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allineamenti

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che si nasce fuori dalle righe.

poi la vita allinea tutto, rassicurante, ordinata, prevedibile come la grafica di un libro.

giustificata.


 

      per avere un guizzo

di libero arbitrio,

         un apostrofo anarchico

          tra le parole vado a capo,

     un impulso fu’turista

       senza perdere la libertà,

 

restiamo pagine giustificate

ma, almeno, giustifichiamo a sinistra.

 

 

 

Delle margherite gialle (e delle bandiere rosse)


















Nel mio immaginario (individuale e, già che è il mio, anche collettivo), il primo maggio si fanno le scampagnate mettendo le margherite tra il vetro e il tergicristallo della macchina.
Oppure si scende in piazza, perché se otto ore vi sembran poche, provate voi a lavorare.
Nel mio immaginario (che è peraltro l’immaginario di chi ha letto “I love shopping” e financo “Il diavolo veste Prada”) di sicuro il primo maggio non si fa shopping.

E – al di là del dibattito politico e mediatico, di chi ha detto cosa e come primaduranteodopo – mi dà fastidio emotivo e fisico il fatto che a Firenze il primo maggio i negozi saranno aperti.

Perché la possibilità data ai negozianti si traduce fatalmente in una scelta fatta dalla più parte dei titolari degli esercizi commerciali (per aumentare i profitti o almeno per non perdere fette di mercato).

Il commesso, peró, non è nelle condizioni di dire no al proprio datore di lavoro.
Il pacchetto lavoro dipendente non comprende in sé gli strumenti per fronteggiare la disparità socio-economica rispetto al datore di lavoro.
Ed è per garantire il lavoratore dalle scelte datoriali, per dargli la forza di dire no, che esiste il diritto. E dove il diritto non può arrivare, può arrivare  la politica.
Vietare l’apertura dei negozi il primo maggio avrebbe consentito ai commessi di festificare la festa, di sventolare bandiere o di raccogliere margherite.
E non raccontatevi che l’apertura straordinaria avrebbe indotto i titolari dei negozi a utilizzare forza lavoro extra: a quale lavoratore unO (maggio) tantum si affidano le chiavi del negozio (e senza che questi conosca il sistema della cassa o la disposizione della merce).
E non raccontatevi che serve al turismo: i turisti possono stare un giorno a girare per monumenti e rinviare le compere a un altro momento.
E, soprattutto, non prendetevela con i sindacati (che a volte sono antipatici anche a me). Tenere i negozi aperti non nuoce ai sindacati, ma ai lavoratori.

Come tutti i lavoratori, anche i commessi hanno il diritto di riposare, soprattutto nel più rosso dei giorni rossi del calendario.

È una questione di principio?
Si.
Ma le questioni di principio sono (lo dice anche la parola) le prime che devono essere risolte.
Secondo i punti di vista e, sperabilmente, dicendo e facendo “qualcosa di sinistra”.

E se il rosso della sinistra tende a sbiadire nel rosa antico,
non ci si può stupire se poi i lavoratori cominciano a sventolare bandiere azzurre.

come se fosse il ventiquattro dicembre (o il ventisei?)

insomma l’ho scritto.

il mio libro.

quello che volevo dire su una cosa di diritto, anche se è un poco a rovescio. lievemente anarchico o anarChiarico.

insomma è una parola che non mi piace, ma adesso mi viene da dire solo insomma, con quel tono da insomma, anzi da e-insomma, con una pausa sulla prima emme. insommmmma.

lo so che non risolve il problema della fame nel mondo, né della sete, né delle colonne di camion sull’autostrada tra firenze e bologna che trasportano generi alimentari fungibili (e vi risparmio il mio pensiero autarchico su acqua uova pasta e latte, che ognuno dovrebbe consumarsi quelli della regione propria di appartenenza, e possibilmente risparmiando sul packaging, ma ho detto che ve lo risparmio, bottttt).

però è il mio libro.

e l’ho studiato, l’ho pensato, ho passato giorni in biblioteca, giorni su fogli di carta e penna, giorni alla tastiera del computer che non suona, e anche notti.

