Archivi giornalieri: martedì, 11 aprile, 2006

cavoli e cicogne: il parto è tratto

un lupo rincorre una pecora e la pecora dice beeeeeee, beeeeeee, beeeeeee, beeeeee.

il lupo acchiappa la pecora, e la pecora dice beh. beh. beh.

che dire.

anche io (anche rispetto a chi? a qualcuno di sicuro) mi aspettavo una campagna elettorale più mancina, con posizioni meno diagonali e più verticali.

e anche più facili.

perchè la politica la capisci quando è semplice, come il pane, e il circenses non serve.

avrei voluto sentire quelle frasi da libro di storia della scuola media, che mi spiega per la prima volta il comunismo e la socialdemocrazia.

avrei voluto quattro paletti dritti e fermi attorno ai quali avvolgere tutte le matasse e i paralipomeni.

metafore da atletica leggera sulle condizioni di partenza.

aforismi sul merito che è meritevole di tutela solo se uno si muove rispetto a.

pensieri più resistenti e la costituzione sbattuta in faccia.

il resto lo avrei voluto sentire più dopo e più coerente: e non perchè la mattina a colazione mi inzuppo un pensiero nel tè, e anzi foierbac mi sta anche simpatico, ma le cose che si devono fare si fanno meglio quando.

avrei voluto UNO SPECCHIO PER RIFLETTERE E NON PER RIFLETTERMI con il mio orticello semiperfetto e ordinato.

avrei anche voluto una maggioranza più unanime. (non – non dormire stanotte, svegliarmi ventimilavolte sotto i mari. non lavorare da casa stamattina per controllare il sito dell’ansa bloccato e la televisione inspiegabilmente piena di programmi che ti spiegano come fare l’omelette perfetta).

certo che non mi aspettavo lo zero virgola qualcosa di differenza, e pensavo di avere vicini di casa più intelligenti.

però è andata.

e adesso non ne voglio vedere musi lunghi, delusi e sconsolati. i ma, beh, forse, però, insomma possono aspettare.

voglio un’allegria rossa ed euforica. magari anche incosciente e in alcuni passaggi superficiale. ma emozionata e rivoluzionaria.

se le rivoluzioni non iniziano senza un ballo, ci sono anche cose punk che cominciano come un soft pop, ma poi.

il mio primo bambino quando sarà (ma sarà entro una leggggislatura) non rischia di ricevere una lettera di benvenuto da un presidente del consiglio destrOrso, e questo è meraviglioso.

stasera grandi salti:

mettete la sindrome da torta sacher in frigorifero, vi prego, e fatevi bastare il vino rosso.

c.

alla cicogna si sono rotte le acque, manca poco

(im)possibile che siamo tutti qua ad aspettare il voto degli italiani all’estero?

chissa è a zita, cu a vole sa marita

(trad. in polentonio: questa è la fidanzata, chi la vuole la sposa – e quindi, in senso traslato, questa è la situazione colla quale fare i conti)

nelle more (alde), nelle fragole (bergman), nei lamponi (morandi? ops) e nei frutti di bosco tutti,

ascoltiamo ivano che non suona invano,

(sospesi sul divano ad apettare il responso dal ministero strano)

(Italiani d’Argentina)


Ecco, ci siamo

ci sentite da lì?

in questo sfondo infinito

siamo le ombre impressioniste

eppre noi qui

guidiamo macchine italiane

e vino e sigarette abbiamo

e amori tanti.


Trasmettiamo da una casa d’Argentina

illuminata nella notte che fa

la distanza atlantica

la memoria più vicina

e nessuna fotografia ci basterà.


Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina

oramai certa come il tempo che farà

con che scarpe attraverseremo

queste domeniche mattina

e che voglie tante

che stipendi stani

che non tengono mai.


Ah, eppure è vita

ma ci sentite da lì?

in questi alberghi immensi

siamo file di denti al sole

ma ci piace, sì

ricordarvi in italiano

mentre ci dondoliamo

mentre vi trasmettiamo.


Trasmettiamo da una casa d’Argentina

con l’espressione radiofonica di chi sa

che la distanza è grande

la memoria cattiva e vicina

e nessun tango mai più

ci piacerà.


Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina

ormai certa come il tempo che farà

e abbiamo piste infinite

negli aeroporti d’Argentina

lasciami la mano che si va.


Ahi, quantomar quantomar per l’Argentina.

La distanza è atlantica

la memoria cattiva e vicina

e nessun tango mai più

ci piacerà

Ahi, quantomar


Ecco, ci siamo

ci sentite da lì?

ma ci sentite da lì?