Archivi giornalieri: mercoledì, 22 marzo, 2006

Pensiero buk: Questa storia, Baricco Alessandro, Roma, 2005.

Tante e tante polemiche fanno su A.B..

Il punto è uno e uno solo, quindi sono due. Infatti due punti: ha capito cosa vuole un certo tipo di lettore e lo scrive. Per questo sta antipatico, ad alcuni. A me, invece no. Come tutti quelli che sanno come piacere a qualcuno a cui vogliono piacere (e a chi non piace piacere? Del resto se ti infilo la lingua nell’orecchio, mica lo faccio per farti vomitare). Lui lo sa che “anemia della loro gioventù” buttata lì piace e lo scrive. Io lo trovo e dico tò, me lo devo appuntare (e non me lo appunto. Al massimo faccio un orecchietta al libro. Poi orecchietta dopo orecchietta, tutte orecchiette senza cime di rapa, il libro sembra che abbia gli orecchioni, come un elefante, e io non mi ricordo più cosa avrei dovuto ricordarmi, ma questa è un’altra storia). Arriva qualcuno e dice troppo costruito prodotto editoriale è scritto per vendere. (a parte che anche questa cosa: è ovvio che se uno vive scrivendo in qualche modo deve mangiare, mi sembra sciocco biasimarlo, casomai lo invidio un po’).

Occhei (su ghiaccio) è un po’ costruito. Ma non è celebrale. Chessoio, come Calvino, che non per nulla è gemelli. Adesso non sto paragonando AB a IC: è solo per prendere il mio prototipo di scrittore segno d’aria. Certo non è neanche Saramago, che ti assorbe in emozioni indecifrabili e indispensabili. Adesso non sto paragonando AB A JS, è solo per prendere il mio fototipo di scrittore segno di acqua (anche se non lo so Saramago di che segno è).

Questo libro ha il sole nel cancro, la luna nel toro e l’ascendente bilancia. Ci sono flussi di emozioni e bisogni di cose vive. Tutto è diplomaticamente sistemato in una buona forma laibinizianamente sentibile. Come noto, a me (salvo rare eccezioni, tra le quali la mia cugina preferita) la bilancia non piace e quindi anche mi piacerebbe di più – più decostruito. Nondimeno, mi ha. E mi ha fatto restare abbastanza sveglia la notte.

Ergo voto sei e due quinti.

Adesso ri-copio e incollo dei pezzettini. Così posso togliere le orecchie al libro. -nb. Cercherò di non svelare il finale, casomai .

c.

“Quanto pesa? – chiese Libero Parri, pensando ai 45 chili di suo figlio. – Niente, se ce l’hai sotto il culo e non smetti di dare gas (…) Florence gridò un grido di madre, perché quello era suo figlio, e non c’era terra sotto di lui, e quello era un volo che non gli aveva insegnato a volare (…) smise di guardare la campagna, e tutto, chinando il capo a fissare l’infinito che era dentro di lei, come fanno gli adulti quando d’improvviso non sanno più capire (…) Dov’eri cuore mio, leggero e bambino, dov’eri finito?”. ////////

“Per capire: solo nel 1915 i tedeschi avevano messo a punto un sistema per sincronizzare lo sparo di una mitragliatrice, sistemata a prua, e l’elica che le ruotava davanti. Il marchingegno aveva del miracoloso. I proiettili invece di sforacchiare l’elica e far precipitare tutto quanto, sgusciavano in mezzo a quel gran roteare e andavano a colpire lontano. Avresti detto che era la pala di legno a sparare, in un qualche modo che non sapevi. E invece c’era il trucco. Francesi e inglesi ci misero un po’ a impararlo. Sincronizzare mitragliatrice ed elica: a voler evitare guai, si dovrebbe avere una cosa del genere per tenere insieme uccello e cuore, dissero. Perché la guerra ancora non li aveva ammutoliti”. //////////

“Gli ho fatto che non ero ancora nata, e questa, per la gente, è una cosa difficile da capire. Ci ho messo tanto tempo a nascere. Però al signor Parri ho solo detto: – Non ero innamorata di lui. Succede, ha detto”. /////////

“Lui avrebbe ricomposto il mondo ogni volta che noi l’avessimo spaccato”. ////////

“Magari non era affatto la donna della sua vita. Probabilmente era solo una stupidella viziata e vagamente frigida lo sa? – disse. – No, non lo era-, disse l’uomo. Poi disse che era sicuramente la donna della sua vita. – E perché? – Perché era cattiva. Era matta, cattiva e tutta sbagliata. Era vera, se capisce cosa voglio dire. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando. Fece una piccola pausa. – Era una di quelle strade su cui ci si ammazza”.