Archivio mensile:luglio 2006

torno a casa

sapete come trovarmi.

buon agosto,

c.

pistacChia

 

ho un nuovo secondo gusto preferito.

 

la storia dei miel gusti preferiti?

(dai dai dai dai raccontacela). vabbéne.

 

1. età minima:

cono fragola limone e pistacchio.

[Un gelato al limon, gelato al limon gelato al limon, sprofondati in fondo a una citta.
un gelato al limon e vero limon- ti piace? mentre un’altra estate passerà]

mi sembrava una cosa patriottica (up patriots to arm).

in realtà non mi piaceva. ma mi piaceva averlo addosso sui vestiti.

a volte scivolate estemporanee su gusti qualunque (ma che cono mangiava musil?) purchè colorati.

tipo puffo.

 

2. età media:

cono cioccolato e panna.

panna sopra e panna sotto.

[ Bambina ti voglio ti sento ti muovi, mi turbi mi arrendo:

Gelato al cioccolato, E’ dolce ma un po’ salato. Tu gelato al cioccolato. Un bacio al cioccolato, io te l’ho rubato]

fastidio fiscico per chi assumeva gusti tipo nocciola.

stracciatellamente piccolo borghesi e poco decisi.

 

3. età fino a poco fa:

cono fragola e cioccolato.

[rossetto e cioccolato che non mangiarli sarebbe un peccato. si fa così, si cuoce a fuoco lento, mescolando con sentimento: le calze nere, il latte bianco, e già si può vedere che piano sta montando…

cfr. anche fragole buone buone & merenda di fragole] 

 

4. età dall’altro ieri:

cono cioccolato e pistacchio

(il pistacchio non fosforescente, però: che poi divento troppo intelligente).

come ho potuto vivere tutti questi anni senza impistacchiarmi?

[devo trovare una canzone]

slurp slurp.

 

volver

sono tornata,

tonnata come un vitello.

non sono più s-bloGGata.


come hai fatto chiara? (voce fuori campo)

ho smesso di cercare un’antenna mac-compatibile che riconoscesse il ruter,

e ho comprato un cavo eternet lungo quindicimetri che passa dappertutto

un pò tela di penelope (cruz) un pò mollichine di pollicino e arriva qui.

è verde e mi fa anche effetto serpente, eva vs. eva.

chi fa da sè fa da sè, ma a volte funziona.

(l’altro l’altro ieri ho sognato che facevo Robba a letto con iumaturman,

bang bang)


sono davvero contenta.

tenta è troppo simpatica.


mi siete mancati un sacchissimo.


c.

Lettera ai Niños

si scrivono lettere a tutti gli ordini di figli, alcune vengono da penne jelluane e simpatiche, altre antipatiche e fallatiche,

anche io voglio scrivere una lettera ai miei figli figliaturi prima o poi,

e siccome non so come si chiamano, li apostrofo con i nomi che mi piacciono di più adesso:

Cari Giulia, Bianca, Alice, Marta, Tancredi, Manfredi, Andrea,

vi racconto questa storia dei mondiali del sei, perchè a me è toccato di sentire per anni e anni dei mondiali dell’ottantadue, ma io nell’ottandadue avevo ancora il ciuccio in bocca (e puzzavo ancora di serpente),

e quindi immagino che anche a voi toccherà di sentire dell’italia francia del sei anche se ancora state ballando il limbo su una nuvolina e fate piovere quando vi scappa la doppia pì.

i mondiali di calcio sono una cosa strana.

sono il recupero di una dimensione sportiva un pò più pulita, un pò più libera dalle leggi del (calcio)mercato, un pò più popolare e democratica della repubblica mondiale.

è la storia del gruppo che diventa squadra perchè è gruppo, e non perchè un signore può comprarsi i giocatori più forti.

è la versione cosmica delle partite borgata contro borgata, secondo piano contro terzo piano, pianerottolo contro pianerottolo.

