Archivi giornalieri: giovedì, 23 marzo, 2006

INfatti INfranco INbattuto

infatti.

infatti mi piace cominiciare a parlare con infatti, almeno ogni tanto. quando penso prima di parlare le parole sono sempre INFETTE del pensiero e quindi sono INFATTI. rispetto a. con buona pace della professeressa delle medie che non bisogna cominciare le frasi con le congiunzioni. non sono sicura che infatti sia una congiunzione. di sicuro non è una preposizione, visto che vale il principio di tassatività delle preposizioni. semplici (diadainconsuperfratra). non so cosa sia cioè, ma neanche a tredici anni cominciavo le frasi con cioè, quindi non mi interessa (una volta comprai cioè da franco il giornalaio. poi un mio genitore disse al giornalaio di non darmelo più, poichè non era una lettura consona a. topolino fino a diciassette anni). la professoressa delle medie non voleva che iniziassimo a parlare congiungendo l’espresso all’inespresso. la professoressa delle medie non capiva joyce, probabilmente. la professoressa delle medie pensavo mi volesse bene e mi avesse telefonato alla fine del liceo per sapere in quale facoltà stessi per iscrivermi. invece la professoressa delle medie mi ha telefonato dopo la mia (im) maturità solo per chiedermi se conoscevo qualcuno che affittasse una stanza a palermo per sua figlia. e non mi ha chiesto niente. nè del sessanta e dove sarei andata a finire. tutto questo mi legittima, adesso e per sempre, a cominciare le frasi con infatti. anche le telefonate. delle volte.

l’infatti di cui sopra, nondimeno, si collegava a quel 23 marzo che appare lissù. e anche se avrei voluto scrivere di fondotinta (ma può aspettare) e delle variazioni goldberg in via ufficiosa (ma può aspettare). e anche se non avrei dovuto scrivere un bel niente perchè devo pensare all’articolo 37 (sempre che qualcuno non voglia farlo al posto mio). anche se. 23 marzo, infatti. infatti oggi è il compleanno di battiato franco. e siccome non ho il suo blog, gli faccio le angurie nel mio. e anche una domanda. dalla sua carta del cielo risulta con chiarezza che lui ha la luna al grado 3.53 del leone e plutone al grado 8.05 del leone. questo è. la luna e plutone nel leone. e allora perchè in cuccuruccuccù paloma lui ha la luna e urano nel leone? per motivi cacofonici? o perchè gli sarebbe piaciuto di più avere urano nel leone? infatti urano nel leone è proprio bello. ma a noi ci piace lo stesso, anche col suo plutone rinnegato. stranizze d’amuri

una guantiera di ricci appena colti e un bicchiere di sirà.

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Movimenti Affatto BORGhESi

In un mondo parallelo in diagonale esiste sicuramente una donna Clarita

Che nella città delle arie buone

Aspetta tutte le sere

Un uomo che non è registrato all’anagrafe

Gli pulisce le ferite col rum

Si fa ballare una volta sola

E ricomincia ad aspettarlo

c.

El Tango, Jorge Luis Borges in “Carme presunto e altre poesie” Einaudi, 1969

Dove saranno? chiede l’elegia
di quelli che non sono più, come se esistesse
una regione in cui l’Ieri potesse
essere l’Oggi, l’Ancora, il Tuttavia.

Dove sarà (ripeto) la mala 
che fondò, in sentieri polverosi
di terriccio o in villaggi sperduti
la setta del coltello e del coraggio?

Dove saranno quelli che passarono,
legando all’epopea un episodio,
una favola al tempo, e senza odio,
lucro, nè passione d’amore s’accoltellarono?

Li cerco nella loro leggenda, nell’ultima
brace che, come una vaga rosa,
trattiene qualcosa della ciurma valorosa
dei Corrales e dei Balvanera.

Quali vicoli oscuri o quale deserto
dell’altro mondo abiterà la dura
ombra di colui che era un’ombra oscura,
Murana, il pugnale di Palermo?

E quale fatale Iberra (ne abbiano pietà
i santi) che uccise su un ponte della via 
suo fratello lo Snasato, che deteneva
più morti di lui, e così pareggiarono?

Una mitologia di pugnali
lentamente si annulla nell’oblio;
una canzone di gesta si è perduta
in sordide cronache poliziesche.

C’è un’altra brace, un’altra rovente rosa
nella cenere che li conserva interi;
ecco i fieri uomini del coltello
e il peso della lama silenziosa.

Anche se la lama ostile o quell’altra lama,
il tempo, li ha fatti perdere nel fango,
oggi, al di là del tempo e della nefasta
morte, quei morti vivono nel tango.

Si trovano nella musica, nelle corde
della testarda chitarra faticosa,
che trama nella mitologia venturosa
la festa e l’innocenza del coraggio.

Gira nel vuoto la gialla ruota
di cavalli e leoni, e sento l’eco
di quei tanghi di Arolas e di Greco
che io vidi ballare sui marciapiedi,

in un momento che oggi emerge isolato,
senza prima nè poi, contro l’oblio,
e che ha il sapore di ciò che è perduto
di ciò che si è perduto e si è recuperato.

Negli accordi ci sono antiche cose:
l’altro cortile e un barlume di pergola,
(Dietro le pareti sospettose
il Sud conserva una chitarra e una lama).

Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
gli anni indaffarati sfida;
fatto di polvere e tempo, l’uomo dura 
meno di quella leggera melodia

che è solo tempo. Il tango crea un torbido
passato irreale che in qualche modo è vero
un ricordo impossibile di essere morto
rissando, in un bivio di periferia.