Delle margherite gialle (e delle bandiere rosse)


















Nel mio immaginario (individuale e, già che è il mio, anche collettivo), il primo maggio si fanno le scampagnate mettendo le margherite tra il vetro e il tergicristallo della macchina.
Oppure si scende in piazza, perché se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorare.
Nel mio immaginario (che è peraltro l’immaginario di chi ha letto “I love shopping” e financo “Il diavolo veste Prada”) di sicuro il primo maggio non si fa shopping.

E – al di là del dibattito politico e mediatico, di chi ha detto cosa e come primaduranteodopo – mi dà fastidio emotivo e fisico il fatto che a Firenze il primo maggio i negozi saranno aperti.

Perché la possibilità data ai negozianti si traduce fatalmente in una scelta fatta dalla più parte dei titolari degli esercizi commerciali (per aumentare i profitti o almeno per non perdere fette di mercato).

Il commesso, peró, non è nelle condizioni di dire no al proprio datore di lavoro.
Il pacchetto lavoro dipendente non comprende in sé gli strumenti per fronteggiare la disparità socio-economica rispetto al datore di lavoro.
Ed è per garantire il lavoratore dalle scelte datoriali, per dargli la forza di dire no, che esiste il diritto. E dove il diritto non può arrivare, può arrivare  la politica.
Vietare l’apertura dei negozi il primo maggio avrebbe consentito ai commessi di festificare la festa, di sventolare bandiere o di raccogliere margherite.
E non raccontatevi che l’apertura straordinaria avrebbe indotto i titolari dei negozi a utilizzare forza lavoro extra: a quale lavoratore unO (maggio) tantum si affidano le chiavi del negozio (e senza che questi conosca il sistema della cassa o la disposizione della merce).
E non raccontatevi che serve al turismo: i turisti possono stare un giorno a girare per monumenti e rinviare le compere a un altro momento.
E, soprattutto, non prendetevela con i sindacati (che a volte sono antipatici anche a me). Tenere i negozi aperti non nuoce ai sindacati, ma ai lavoratori.

Come tutti i lavoratori, anche i commessi hanno il diritto di riposare, soprattutto nel più rosso dei giorni rossi del calendario.

È una questione di principio?
Si.
Ma le questioni di principio sono (lo dice anche la parola) le prime che devono essere risolte.
Secondo i punti di vista e, sperabilmente, dicendo e facendo “qualcosa di sinistra”.

E se il rosso della sinistra tende a sbiadire nel rosa antico,
non ci si può stupire se poi i lavoratori cominciano a sventolare bandiere azzurre.

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