Archivi giornalieri: martedì, 14 marzo, 2006

XXIII

Viola lo aspettava.

Aspettava

solo

l’uomo che a lei

sola

lo avrebbe messo lì, al grado numero ventitre del sagittario.

Dritto

e puntuale

e fermo

e duro

come un imperativo categorico.

Al grado numero ventitre sta la sua Venere. Immatura, ingenua, e allegra per non dire.

Sarebbe stato sufficiente che sovrapponendo le due carte (del cielo)

su di lei fosse scivolato un sole (troppo fuoco?)

un ascendente (troppa maschera?)

un giove (troppa leggerezza?)

un mercurio (troppa stupidità?)

un marte (banale?).

Un marte. Banale (ma la banalità ha un senso, e almeno è univoco. e anche il sesso ha un senso, e almeno è unico).

Lo avrebbe aspettato zitta e intatta come .

L’uomo con marte al grado numero ventitre del sagittario.

Se scrivessi un racconto erotico alla anais nin (e la mia tastiera non fa accenti strani, ma non posso biasimarla: io non conosco la differenza tra una pèsca ed una pésca e a stento distinguo i prìncipi dai princìpi). Mi faccio sempre perdere il filo. Pollicino?

Se scrivessi un racconto erotico, alla ananas nin, comincerebbe come sopra.
(le donne, sopra)

Non posso scriverlo perché questo indirizzo lo hanno personi che mi hanno vista da piccola
piangere quando mi scordavo a casa i tovagliolini di carta per la festa di classe nell’ora di educazione tecnica (prima media? forse non ero poi così piccola, ma ho fatto la primina) e non posso smontargli un’immagine così consolidata come un bilancio (con l’ago rotto).

Non posso scriverlo e se lo scrivessi lo farei sotto uno pseudonimo più anonimo di quello di cui sopra (le donne), ma che non sia un acronimo.

Del resto, la libertà è una forma di disciplina, CCCi dicono.

Però l’incipit posso. Tanto per emanciparmi dalle blue moon(s) di cui sotto sotto alle cose che ho detto lì sotto sotto.

E tanto per fare l’eclettica attorno ad una ellittica.

DisAstrologica.

c.

postilla al mal d’africa


variazione sullo straniero di camus

esorcismo di esilio

(lo speriamo tutti)

c.

Ci si ritrova

stranieri

dalla madre

dal dio invocato

dai preti

dagli avvocati

dalle regole

che si sgonfiano

risultando

abitudini

forse basterebbero

le tette di maria

le onde di un mare

un caffè

del vino

fumo

senza filtro

in culo alla morte

sorella giudiziosa

alle iperboli

e alle ipotetiche

prossime

vite promettenti…..

sapendo

che il sole scalda

anche i cimiteri

le lapidi

e l’infinita

solitudine

da bipedi

presuntuosi

e che basta

un incidente

per cancellare

se medesimi

annegandosi

nell’indifferenza

ben educata

dei simili