è un sentimento di massa che si unisce e si emoziona.

perchè alla vostra mamma piace fare l’originale e l’anticonformista, a lei piace anche farlo apposta.

(li vedete tutti questi colori sulle pareti e sui vestiti?)

ma la vostra mamma si commuove sempre quando vede tanti personi uniti da un’emozione (la vostra mamma si emoziona alle processioni, ai concerti, ai cortei), almeno quando l’emozione è pulita.

e così i mondiali diventano cosa bella anche per gli esseri non propriamente calcistici.

e siccome la mamma non è snob, lei tifa italia.

anche l’italia è una storia strana.

(la vedete, no, quella forma stravagante che abbiamo appiccicato al muro, con i puntini colorati di tutti i posti che abbiamo visitato?)

è una squadra strana, con questi vestiti azzurri e bianchi come i vostri pigiamini della domenica.

ci sono queste faccette un pò buone, meno tamarre dei giocatori del campionato che il vostro papà guarda ogni tanto la domenica pomeriggio.

e ci sono tutte queste storie di finali di mondiali perdute: perchè l’arbitro è cattivo, perchè il golden gol non era bigiotteria,

perchè nino ha avuto paura di tirare un calcio di rigore (questa però è un’altra storia).

poi succede che si arriva all’ultima partita.

nell’immaginario mondiale i lacci delle scarpe italiane sono fatte di spaghetti,

e il portiere tanto Buffo si allena con le pizze.

non è una squadra favorita. favorita da cosa? favorita e basta.

e non è una squadra con un nome che ti fa paura solo a pronunciarlo.

forse perchè ci sono gatti, cose che finiscono in otta, pirli (che non si deve dire), grassi magri, canne, materassi.

o forse perchè è difficile partire contro il vento e dire che un giocatore è troppo bravo finchè è troppo bravo

(ma anche questa è una cosa singolare dell’animo umano che vi spiegherò).

succede che ci sono gli inni nazionali e un pò bisogna emozionarsi.

bisogna anche calarsi nel ruolo: la mamma si è messa una grande bandiera come top (ma sotto aveva una canottierina rossa, non vi preoccupate, la mamma è brava)

aveva davanti una grande insalatiera di pasta fredda, la birra, le patatine al formaggio e i cornetti algida

(anche le sigarette, ma questo non ve lo posso mica dire).

succede che la partita comincia e dopo poco pochino la francia che è la squadra avversaria fa gol.

(la francia sportivamente è sempre stata un pò antipatica, perchè ha vinto tante cose.

ma ricordatemi di parlarvi di bartali)

in realtà il signor materasso fa fallo di sgambetto mentre il signor zinedinzidan (che è un pò come la filastrocca della capra che canta sopra la panca) sta per tirare.

allora il signor arbitro, che a volte somiglia un pò al cervo (il papà di bambi)

dice che senza sgambetto ci sarebbe stato un gol forse forse. e allora fa decidere al dio della palla,

e assegna un rigore. sono lì davanti la filastrocca e il buffo, soli soletti. e la filastrocca fa un tiro strano

(a cucchiaio, ma fatevelo spiegare da papà), ed è gol.

tutti sono molto tristi e preoccupati (tutti quelli che tifano italia).

ma siccome il dio della palla vede e provvede, il materasso che aveva fatto fallo di sgambetto alla filastrocca,

riesce a fare gol, così è parità (egalitèèè, come dicono i francesi, ma questa è ancora un’altra storia. e anche la marsigliese è un’altra storia rispetto all’inno di mameli).

e cominciano minuti lunghissimi: alla mamma fanno male le gambe e si sente tutta sudata.

poi little tony fa un gol. ma il gol viene annullato perchè è fuori dal gioco.

