Archivio mensile:Maggio 2018

(Senza) perdere lo smalto

Fare una cosa dopo tanto tempo dall’ultima (sottinteso volta che essa stessa medesima cosa è stata fatta) può essere complesso.

È una nemesi, un cytomegalovirus, una diaspora, una peronospera che toglie tutta magia della cosa che che si sta facendo.

Tipo. Chiami una persona che non senti dai mondiali dell’84, e lui/lei/l’altro, anzichè essere contenta della telefonata, prima ti cazzìa perchè i mondiali in effetti occorrevano nel 1986 e poi si rammarica perché non ti sei fatta sentire per tutto questo tempo. E la gioia del risentirsi? Alle ortiche (o ai porci, a seconda del regime alimentare di riferimento).

Tipo II. Ricominci a correre dopo un anno, e anzichè pensare cavolo che bello l’acido lattico (l’acido l’attico. il basico sotterraneo) i rumore dei passi il fiatone i semafori rossi bontà loro gli autobus fermi col motore acceso che puzza le guance rosse post orgasmic chill degli skunk anansie eccetera eccetera eccetera, pensi epperò se non avessi smesso adesso sarei più veloce. E l’endorfina? Alle ortiche come sopra.

Ma abbiamo tempo per tutto questo?

(domanda retorica. risposta ovvia. lascio un rigo giusto per la suspance).

No.

E quindi, adesso che ho aperto questa pagina e non scrivevo da un anno è più, decisamente non ho né tempo né voglia di domandarmi perché non l’ho aperta prima, perché lo sto facendo adesso e – soprattutto – se ho davvero qualcosa di molto grazioso da scrivere. Sarà l’effetto Gep Gambardella con alcuni (ma molti moltissimi) lustri di anticipo.

E così, di punto in bianco (a parte il prologo), sintetizzo solo un preziosissimo insegnamento che ho tratto dalla mia più recente e densissima vita interiore.

(Che poi se essa vita interiore si acquietasse un momento e lasciasse passare così sottobanco almeno una emozione ogni tanto, anche una di quelle minuscole che appunto non darebbero noia a nessuno, tutto scorrerebbe più liscio e senza particelle di sodio. E invece no, ma andiamo oltre).

Esso preziosissimo insegnamento si condensa in una metafora.

Lo smalto (per le unghie) come metafora esistenziale.

Ed essa metafora esistenziale si articola in alcuni sub pensieri, ovviamente contraddittori.

Pensiero n. 1
I rapporti interpersonali sono come lo smalto.
A un certo punto, puoi provare ad agitarlo, a capovolgerlo, a prenderlo in giro con l’acetone o con le apposite gocce di diluente.
Però, se si è seccato dentro la boccetta,
a un certo punto bisogna prenderne atto e buttarlo nel bidone.

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Pensiero n. 2
Le cose importanti della vita (quelle che non sono cose, come dicono i graffitari) sono come lo smalto.
Devi mettere la base, poi esso smalto medesimo, poi il top coat.
Ma, soprattutto, devi dargli il tempo di asciugare senza fretta.
E, finché non asciuga, non si deve fare niente di niente: non toccare il telefono, non mangiare, non tentare di massimizzare il tempo.
Perché ci vuole il tempo che ci vuole (come direbbe anche il muratore di peppa pig).

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Pensiero n. 3
Le cose che piacciono sono come lo smalto. Bisogna cercare il colore giusto, la bottiglia giusta, la consistenza giusta. Se si sbaglia si prende l’acetone e si ricomincia.

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Pensiero n. 4
Molte cose della vita della vita valgono quattordici lettere in quanto sopravvalutate, come lo smalto. E infatti lo smalto semipermanente è inutile e triste come la birra senza alcool (come ebbe a dire Frusciante) ma ci sono un sacco di mani felici che fanno cose felici tenendosi lo smalto sbeccato e asimmetrico. Amen.

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Pensiero n. 5. The last.
(metafora sintetica, perniciosamente allusiva, dettata dai fumi dell’alcool, e facente affidamento sulla tarda ora)
Lo smalto è come la vita intera.
Tutta una questione di pennello.

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Pensiero n. 6. (Sorpresa) Metafora della metafora.
Lo smalto è come il vodka martini.
Agitiamoci ma non mescoliamoci.