a capire a capirmi a cambiare le parole le virgole gli spazi, e i tempi.

ad aspettare autorizzazioni, consigli, critiche, congiunzioni, avverbi e metafore.

a piangerci su, a stancarmici, a finire a ricominciare a finire a ricominciare a finire a ricominciare.

e poi l’ho spedito, e sono arrivate le prime bozze, e le ho rispedite, e sono arrivate le seconde bozze.

e ho contrattato sulla larghezza dei caratteri (si, fatemelo con un carattere dolce, deciso ma dolce, presuntuoso ma non permaloso, che però quando deve parlare parlasse e quando deve tacere si fermasse),

sulla larghezza dei margini (stretti per piacere, che noi abbiamo l’horror vacui, che ce ne facciamo di centrimetri e centimetri vuoti, tacendo delle foreste dell’amazzonia),

sul colore delle pagine (niente giallo paglierino, che fa doppia pi, bianco si bianco, non che io sia vergine, ma quello che importa è la purezza del sentimento, il ripetersi della passione non ne altera l’unicità e la profondità, e quindi bianco).

 

e poi l’hanno pubblicato,

anzi pubblicata, perché si chiama teresa

– cioè, ha un nome lungo che abbraccia funzione e rapporto,

ma per me è teresa, che poi non chiamerei mia figlia teresa, ma giulia o bianca o alice,

ma il mio libro si chiama teresa, forse perchè in principio era la tesi di dottorato,

o forse perchè “teresa ha gli occhi secchi, guarda verso il mare, per lei figlia di pirati penso che sia normale, teresa parla poco, ha labbra screpolate, mi indica l’amore perso a rimini d’estate… ”

 

e me lo hanno pubblicato.

e ieri, duemila telefonate, poi rottura delle acque, corsa ad aspettare il signor dhl all’università.

e poi sono arrivati i colli, che non erano 5 cani, ma 5 scatole.

ed è stato come a natale. o come a natale 15 anni fa. o come a un natale in un mondo parallelo o perpendicolare, con l’amore impacchettato.

come a natale l’attesa della mezzanotte.

ferma minuti immobili. con le forbici in mano. ma non ci riesco ad aprire la scatola. che la aprisse qualcun altro. no la apro io. solennità ridicola come il taglio della torta nuziale, che senso ha impugnare un coltello in due? lo sanno tutti che i coltelli ci si tirano a vicenda. e allora se mi sposassi la torta la prenderei con le mani e te la sbrodolerei addosso.

ma il mio tema è la scatola. aperta con il cuore in gola. con le gambe tremolanti e lo stomaco spappolato come un fegato.

e poi è lì, il parto della mia nuvola pesante e della mia nuvola pensante.

con il mio nomeecognome, e quellochevolevodirenerosubianco, garamondissimo….

e poi ho riso tutto il giorno, ma proprio tutto. e anche tutta la notte. finchè non mi sono addormentata.

 

e poi arriva santo stefano. che è oggi.

e chiamatemelo calo di tensione.

chiamatemelo che sto smettendo di fumare e sono nervosa.

chiamatemelo che voglio un tempo supplementare di baci o un goldengol.

ma è tutto il giorno che piango.

e sono ingovernabile come un paese indebitato con se stesso.

 

e ditemi che è normale,

ditemi che sono brava, che sono pazza e che sono tenera.

e soprattutto, ditemi che domani è un altro giorno.

 

mi sfogo, ma non affogo.

l’A.

 

sincronicità.

la sincronicità è la “connessione a-causale fra stati psichici ed eventi oggettivi”
(C.G.Jung, La sincronicità, 1930).

mi è finito il fard, e mi gira la testa.
ti penso, e mi telefoni.
sono una idiota emotiva, e ho venere nel sagittario.

GrammatiChia.

i verbi volano.
quello che fa la differenza, sono le preposizioni.

voglio un partito.
voglio stare al governo.
voglio un micromondo tutto fatto di
con….

senza
di….
e senza
da….
e senza
a….
e senza
fra…. (e tra….)

ogni tanto con qualche
in….
e qualche
per….

ma che tenda al
su….

io sono semplice, come una preposizione.

