Archivio mensile:luglio 2007

outing. torno a settembre.

io mi rileggo per sapere come sto.
ultimamente mi rileggevo e vedevo che non stavo troppo bene. (gli imperfetti lo dimostrano).
cosa fu?
le contingenze?
le contingenze dell’amore o le contingenze dell’umore?
l’estrinseco o l’intrinseco? l’immanente o il trascendente?

non sappiamo.
sappiamo che all’incirca dall’undici al quindici luglio duemilasette sono crollata e sono tracollata.
e non è stato più quel motivo o quell’altro.
il libro e l’università e l’amore e quelli che mi mancano.
no no no no no.

è stato che ho cominciato a piangere e non ho smesso per 5 giorni.
è stato che era tutto buio.
e che anche quando era buio davvero non riuscivo a dormire.
è stato che mi sentivo persa e mi sentivo sola.
è stato che mi sentivo che non sarei più stata felice.
è stato che non pensavo più che sono fortunata anzi fortunatissima.
è stato che non credevo più alla happy end.
è stato che ho fatto pensieri lontani da me,
è stato che più che mi allontanavo da me, più mi allontanavo da me.
è stato che più perdevo il controllo, più perdevo il controllo.
è stato che non mi piacevo più. ma davvero più.
è stato che mi facevo tenerezza da sola, ma mi vergognavo anche.
è stato che plutone aveva vinto, e io non ero stata pronta e brava.
è stato che mi svegliavo piangendo, e se fossi riuscita a dormire mi sarei addormentata piangendo.
ma non dormivo, piangevo e basta.

non lo so se questi cinque giorni bastano a classificarmi in qualche modo patologico o psicolabile. (bisognerebbe chiederlo a zarrillo michele).
forse qualcuno si soffermerebbe sui fattori scatenanti e direbbe che sono sufficienti e non sono matta, o almeno matta in senso matto.

però domenica pomeriggio, all’improvviso, ho smesso di piangere.
e tutto è tornato luminoso e lucido.
sarebbe stato bello girarci un libro, su quella scena.

forse sono stati i saldi, a farmi guarire.
forse sono stati i concerti sui quali mi sono catafiondata
(mario biondi e franco battiato e francesco de gregori e il firenze wave e ginevra de marco che ha cantato la malarazza al piazzale).
forse è stato harry potter film numero cinque, che fa l’Expecto patronum, un incantesimo per combattere i Dissennatori, esseri che risucchiano la felicità altrui, e lo fa evocando un pensiero particolarmente felice.
forse è stata claudia, che mi ha fatto un whisky distillando fiori.
forse è stato l’Amore, che resta sveglio anche se è tardi e piove.

Adesso mi sono chiarizzata.
Ho un poco di paura di avere di nuovo paura.
Ma so che non succederà più.
Perchè non c’è più tempo per avere paura e per piangere,
è solo tempo di turbinio e voglia.
alla fiera delle banalità dicono che la vita è una e corre, che c’è una specie di diritto ad una specie di felicità.
alla fiera delle banalità ho comprato un numero della lotteria, e sarà quello giusto.

Adesso voglio solo ridere nuotare leggere e dormire.
E appena sarò più sicura di non avere ricadute (che dice siano peggio) approfittero di questa luce per fare un po’ di ordine.

Così domani all’alba parto.
Ci saranno altre puntate, prima o poi.

Intanto torno a settembre, come ebbe a dire celentano adriano (riscoperto dal buon borzì)
che qui copioincollo,
piccolo cadò (ma senza farsi male).

un caro saluto.

“Io nell’amore faccio due cose spengo la luce e amo le rose
e se ti lascio aspettami sempre
male che vada torno a settembre
Perché chi ama non fugge mai
in fondo all’anima mi troverai
morire o vivere io son così
prima ti lascio po’ dico, sì.
Settembre va con le mie scuse
ma la mia vita è amare le rose
e se ti lascio aspettami sempre
male che vada torno a settembre.
Morire o vivere io son così prima ti lascio po’ dico, sì.
E’ quasi l’alba chiudi la porta
non arrossire
e se mi lasci aspetterò sempre
male che vada torni a settembre”.

scary world theory.

