Archivio mensile:ottobre 2016

straziami, ma di spotify saziami. anzi, spotifizzami, ma di baci saziami.

scusate se ritorno sul tema.

(sul tema in realtà non mi ero ancora soffermata, se non tra me e me. ma siccome non posso ignorare di avere già parlato con me stessa, è pur sempre un ritorno).

il tema è costituito dalle cinque ragioni per cui tra una donna e spotify può esistere una relazione assolutamente perfetta.

eccole.

uno. spotify non dice che sono bipolare solo perché nelle ultime ricerche si sono alternati shostakovich, wilco, domenicomodugno, bjork, kung e il quartettocetra di nellavecchiafattoria (ia-ia-o).

due. spotify non dice che sono ossessiva compulsiva perché quando mi piace una canzone la ascolto un numero di volte che va da uno a n.

tre. spotify non dice che sono disordinata perché le mie playing list sono una miscellanea di canzoni (apparentemente scollegate).

quattro. spotify non dice che sono infantile solo perché le mie playing list continuano a chiamarsi “breve eterogenesi dell’udito” seguito dal numero dell’anno (o della stagione, o del motivo scatenante), come facevo in origine con le musicassette, poi coi ciddì, poi con le cartelle di mp3 sul mac. vedi punto tre.

cinque. spotify non mi fa sentire ignorante se non conosco una canzone fondamentale e non mi fa sentire truzza se cerco una tamarrata che ho sentito alla radio.

sei. spotify sa cosa mi piace. mi fa trovare una playing list assolutamente disorganica ogni mattina e il meglio del meglio ogni lunedì. si ricorda cosa ho ascoltato e non mette mai (dico mai) cose che non mi piacciono. ieri mi ha mescolato la vie en rose nella versione di iggy pop, le beatitudini di vladimir martynov (che era un metamessaggio) e la rappresentante di lista della rappresentante di lista. assolutamente perfetto.

ah. avevo detto cinque e invece sono sei?

spotify non mi rompe le scatole se cambio programma.

conclusione: spotify mi conosce come e meglio di un amante.

devo solo capire se è baciabile.