(L)OTTO(eria) Volante

succede così.
sosta autograil:
cipster, m & m’s, acqua naturale e un caffè (lungo in tazza grande).
vuole un biglietto della lotteria? (dice il signor autogrill)
chiarapensiero numero uno: ma il signor autogrill prende una commissione sui biglietti della lotteria?
chiararisposta numero uno: no grazie.
chiarapensiero numero due (lungo la strada del bancone che dalla cassa porta al caffè, lungo in tazza grande): certo che se poi il sette gennaio su repubblica leggo che 5 milioni di soldi sono stati vinti all’autogrill di genova?
chiararisposta numero due (lungo la strada del bancone che dal non caffè porta alla cassa): ci ho ripensato. un biglietto. se poi vinco passo a dirglielo, e le faccio anche un regalo.
chiarapensiero numero tre (lungo la strada del bancone che dalla cassa porta al caffè): perchè aggiungo sempre le postille?

succede.
passano i giorni e la vita continua, piena zeppa di metafore di se stessa.
poi il giorno prima del giorno dopo salta fuori il biglietto.
chiarapensiero numero quattro (sul tema, non è che nel frattempo ho smesso di pensare): certo che qualcuno deve pur vincere. allora facciamo che vinco io.

restano 48 ore per decidere cosa comprarmi due giorni dopo del giorno prima.
una casa sul mare.
un’altra casa sul mare.
una barca a vela abbastanza lunga (da regalare).
20 foulard bianchi di hermes tutti uguali. per essere ricordata come quella che ha sempre un foulard bianco di hermes.
una mongolfiera.
una libreria vicino al mare.
e qui la lista dei desideri si interrompe malamente, prima ancora di risolvere la questione dei viaggi e dei regali.
qui la lista si interrompe malamente.
il mio sogno numero uno consta di una liberia in un posto di mare
(nel posto di mare dove vivrei con il mio possibile uomo, i nostri possibili tre figli – due maschi e una femmina o due femmine e un maschio?-, il labrador)
venderei solo i libri meritevoli di tutela (niente susanna la tamarra, per intenderci),
farei piccoli pomeriggi letterari e serate musicali.
sarebbe una eno-libreria.
ma.
qui la lista si interrompe malamente.
devono esserci anche i dolci nella mia libreria?
perchè se uno mangia il dolce poi si sporca i diti e mi sporca le pagine.
malamente.
questa decisione assorbe tutti i miei pensieri del giorno prima del giorno dopo,
fino al giorno dopo che a questo punto è diventato il giorno prima di oggi, cioè ieri.

per fortuna non è stato un autograill di genova, ma uno di napoli.
non ho vinto.
del resto io da napoli non passo da anni, quindi non è colpa mia.
la decisione sui dolci può essere postergata.

e poi,
oggi sono cominciati i saldi.
i negozi sono stracolmi di gente.
difficilissimo trovare taglie, colori e camerini vuoti.
è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo.
vado.

pausa…

non è che mi sia finita l’iNspirazione.
solo che tutta l’aria che gira intorno mi serve.

ritornerò in ginocchio da te
(fischiettando).

dlin dlon. comunicazione di servizio (3): ponte.

parto
per
ponte (ponente, ponte pi).

tornerò su questa sponda.
(siediti e aspetta).

onanismo del blog notes

Tra le tante remote potenzialità di questa piattaforma che tanto gentilmente mi ospita
una mi sta davvero davvero simpatetica:
“Search Terms for 7 days”.
Il signor wordpress giustappunto mi fa settimanalmente un elenco delle parole che le genti hanno digitato sui motori di ricerca per approdare più o meno consapevolmente sul mio blog.
Di talché emerge un simpatico spaccato delle mie cretinerie e della straordinaria stravaganza degli animi umani
[e una grande opportunità autoerotica per il blog itself].

