small talks

“Small talk is an informal type of discourse that does not cover any functional topics of conversation or any transactions that need to be addressed. Small talk is conversation for its own sake” – da wikipedia (lo so: il copyright, le donazioni, le autodiagnosi, dove sta la verità e soprattutto a chi interessa)

***
al quinto giorno su questo lungosabbia,
sono arrivata alla conclusione di essere sociopatica.

posso parlare:

dei mostri a forma di biscotto che escono da sotto il letto la notte;

di come il punk sia la domanda;

di come il sesso sia la risposta sia pure non sempre pertinente;

di elenchi di cose di quattordici lettere cioè sopravvalutate,

del mondo che va a rotoli e speriamo almeno che sia un rotolone regina così c’è speranza che non finisca prima che la cacca vada dappertutto;

dei famosi atti di gentilezza a casaccio;

della bellezza che doveva salvare il mondo;

di cosa salverà noi, se abbiamo bisogno di essere salvati e poi chi salverà il salvatore;

di gruppi non omogenei di cose che aleggiano in quelle massime di saggezza che circolano, circolano dappertutto e nessuno più sa chi li ha scritte, forse si sono scritte da sole come la prima cellula del mondo che si è fatta una grande sega e però sono arrivate lo stesso tutte le altre, e quindi liste di argomenti di cui parlare: gli atomi, gli alieni, le galassie tutte, Marte soprattutto che non è una stella; la vita dopo la morte, la morte dopo la vita, la vita dopo la vita e allora ci vuole anche la morte dopo la morte che fa molto per chi suona la campana (ansia); il sesso lo avevamo già detto; tutte le bugie che abbiamo detto; i miei odori preferiti (anche i tuoi, eh); quando eravamo piccoli e quanto siamo rimasti piccoli; cosa ci tiene svegli la notte; la paura; l’insicurezza; le dipendenze; le vigne le palme e i parassiti.

Posso anche parlare di questa cosa che ci sono persone che a quanto pare vampirizzano altre persone e non c’è soluzione se non scappare e non farsi incantare da Twilight.

E pure di quello che ci piace bere e mangiare, soprattutto se c’e un po’ di frutta secca dentro, basta che non mi fai vedere le foto o se proprio devi, che il piatto sia mezzo vuoto o mezzo pieno.

Eppure, nonostante queste infinite possibilità, le small talks arrivano puntuali periodiche perpetue e non basta nascondersi dietro gli occhiali da sole.

Da quante ore sono qui adesso e anzichè collezionare conchiglie sto collezionando sequele (ho sempre voluto dire sequele, mi sarebbe piaciuto di più scrivere pompino, ma non era pertinente) di domande brevi e inutili che si susseguono senza che ci sia il tempo di una risposta. E più che il tempo, l’interesse.

L’unica salvezza è la supercazzola.

COME STAI? – così perché alla fine sto leggendo Controvita di Roth, con queste  persone che rischiano la vita per modificare destini apparentemente irreversibili, ma il realismo mi mette ansia, non mi piace eppure ci ricasco sempre. Però vorrei comprare un cocker fulvo. Credo che mi piacerebbe avere qualcuno che scodinzoli intorno a me tutto il giorno.

CHE FAI? – trovo francamente intollerabile che a volte i rubinetti siano montati al contrario e dal blu esce acqua calda e dal rosso acqua fredda. Forse sono progettati per essere utilizzati nell’emisfero australe?

COME SONO GRANDI I TUOI FIGLI/TI ASSOMIGLIANO/IN CHE CLASSE VANNO – qui veramente dò il meglio di me. Sono alti si, l’idraulico era altissimo. Assomigliano a me per il resto si, a parte che T. ha il pisello e io no, ma l’idraulico si. Grazie al cazzo. In effetti le parolacce sono tornate di moda, uno me lo diceva sempre “chiara non bisogna avere paura delle parole”. Si certo i bambini, devono sapere che le parolacce esistono per non ripeterle, i miei hanno il permesso di usarle a sedici anni oppure quando riportano un discorso con le parole esatte. È diritto di cronaca. Non vanno a scuola perché preferisco non siano omologati: abbiamo un precettore colombiano, ex spacciatore ma si sta inserendo.

QUANDO SEI ARRIVATA/QUANDO PARTI/CHE PROGRAMMI HAI: arrivata stamattina parto stasera: breve ma intenso, bisogna andare via quando partire è doloroso, è l’unico modo di sopravvivere alla noia, che possiamo fare. Progetti per il futuro: sottovalutare le conseguenze dell’amore, altrimenti siamo fottuti.

MA COME SEI SIMPATICA CHE TI LEGGO SU FACEBOOK PERCHE’ NON SCRIVI UN LIBRO – non posso soffro di deficit di attenzione attivo e passivo poi te lo spiego, mi vengono bene solo le liste e gli elenchi, il mio sogno infatti è scrivere liste della spesa da regalare a chi sta entrando in un supermercato e poi raccogliere le firme contro le small talks.

COSA SONO LE SMALL TALKS – una forma di dermatite atipica. Ci vediamo, sono un po’ sociopatica ma chiamami per piacere che ti penso moltissimo e magari prendiamo un caffè uno di questi giorni così ci aggiorniamo su tutto quello che stiamo facendo in questo periodo.

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