(è una cosa misteriosa, il fuorigioco, come la polverina delle fate di peter pan).

poi succede una cosa molto brutta: il signor filastrocca si arrabbia col materasso.

forse perchè il materasso ha detto qualche cattiveria, ad esempio che il signor filastrocca è pelato come un pomodoro,

oppure che la mamma della filastrocca non lo lavava quando era piccolo.

sono cose che non si dicono. però il signor filastrocca esagera e anzichè rispondere con una cattiveria

(che in realtà non si fa neanche questo), gli dà una testata sullo sterno.

e il povero materasso cade per terra (ma non muore).

la filastrocca viene espulsa e sprofonda nel baratro degli spogliatoi.

ma la partita va avanti (l’unica differenza è che il commentatore non può più dire che le squadre hanno fair play)

noi siamo uno in più, ma non riusciamo a segnare. e così ci sono le sofferenze supplementari, altri trenta minuti. (la mamma non ce la fa più a correre).

e nessuno riesce a segnare, così si va ai rigori.

i rigori si fanno nello stesso posto, quindi in realtà non si va da nessuna parte.

però sono una cosa un pò mistica. è sempre uno che tira da solo e uno che para da solo.

non si sa chi ha più il cuore in gola, o le ginocchia nello stomaco.

e ai rigori, dove l’italia non vince mai….

tan tan tan….

il signor tre seghe (che un’altra volta proprio lui ci aveva fatto andare via) sbaglia.

e quindi la francia fa quattro punti piuttosto che cinque.

e invece l’italia, con tutti i suoi tatuaggi di nomi di mamme, di donne, di figli…

ne fa cinque su cinque.

e vince.

c’è una grande commozione celebrale, tutti si vogliono più bene (anche se nessuno vuole bene alla francia e alla mamma della filastrocca soprattutto),

e tutti vanno a fare confusione per la strada, tutta la notte.

(la confusione per la strada però si può fare solo quando si è grandi, perchè altrimenti arriva babbbau che si mangia le mamme e i loro bambini).

e questa è la storia.

la mamma vi ha comprato la gazzetta dello sport (che normalmente non si compra), apposta per voi.

l’ha comprata dal suo giornalaio preferito (quello che non tiene quotidiani di destra)
che è rimasto un pò stupito quando lei gli ha detto che la comprava per voi che ancora non c’eravate mica.

però quando parlava dei rigori, il signor giornalaio aveva gli occhi lucidi.

adesso che sapete la storia,

in questi mondiali nuovi che state guardando sputacchiando potete fare un sacco di citazioni e riferimenti,

che un pò c’eravate anche voi.

xxx

Alice ruba la Mela a Biancaneve e il mio Mac non va.

sono fuori dalla rete

e comunque se fossi un pesce spada userei la SPADA per uscire dalla rete,

e per fare un pò di guerra. (del resto l’amore è sempre sul filo del RASOIO.

a volte basta fare FIORETTO per risolverlo).

 

ma non è di questo che volevo POSTARE.

quindi non suonerò due volte ed eviterò di imbucarmi.

(del resto perchè dovrei imbucarmi, io? sono forse una lettera sgradita?

chi non vuole essere mio ospite?

ma se ospite è chi ospita, perchè amore è chi è amato?

anche se chi è amato è ostile?)

 

ma non è di questo che volevo postare.

quindi l’ho già detto due volte e mi sono ufficialmente imbucata.

ormai tutti mi hanno vista. e sono contenti di vedermi.

o hanno una pistola in tasca? tanto io ho la spada.

diceva Lui che ci vuole molto più coraggio a automorire morire di coltello che di pistola,

qualcosa che ha qualcosa che ha qualcosa che ha qualcosa a che vedere

con le ultime lettere di jacopo e con i dolori del giovane werther.

(bang bang, diceva dalida:

bang bang, di colpo lei, bang bang, lei si voltò, bang bang, lei mi baciò,bang bang, e a terra mi lasciò).

 

ma non è di questo che volevo postare.

quindi l’ho già detto tre volte e mi sono ufficialmente imbucata.

per fortuna ho portato una bottiglia di vino.

se qualcuno mi imBrocca so cosa versare.

 

non ne esco più da questa estemporaneità se non ne esco. quindi ne esco.