Ecco i risultati, che mi sono permessa di classificare:

IO (grazie):
archiaudaci
archi audaci
pistacchia
archi in gesso
chiatenaccio
“archi audaci”
come montare chiare neve

***

MUSICA E LIBRI (troppa fiducia):
peter pan riassunti
è più forte pan o piccolo?
peter pan e i giardini di kensington
riassunto peter pan e i giardini di kens
pietra di kensington
Anche un uomo sa essere dolcissimo , spe
“tu prova ad avere”
le parole di “lu pisci spada ”
lu pisci spada
modugno pisci
bang bang di colpo lui bang bang si volt
dalida bang bang
biancaneve
Biancaneve e la mela
biancaneve mela
alice e biancaneve
biancaneve e alice
mela biancaneve
silvana mela
biancaneve e alice
rudyard kipling se spiegazione
ANCHE QUESTA NOTTE PASSERà quasimodo
caduto in guerra chi resta citazioni
acqua+merini
merini acqua
colonna sonora gelato al cioccolato
britnei spirs
“amico di cordoba”
servillo l’amico di cordoba
voglio tornare rospo alice
i limoni montale figure retoriche

***

AMENITA’ (e qui volevo arrivare):
sandalini donna
rime con il nome eleonora
il fondotinta fa male?
filastrocca sopra sotto
risposta a una bugia detta con affetto
qualcosa su rana e rospo
iris con la nutella
metafore bistecca fiorentina
cerco fabrica di kajal in italie
brindisi con rima
cassandra troia brucia
contraddizioni di lucrezio
topolina mal di testa
Filastrocche Sopra, sotto
nani negri e donne bionde
come si fanno i palindromi
portiere calcio figure
mac non parte
scarponi anfibi prima guerra mondiale
federer
che fare con i punti in bocca per il den
cosa usare in caso mal di denti fuori ci
in che giorno cambiano l’ora legale con
sono sicura che oggi incontrerò la tua
coppia stronza
fetish del piede della ragazze
cosa mi porterei?
lettere ai figli
quando fanno male i nervi dei piedi
fondotinta tamarri
acconciature facili per ragazze con la f
io non ho paura personi
galatine latte caramella chiamano
cosa fare quando un uomo sagittario non
essere stronza con gli uomini
FIGA
LETTERA SPLEEN
scarpine da neonato come si fanno schema
come si scrive una lettera
porno anni trenta
after eight
fake plastic scilla
posta del cuore
quanto mi sta antipatico
la puzza dei piedi delle donne da
la testa sta uscendo
filastrocche per lavare le mani
donna stronza vuole uomo stronzo
serafini scarpe ginnastica
addominali quanto spuntano
ecuba
tunnel sotto la manica figura
FENOMENOLOGIA DELLE PAROLACCE
torno a casa
fare casa
aforismi sul dormire
comunicazione nutella.

***

Lasciatemi sola,
devo pensare.

chiara in the Skype with diamonds (shine on my crazy)

Quando Beppe saltellando come un Grillo quale esso è
(nomina sunt consequentia rerum)
parlò di skype mi sembrò cosa gagliarda ma non troppo.

Sbagliavo.
Cioè, i tempi non erano maturi.
Adesso invece i minuti posso raccoglierli (prima che cadano dal ramo).
Metterli in un sacchetto e usarli.
Per fare “nessun luogo è lontano” con gli zii d’america
[menomale che l’adolescenza è passata e richard bach con lei,
adesso c’è un solo bach nella mia vita ed è del diciottesimo secolo];
oppure “lontano dagli occhi lontano dal cuore” ma vicini nell’orecchio con le persone oltre manica, oltre pantaloni, oltre gonne
[la lontananza è come il vento, alza su i vestiti, a volte: c’è bisogno di colla del cuore].

mi sento come mi sento quando provo una cosa nuova.
[felicità numero 2]

cerco nell’elenco telefonico d skype.

chi voglio parlare con.
chi non voglio parlare con, ma intanto.
chi mi sono dimenticata di dire una cosa importante che mi sono dimenticata di nuovo ma magari mi torna in mente quando, o forse non era importante.
chi ci siamo persi di vista mi dispiace.
chi ti devo raccontare una cosa incredibile.
chi ti devo chiedere una cosa ma se non vuoi no.
chi che facciamo più tardi.
chi avevo il tuo numero ma ho cambiato il cellulino, ho perso il diario, non mi ricordo il tuo cognome.
chi ti devo chiedere scusa per quello che hai fatto.
chi-ara sono. (che ore sono?)
chi ci siamo sentiti un minuto fa, ma mi manchi.

mica si paga.

e non si paga neanche la dolcezza.

