Pensiero buk: I giardini di Kensington, Fresàn Rodrigo, Milano, 2006.

“Comincia con un bambino che non è mai stato adulto e finisce con un adulto che non è mai stato bambino.
Una cosa del genere.
o meglio: comincia con un suicidio adulto e una morte bambina, e finisce con una morte bambina e un suicidio adulto.
O con molte morti e molti suicidi a età variabili.
Non ne sono sicuro. Non importa”.

Questo libro mi piace perchè è scritto come io (ogni tanto) scrivo.
Questo libro mi piace perchè è scritto come io (sempre) penso (non cosa, ma come).
Questo libro mi piace perchè a pagina due già sentivo la tristezza per quando sarebbe finito
(vivaddddio è successo a pagina quattrocentotrentotto).
Questo libro è di quelli che mi porterei sulla famosa isola deserta. O sulla torre. O sull’astronave. A ritorno al futuro diciotto. O a jurassic park.

Questo libro mi piace perchè parla di PETER PAN.
E’ una biografia non autorizzata di BARRIE, il papà di pietro pane, infatti.
PETER HOOK è il parlatore e il parlAttore del libro. E’ autore di romanzi per ragazzi che hanno come protagonista un bambino che viaggia nel tempo (JIM YANG). Nel libro, racconta a un bambino la vita di Barrie.
Ma le quattro storie si intrecciano o si incartano o si avvolgono:
Peter Hook autoracconta la sua vita di scrittore sentimentalmente formato nella londra swing-anante degli anni sessanta (e saltellano fuori il cubo di kubrick, twiggy, dylan bob, i beatles);
allo stesso tempo racconta la vita di Barrie nella londra vittoriana di fine ottocento.
Racconta di Peter Pan che, si sa, è il bambino che non vuole diventare grande,
e insieme e viceversa racconta di Jim Yang (il suo protagonista) che scorribanda nel tempo, è bloccato nei libri e finisce col non crescere mai, suo malgrado.

In ogni caso, sono sorie della resistenza anarchica e disperata, passionale e apocalittica al primo ordine:
quello del tempo.
E’ un romanzo Gotico – Pop, se solo sapessi esattamente quello che vuol dire.
Meglio, è un romanzo Gotico – Punk.
E’ un frullato di borges e joyce con i sex pistols vestiti optical.

Questo libro mi piace così tanto che alle prime dieci telefonate ne regalo una copia autografata.
Da me.
Per tutti gli altri, al solito ricopioeincollo.
Le parte con le orecchiette segnate perchè mi piaceva la pagina sono tante. Più che un libro sembra un elefante. O un bambino con gli orecchioni.

Adesso apro tre volte random. Che poi è lo stesso metodo scientifico col quale alla feltrinelli scelgo qualsiasi libro. Cartesio apprezzerebbe.

“Mi sono sempre piaciute le biciclette. Quella strana aria da invenzione semplice e, al tempo stesso, sofisticata. La bicicletta è una macchina di metallo e carne; trazione umana e velocità di cromo. La bicicletta e l’uomo costituiscono una delle associazioni più giuste e democratiche che siano mai state formate. Non dirò nulla delle sottospecie degenerate, salvo le motociclette che sono biciclette de facto e le cyclette sono biciclette frigide e i tricicli sono biciclette nane e i monopattini, beh, esiste forse qualcosa di più idiota di un monopattino?”

***

“L’infanzia è un’invenzione degli adulti. L’infanzia può essere apprezzata solo in età matura, così come tutti i libri per l’infanzia, i quali altro non sono che esercizi più o meno disperati della nostalgia e della vendetta. A proposito, sarebbe bello fabbricare tutta una serie di scrittori bambini, che scrivono classici per l’infanzia fra i 5 e i 6 anni di età. Pagine autentiche e non falsificate; storie che ci raccontino, dal tempo esatto e dallo spazio giusto, la sensazione precisa dei fine settimana, l’epifania dei compleanni, il terrore per la caduta dei denti di latte o per aver bagnato il letto al buio, il dolore epico delle prime ferite, la differenza inconciliabile fra quelle due dimensioni che sono l’inverno e l’estate”.

***

“Così Barrie, mio padre ed io camminiamo per gli stessi luoghi, uniti per sempre in un continuum nel quale possono ritrovarsi vittoriani, rocker e millenaristi riuniti sotto uno stesso sole a recitare la solita solfa:
“Era il periodo più bello, era il periodo più brutto, era l’età della saggezza, era l’età della stupidità, era il momento di credere, era il momento dell’incredulità, era la stagione della Luce, era la stagione dell’Ombra, era una primavera di speranza, era un inverno di disperazione, avevamo tutto davanti a noi, non avevamo niente dietro di noi, andavamo dritti in Paradiso, andavamo da tutt’altra parte…”
In qualsiasi momento, allora, ora e per sempre, siamo tutti LOST BOYS, bambini perduti che possono ritrovarsi soltanto nei sentieri serpeggianti dei Giardini di Kensington.
Andiamoci.”

3 thoughts on “Pensiero buk: I giardini di Kensington, Fresàn Rodrigo, Milano, 2006.

  1. giadg33 ha detto:

    me lo impresti, quando ci vedremo?

  2. archiaudaci ha detto:

    malamente.
    se te lo impresto poi mi alteri le orecchiette alla barese.
    facciamo che te lo imregalo,
    libbbraro permettendo.
    c.

  3. davidlog ha detto:

    pure io ne voglio una copiaaa!!!
    melo imcopi per e-mail? Solo 400pagginette!

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