ci sono tre modi per vedere le insegne dei bar sfuocate in una tiepida sera di mezza estate.
il primo è essere miopi. che ha la sua utilità, specie perchè cuore non duole.
il secondo è essere lontani. che si riallaccia alla miopia, laddove lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.
(quando non si tratta del brillare naturale dei miei occhi).
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.

visto che non sapete chi sono,
nè forse lo so io, a dispetto di socrate e dell’oracolo di delfi, Γνωθι Σαυτόν,
potete fare finta che io sia una digeiessa,
con la voce eroticamente bassa,
per le sigarette o perchè ieri ho urlato tutta la notte contro un microfono,
o perchè ho gridato dentro,
comunque i nodi alla gola hanno una ragione che la ragione non conosce.

fate finta che da una radio di provincia del sud,
mantenuta al più da improbabili pubblicità di materassi di lattice,
sintesi senza dialettica di una morbidurezza utopica,

fate finta che dai miei 122 femmina fm
balbetti e gorgeggi insensatezze senza troppi aggettivi
e metta questa
SCARY WORLD THEORY, dei Lali Puna,
accidentale colonna sonora delle Conseguenze dell’amore
e accidentalmente drummembasso la citazione:
“Sedermi a questo bancone è forse la cosa più pericolosa che abbia fatto in tutta la mia vita”.

fate finta.
anche io faccio finta, che in una visione escatologica, andrà tutto bene,
o almeno andrà dove deve andare.

e copioincolloleggo la lyric,
con particolare riguardo ai cookie monster afffianco del mio letto:

“I’ve never said you’ll have to
be afraid
of the cookie monster
beside your bed

It’s not the real
The real one’s in your head
Beyond control
The true one cuts you dead

It’s a real fight
It’s a war

When destruction takes over
There is no escape
Every shot on target
Perpetrator knows how to strike”

Chiaracaibo.

maracaibo, mare forza nove, fuggire si ma dove? zà zà.

sono stata una settimana una in sicilandia.
anzi, come si dice dalle nostre parti, sfidando rotazione, rivoluzione terrestre e forza di gravità, sono scesa.

ho dormito per la prima volta nel mio nuovo bilocale.
avere di nuovo una casa nel posto che si sente come casa,
è come riuscire a incollare tutti i pezzi di un guscio,
lasciare una piccola porta e impulcinarsi di nuovo.

ho fatto il bagno sotto la luna.
mi sono annerita con i raggi uva,
e mi sono ubriacata di succhi di uva.
ho ricominciato a parlare come yoda. tornata sono. chiara sono. bella sono.

tra gli altri (…),
sono stata avvicinata da un diciottenne che quasi quasi quasi potrebbe essere mio figlio,
da un matto di paese che sforna settecento chili di pane al giorno e che piacerebbe a de andrè fabrizio,
da un poliziotto border line che ama mettersi in malattia per non lavorare.

ho fatto le cinque. e cinque dieci. e cinque quindici.
mi sono commossa di panelle.
ho ballato maracaibo davanti alle saline.

e ho fatto la più bella danza del cuore.
la cuginanza è una danza, che silvestri daniele non ha capito abbastanza.
perchè io sono figlia unica,
ma ho un parterre di cugine che neanche in una sagRa di tolkien.
le mie cugine assortite sono venute a prendermi a palermo con un cartello con su scritto cugina chiara.
cugina giorgia è mia sorella:
ed è talmente pulita e solare,
che quando canto con lei le canzoni anni sessanta in macchina vagando per spiaggie e cornetti, faccio un control alt canc che mi riavvia alla felicità.

Dice Gaetano Savatteri, nei Siciliani,
che ci si accorge di essere siciliani solo quando si esce dall’isola (CU NESCI, ARRINESCI).
E i siciliani sono di scoglio o di mare aperto.
Di scoglio sono quelli che, una volta lasciata l’isola, già al secondo giorno hanno una crisi e il terzo giorno decidono di tornare.
Di mare aperto sono “quelli che fanno della loro sicilitudine una specie di patrimonio personale e lo utilizzano per vivere una vita diversa.
In Sicilia ci tornano perchè sta loro nel cuore, ma comunque scelgono di proiettarsi su un altro orizzonte”.

dice che io sono una siciliana di mare aperto.

Dio, o quantomeno Nettuno solo sa quanto, in questo attimo,
io vorrei essere una cozza.