[la dolcezza è il gioiello più bello che una donna possa portare addosso].

Scaippiamo?

comunicazione di disservizio.

avevo un altro blog notes: http://chiaradavola.spaces.live.com

poi il signor gates bill o chipperlui ha deciso di cambiare piattaforma (petrolifera). la sua irresistibile tendenza al monopolio lo ha indotto ad escludere i sistemi operativi diversi da uindovs dall’accesso ai blog spaces. o, meglio, usando un sistema diverso è possibile accedere ai suoi blog, ma non immettere cose, cioè post (it).

non voglio fare la beppegrillina.

nondimeno, siccome avere un blog e non poterci scrivere niente è come avere un barattolo di nutella e non poterlo aprire,un tubbbino di ermééés e non potrelo indossare, l’altra metà della mela e non poterla sbucciare,una barcaavvvela in montagna, insomma ci siamo capitolati…

sarebbe inutile e triste come la famosa birra senza il famoso alcool,

e siccome altresì io uso i mac,

e anche se mi è dispiaciuto tanto lasciare l’ex blog (perchè sono nostalgica, ma non per questo monarchica)

è più facile cambiare blog che compiuter.

(non mi fate sentire in colpa. lo so che le colpe dei genitori non ricadono sui figli, a volte però si).

insomma, per farla brè.

insomma, per farla bre-ve:

mi sono trasferita, e adesso sto qui.

ho ricopiato tutti i miei postini.

non so come fare per i commenti.

ad ogni moto perpetuo, l’altro blog resta là, (postibus sic stantibus) e poi si vedrà.

c.

Alice ruba la Mela a Biancaneve e il mio Mac non va.

sono fuori dalla rete

e comunque se fossi un pesce spada userei la SPADA per uscire dalla rete,

e per fare un pò di guerra. (del resto l’amore è sempre sul filo del RASOIO.

a volte basta fare FIORETTO per risolverlo).

 

ma non è di questo che volevo POSTARE.

quindi non suonerò due volte ed eviterò di imbucarmi.

(del resto perchè dovrei imbucarmi, io? sono forse una lettera sgradita?

chi non vuole essere mio ospite?

ma se ospite è chi ospita, perchè amore è chi è amato?

anche se chi è amato è ostile?)

 

ma non è di questo che volevo postare.

quindi l’ho già detto due volte e mi sono ufficialmente imbucata.

ormai tutti mi hanno vista. e sono contenti di vedermi.

o hanno una pistola in tasca? tanto io ho la spada.

diceva Lui che ci vuole molto più coraggio a automorire morire di coltello che di pistola,

qualcosa che ha qualcosa che ha qualcosa che ha qualcosa a che vedere

con le ultime lettere di jacopo e con i dolori del giovane werther.

(bang bang, diceva dalida:

bang bang, di colpo lei, bang bang, lei si voltò, bang bang, lei mi baciò,bang bang, e a terra mi lasciò).

 

ma non è di questo che volevo postare.

quindi l’ho già detto tre volte e mi sono ufficialmente imbucata.

per fortuna ho portato una bottiglia di vino.

se qualcuno mi imBrocca so cosa versare.

 

non ne esco più da questa estemporaneità se non ne esco. quindi ne esco.

(così imparate a non invitarmi).

è che sono fuori dalla rete, cioè dal ueb. un pochino.

 

abbiamo messo l’adsl nella privata dimora.

ma non c’è il router che mandi un segnale al mio Mac (chiavellico).

il mio Mac non va d’accordo con alice.

il mio Mac in realtà non va d’accordo con nessuno.

soprattutto con i PC.

