Archivio mensile:Maggio 2013

ultimo chimoletro

sembra che il folto pubblico dei miei fedeli lettori….
(scherzo, non ho un folto pubblico e comunque se avessi dei lettori non li vorrei fedeli, piuttosto leali, e così anche gli amici e così anche gli amanti – il plurale è di stile)

…sembra che i miei occasionali lettori abbiano apprezzato le mie riflessioni sull’ultimo biscotto come farinacea metafora delle occasioni che passano, che scivolano dalle mani come le ceneri di Mitch sparse da Drew in Elizabethtown.

ebbene, mi sbagliavo. vi ho fuorviato e ho fuorviato me stessa in un mood nostalgico apparentemente consolante come può consolare una petite madeleine, senza considerare però che anche le madeleine allappano. e anche un ricordo può restare appiccicato al palato e allora cosa fare: lasciarlo lì, nell’incapacità di staccare quella dolcezza fastidiosa. oppure berci su qualcosa, o spingerlo con la lingua, inghiottirlo, tenerlo dentro, metabolizzarlo, trattenere il buono lasciando andare le scorie (e qui mi arresto).

e solo questo volevo dire. mentre fuori piove anche siamo in  primavera inoltrata e tutti fanno battute sul fatto che è ancora inverno, mentre dovrei correggere una paccata di compiti di diritto amministrativo, mentre non riesco a smettere di ascoltare antony and the johnsons domandandomi chi siano questi johnsons.

questo. che la vita non è fatta solo di ultimi biscotti e neanche di penultimi biscotti.

ma anche di ultime miglia. di ultimi km. di ultimi cento metri.

di ultimi spazi in cui siamo fatti per provare tutto per tutto, tutto al quadrato e poi succeda quello che succeda.

forse c’è un ormone apposito.

forse è un qualche velo lacrimoso sugli occhi.

forse è solo la capacità di sperare. o di sognare. o di illudersi.

forse è l’emisfero quello sinistro, della irrazionalità. o è il destro?

dove si trova la forza di correre gli ultimi km di una maratona. o di una mezzamaratona. o di una 10 km non competitiva. o di quello che è.

di alzarsi dieci volte a notte fonda per dare aiuto a chi ne ha bisogno.

di asciugarsi gli occhi o di mordersi la lingua per fare finta cha vada tutto bene e andare avanti. sapendo che spesso  è impossibile fare finta di niente, ma si può andare avanti lo stesso.

di chiedere scusa quando davvero si vuole chiedere scusa, oppure quando si è disposti a tutto per fare pace.

di annaffiare una pianta stanca.

di spingere per fare uscire questo bambino. di volere a tutti i costi un bambino anche se è tutto molto complicato.

di provare e riprovare e di non sentirsi della caccole appiccicose solo perché a volte ci identifichiamo con le nostre emozioni e non sempre sono emozioni equilibrate.

ci sono tantissimi ultimi km, anche quando sembra tutto fermo, e anche quando i biscotti sono finiti.

e c’è sempre un buon motivo per correre.

questo volevo dire.

 

ps. “Nessun vero fiasco è mai derivato dalla mera ricerca del minimo indispensabile. Il motto delle Forze Speciali dell’Aeronautica Britannica è “Chi osa, vince”. Un piccolo germoglio di vite è in grado di crescere anche nel cemento. Il salmone del Nord-Ovest del Pacifico è pronto perfino a morire per la sua ricerca, viaggiando centinaia di miglia, controcorrente, con un unico scopo: il sesso naturalmente. Ma anche… la vita”. (Drew)