Archivi giornalieri: giovedì, 4 maggio, 2006

c.d.g.

Ci sono cose che NON SOPPORTO.

Potrei dire le bugie, ma le bugie mi stanno simpatiche. Piuttosto l’iposensibilità. Potrei dire i tradimenti, ma piuttosto (ma piuttosto non si dice) deludere un amico.
Potrei usare la parola idiosincrasia, ma tengo una idiosincrasia per una parola idiota come l’idiosincrasia.

La banalità è in agguato, come L’iMPREVISTo. Ma l’imprevisto è più simpatico delle probabilità. (Monopoli è di destra. Ma perchè Risiko è di sinistra?) L’imprevisto aumenta l’ENTROPIA del sistema (la probabilità invece fa sudare, e aumenta l’entalpia, credo, ma non sono una fisica, anche se ho un certo fisico. E anche un fisico di ruolo).

Una cosa aumenta a dismisura l’entropia del mio sistema. E (stranamente, stranamente perché mi piace entropizzarmi) è una cosa che non sopporto.

Due punti a capo.

IL CAMBIO DI GUARDAROBA (di nuovo a capo perché il momento è solenne).

Non sono le rondini a fare primavera, ma il cambio di guardaroba.

Ineluttabile come un’emozione.

Ciclico come una bicicletta.

Periodico come una tavola.

Stagionale come una pizza.

Dovrebbero dare un giorno di aspettativa per il cambio di guardaroba (da adesso c.d.g.).

Ci sono quelle che, poverine, lo fanno tra camera e cantina, con un enorme dispendio di energia. Ci sono quelle, fortunelle, con un armadio a due piani, che lo fanno col bastone, sopra sotto sopra sotto, come nei più classici rapporti sessuali.

Io lo faccio da una stanza ad un’altra. Meno di cinque metri. Moderata fatica (ma non per questo sono democristiana). Nondimeno.

Vestiti che non mi ricordavo di avere.

Vestiti che non trovo.

Vestiti che non mi entrano, ma potrebbero rientrarmi. Del resto non è detto che io non ritorni alla taglia che avevo a dodici anni.

Vestiti che non metterò mai, ma che potrebbero tornare di moda.

Vestiti che non metterò mai, ma hanno un sacco di ricordi. (Come potrei buttare degli shorts blu e bianchi che ho comprato a Cannes nella gita della maturità?)

Troppi vestiti.

Non è colpa mia. È lo Sciopping Compulsivo (che però è sempre più lungimirante della nutella compulsiva. Anche se, un dolcetto al termine dello sciopping ci sta come il cacio sui maccheroni, se io non fossi allergica al formaggio).

È quando una mattina ti svegli e pensi che non ha senso vestirsi se non hai un paio di pantaloni VERDE ACIDO. È quando devi festeggiare e ti fai un regalo. O quando sei triste e ti fai un regalo. O quando ti fanno un regalo.

Maglioni di lana che emigrano. Gonne in tweed che scappano dalle grucce. E le sciarpe (ma perché ho tutte queste sciarpe?). Almeno i cappottini filano in lavanderia di default.

Ma la FASE DESTRUENS finisce, anche se puzza terribilmente di Naftalina (e io non sono Eta Beta: non sopporto la naftalina. E neanche i surrogati della naftalina che puzzano di finta lavanda. Potrei firmare un accordo colle TARME: un maglione l’anno e mi lasciano in pace l’armadio).

È la FASE COSTRUENS.

Non ci stanno tutti, nell’armadio principale. Spingono, urlano, si spiegazzano. Si buttano per terra cercando di sporcarsi con le mie nuvole di polvere per avere una chance di fuga nella via verso la lavatrice.

E poi non vogliono ordinarsi cromaticamente: il blu mi si confonde col nero, quando è notorio che “se vuoi essere un cafone metti il nero col marrone, se vuoi esserlo di più, metti il nero con il blu. (Non per nulla la maglietta dell’inter e gli interisti).

L’arancione non vuole stare accanto al rosso perché perde in aggressività. E li a spiegargli che il rosso è suo padre.

E poi non vogliono seguire un ordine logico. I pantaloni si mescolano alle gonne, i vestiti da spiaggia con quelli da aperitivo.

E quando tutto sembra finito. Ancora: il cambio delle borse. Il cambio dei pigiami. Il recupero dei costumi.

E poi.

Le scarpe.
È mai possibile che ho 33 paia di scarpe attuali? Dove attuali vuol dire che non ho contato le scarpe ogni tempo (tipo le decoltè, le ballerine, e le scarpe da ginnastica), e non ho contato le scarpe che non metterò di sicuro e che stanno in uno scatolone apposta).

Ma la cosa più incredibile è che

Non ho neanche un paio di SANDALINI VERDI.

L’abito non fa il monaco,

Ma io sono CHIARA.