(così imparate a non invitarmi).

è che sono fuori dalla rete, cioè dal ueb. un pochino.

 

abbiamo messo l’adsl nella privata dimora.

ma non c’è il router che mandi un segnale al mio Mac (chiavellico).

il mio Mac non va d’accordo con alice.

il mio Mac in realtà non va d’accordo con nessuno.

soprattutto con i PC.

Lui li trova troppo schierati con il partito comunista (e la storia del monopolio windows è solo una copertura).

Lui è radicale, invece: la mela nel pugno.

Il mio Mac non va d’accordo con alice.

Forse perchè alice tutto questo non lo sa.

Forse non lo sa perchè sta tutto il giorno a bere il uischi che si fa distillando i fiori.

Però è una meraviglia lo stesso.

 

C.

c’è rete e rete

la palla è rotonda
è un pensiero lapalissiano o è una metafora,
anzi una mezza-fora (e l’altra mezza è dentro)
della vita che è tonda
(che ci vuoi fare,
“L´inevitabile non accade mai, l´inatteso sempre”, dice Keynes John Maynard)
dell’amore che è tondo
(che ci vuoi fare, basta a se stesso, ma è pronto a scivolare o a esplodere,
infatti anche l’anguria che è frutto patriottico è tonda)
dell’umore che è tondo
(che ci vuoi fare, la donna è mobile).
 
il pescespada no, però.
e nell’attesa dell’evento semiapocalittico di stasera
(stasera che sera, e che sarà, che sarà? svegliati e primavera)
c’è rete e rete
(e c’è anche rita botto che ha cantato questa canzone qua)
 

 

Lu pisci spada   
(D. Modugno)
 
Chist’è ’na storia
d’un pisci spada
storia d’amuri….
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
pigghia la fiocina accidilu accidilu accidilu ahh…
te pigghiaru ’a la fimminedda drittu drittu ’ntra lu cori
e chiancìa di duluri ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la varca la strascinava e lu sangu ni curria
e lu masculu chiancìa ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e lu masculu parìa ’mpazzutu
mi dicia bedda mia nun chiancìri
bedda nun chiancìri
dimmi tia c’haju a fari…..?
Rispunnia la fimminedda
ccu nnu filu e filu ’i vuci
scappa scappa amuri miu
’ca sinò t’accidunu…
No no no no no amuri miu
si tu mori vogghiu murìri ’nzemi a tia
si tu mori amuri miu vogghiu murìri….
Ccu nu saltu si truvàu ccu issa
’ncucchiu ’ncucchiu cori a cori
e accussì finìu l’amuri
di du’ pisci sfurtunati….
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
c’è puru lu masculu
pigghia la fiocina accidilu accidilu ahhh…
Chist’è ’na storia
d’un pisci spada
storia d’amuri.
 
 
tra-duzione (da napoli in su)
Il pescespada 
Questa è la storia –d’un pesce spadastoria d’amore…
Dai dai è lì, I’ho visto, l’ho visto… – prendi la fiocina, uccidilo uccidilo uccidilo ahh…
hanno colpito la tua femmina dritto dritto in mezzo al cuore
e piangeva di dolore ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la barca la trascinava ed il sangue si spargeva
ed il maschio piangeva ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
ed il maschio pareva impazzito
diceva: “bella mia non piangere, – bella mia non piangere, –dimmi piuttosto cosa devo fare…?”
Rispondeva la femmina –con un filo e filo di voce:
“scappa scappa amore mio –perché altrimenti ti uccidono…”
“Non no no no no amore mio – se tu muori voglio morire assieme a te
se tu muori amore mio voglio morire…”
Con un salto si trovò abbracciato cuore a cuore vicino ad essa
e così ebbe fine l’amore – di due pesci sfortunati… –    
Dai dai è lì, l’ho visto l’ho visto – c’è pure il maschio –prendi la fiocina, uccidilo uccidilo uccidilo ahh…
Questa è la storia – d’un pesce spada – storia d’amore…