIDE, mi ha gentilmente prestato gli emmepppittre dei nuovi dischi di
de gregori, fossati, capossela.

quando ho più di un cd nuovo vado in semi tilt.
per un frammento di tempo come quando
il barboncino (che è cane da caccia) si blocca e guarda nel vuoto
perché sta puntando chessòio un fagiano o una pantofola.
o come quando l’autobus mi si ferma davanti esattamente in corrispondenza della porta di uscita
e per un attimo di formalismo penso che non posso entrare da dove si esce, ma sono equidistante
dalle due porte di entrata
ed è un po’ come l’asino di buridano
(era buridano?) che muore di fame perché tra due palle di fieno non sa quale mangiare,
come quando non ho scelto le scarpe e il campanello sta trillando
(ma non può essere già arrivato, saranno i fili in contatto, e comunque non sono proprio sicura di avere sentito bene, forse posso ancora cambiare anche la maglietta).
bè, se non salgo subito l’autobus riparte.
adesso vado di default e mi butto a sinistra, visto che non sono mancina.
ma non è del dramma slinding doors delle scelte che si tratta.

è per dire che una volta uscivo, andavo dal DISCOVENDOLO, sceglievo, prendevo il cd, lo aprivo
mentre ero ancora per strada, anche se non potevo certo infilarmelo in bocca per sentirlo, lo aspettavo e poi finalmente, lo ascoltavo fino alla nausea, fino a tenere a mente tutti i testi. (invece, adesso, trattengo a memoria appena i ritornelli, e non sono certo senilmente demente).

insomma accanto all’eccesso di informazione, l’eccesso di potere, l’eccesso di velocità: adesso l’eccesso di musica disponibile. mi riduce l’empatia con le novità. e mi manda in tilt (l’autobus, l’asino, il cane, le scarpe – l’assenzio).

prendo solo un ciddì, allora. e quando lo avrò ascoltato per bene ne prenderò un altro.

de gregori FRANCESCO.

ma non voglio commentare. rimando al blog di uno che una volta mi cucinava le torte al limone
per via di paoloconte, e adesso si dimentica di me almeno una volta alla settimana.
solo due pensieri (o tre, o quattro).

un po’ mi dispiace che lo si consideri floppante e banale
perché non rimane al livello delle sue canzoni più belle
(le 5 canzoni più piùose di de gregori, come se io fossi hornby in alta fedeltà:
rimmel, ALICE, pezzi di vetro, la donna cannone, niente da capire.
e la storiasiamonoi??? e un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo dalla fantasia???
ps: te l’avrei citata sul gesso)

è impossibile non fare confronti.
ma allora dovrei premere EJECT (salute) e mettere dentro amore nel pomeriggio, ad esempio.

eppperò, se anziché confrontarlo con il se stesso di prima lo confronto con
un certo inascoltabile italico di oggi
mi piace. si capisce che è lui. Mi ammorbidisce e mi immalinconisce ma con speranza.
e ci starebbe bene d’estate sotto una pergola
quando si cucina e mentre si aperitiveggia.

canzoni.

Nella linea della vita c’è questa frase
PERCHE’ NON PARLI?
Che mi fa ridere perché la dico
quante volte al giorno,
avvolta dallo HORROR VACUI
(il vuoto esiste e l’aria pesa, lo ha detto TORRICELLI
per una volta tanto preferivo Aristotele, che il vuoto non esiste cha la natura “aborre il vuoto”)
la paura che una coltre di silenzio cada su di noi e su noi rimanga sempre,
e l’ostracismo nelle comunicazioni a due non funziona.

ma a prima vista mi innamoro di CARDIOLOGIA
non so se è per via dell’archetipo del cardiologo come uomo ideale fino a qualche anno fa,
o se è perché ho bisogno di trovare qualcosa di cui innamorarmi
(perché l’innamoramento è una condizione necessaria e permanente. l’amore, forse, è un’alta cosa).
o perché davvero mi piace.

mi piace l’amore indecente “che si lascia guardare”
e, ancora di più, l’amore prepotente “che si deve fare”.
e mi piace “che dell’amore non si butta niente”.
perché mi fa pensare a quella volta in cui l’ho detto, non buttarmi via.
e l’aria non mi bastava più
e mi tremavano gli occhi.
e, senza conoscere le puntate che sarebbero seguite dopo, è stato un attimo
che bastava a se stesso.

c.

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