Lui li trova troppo schierati con il partito comunista (e la storia del monopolio windows è solo una copertura).

Lui è radicale, invece: la mela nel pugno.

Il mio Mac non va d’accordo con alice.

Forse perchè alice tutto questo non lo sa.

Forse non lo sa perchè sta tutto il giorno a bere il uischi che si fa distillando i fiori.

Però è una meraviglia lo stesso.

 

C.

XXII (il filo non lo cerco certo qui)

ossessione autobiografica per il VENTIDUE:

il mio giorno, l’inizio del passaporto, della prima carta di identità, del numero di matricola,
in tante camere di albergo.

cosa scelgo da uno a dieci?

UNDICI perchè è di più (e io non sono per le mezze misure, infatti il cinque come canale cinque mi sta antipatico).

undici perchè è un numero primo. undici perchè sono due uni vicini e romantici. e se non fosse Chiaro, diventa ventidue.

undici è il mio ono-mastico (a bocca chiusa, anche le gomme, sempre).

se poi faccio un consommé dei numeri della mia data di nascita torna 2-2, ventidue.


il ventiduesimo tarocco è il matto.

“Il fante di cuori che è un fuoco di paglia VOLTA LA CARTA il gallo si sveglia”

il matto è anche il numero zero infatti

“ma era bella, bella davvero, in via dei matti numero ZERO”.

(allora il mio civico numero è davvero 22*2,

QUARANTAQUATTRO come i gatti in fila per sei,

che quando undici vanno via restano in TRENTATRE e trotterellano a trento,

dica trentatre allora, oppure anni di cristo, sempre che qualcun altro non abbia ragione,
che il trentatre salta e saltano le tombole, le smorfie e i binghi solinghi,

ci resta il SETTANTASETTE, le gambe delle donne, il mio anno, la rivoluzione in francia corta,)

e allora?

“Mi alzo al mattino con una nuova Illusione, prendo il 109 per la Rivoluzione, e sono soddisfatto Un poco saggio un poco matto”.

e allora? sessanta minuti? (dipende dalla velocità, HO VISTO UN RE che a centottanta CHIlometri, faceva ventidue minuti)

e allora, il re (ah be, si bè):

allora BASTA chiamare lo SACCO MATTO,

che certo che impazzisce, il re, abbandonato da tutti, con una moglie regina che gironzola come un’ossessa nella scacchiera, mangiatrice di cavalieri,
e lui di casella in casella e di porta in porta, la sua massima compagnia è della torre quando fa l’arrocco barocco, prezzemolo e finocchio,

e allora facciamo che la partita finisce con la rivoluzione dei pedoni,

magari calvino nel castello dei destini incrociati postilloso lo dirà.


e intanto BASTA COLLE MATTANZE DI MATTI:

“Tu prova ad avere un mondo nel cuore

e non riesci ad esprimerlo con le parole,

e la luce del giorno si divide la piazza

tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,

e neppure la notte ti lascia da solo:

gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro”.


c’è un caldo vento da sud che entra dalla finestra chiusa,

si chiama ventidue e se ne fa uno spiffero della concordanza.


c.

soltizio di estate: ondo e ridondo

Oggi, giorno di solstizio

(molto meglio di equinozio)

Tra un’inezia e una facezia,

un’inutile minuzia,

ho deciso: mi do all’ozio

e rifletto sul prepuzio.

Valutato quell’indizio,

lascio il mio uffizio,

interrompo ogni negozio,

firmo un armistizio,

e scappo anche dal comizio.

Abbandono anche il giudizio,

lo confesso meglio il vizio.

E mi basta un solo Tizio

Con ogni nome, anche fittizio

Che sia Muzio, Fabrizio,

Maurizio o anche Properzio

Me ne avvalgo dall’inizio

per un intimo sodalizio,

un acrobatico esercizio,

un simpatico servizio:

voglio togliermi lo sfizio.

E quando alfine sarà uno strazio

lo butterò dal precipizio,

dritto dritto al suo ospizio

pretermettendo lo sposalizio.

Nessun rapporto è un vitalizio,

per un po’ io lo delizio

poi mi stanco e lo giustizio.


Chiarizia Borgia.

appro-fitto di questo spazio per un uso personale.

(Del resto questo spazio è mio e posso pecularlo, corromperlo, concurrerlo,

concupirlo quanto voglio.)

La mia chiAMICA oggi fa il compleanno.

Non è mica un caso che lei sia nata nel solstizio di estate e io in quello di inverno.

Le complementarietà astrali non sono uno scherzo.

Quindi,

come si dice tra indiani:

AUG-URI.

venti giugno del sei

non è bellissimo?

20.06.2006=20062006

non è un pali-ndromo,

ma si sa che per il calcolo delle probabilità dopo un tot di pali scatta la rete.

infatti la mia luna si è raddrizzata.

CHI ‘A fà s’à scorda, chi ll’ave s’ ‘arricorda.

s-profondissima quiete

datemi un pomeriggio pieno di dieresi

per potere dire mi piacie anziché mi piace.

mi piacie sentirmi dire che mi piacie:

essere uscita con i pantaloni colle tasche che mi stanno larghi e caduti (mi stanno come d’autunno sugli alberi le foglie, del resto sono verdi, scoloriti ma verdi) e la camicIA bianca

mi piacie pensare ai miei pIEdi con i sandalini

mi piacie fare finta che questa stagIOne durerà per sempre

mi piacie questa puzza di sole che c’è nell’aria (l’aria è naturalmente dieretica, invecIE l’acqua è naturalmentte diuretica, che storia elementare di elementi, uotson)

mi piacie sentire una farfalla solitaria alla campagna che mi svolazza nello stomaco, per un motivo oppure no, insensibile all’autan,

mi piacie il mio ciddì di emmepppitre che sta in macchina e che si chiama varie ed eventuali, e che sventola le canzoni che mi piacie ascoltare quando guido

mi piacie che una donna può obbligare un uomo “a dirmi sei bellissimaaaaa – a” in così tanti modi

(questo perchè il signor random prima ha deciso che circumnavigando piazzale donatello avrei dovuto sentire una canzone sola di bertè loredana)

[già che ci sono mi piacie anche questa sensazione di chiaradonna]

mi piacie quando mi piacie qualcosa senza pensare a “crea un elenco delle cose che mi piacciono”.


mi piacie che adesso vado a una riunione di “lavoro” in un giardino. e poi vado a ritirare un vestito che mi piacIeva che mi stava largo ma che ho comprato lo stesso che mi sono fatta stringere da una micro sartina, poi vado alla feltrinelli, e poi a comprare il rimmel nuovo, sempre che la riunione non duri per sempre – questo ultimo periodo mi rendo conto alla rovescia che è un pò troppo intimistico e inutile per il lettore medio, ma – vedi sotto – ho la tastiera dalla parte del manico e poi oggi sono leggera come una particella di elio. forse non lo faccio più però).

mi piacie il cielo che è sempre più blu

(puffi o non puffi, arriveremo a roma).

beeeeLamento beeeethovenico in tre mosse.

ho trovato un capro espiatorio.

un lupo rincorre una pecora. beeeeeee, beeeeeeee, beeeeeee…..

il lupo acchiappa la pecora. bè bè bè.

non so se il capro è il marito della pecora. o se la pecora è l’amante del capro, visto che la capra sta tutto il giorno a cantare sulla panca, e quando scende muore. se è per questo non ho capito bene neanche il rapporto tra mucca, montone e toro. l’unica cosa che mi è chiara come me è che i maiali sono più semplici e probabilmente si divertono di più.

il punto è che ho trovato un capro espiatorio.

il che riquadra il cerchio con la pecora (anche se non ho capito questa mania di fare quadrare i cerchi. i conti poi. e soprattutto i cubetti di ghiaccio. fonderò un comitato per la liberazione dei cubetti di ghiaccio dalla innaturalitudine degli spigoli. l’acqua scorre. panta rei e panta loni. via i pantaloni allora).

dicevo il capro espiatorio mi solleva dal lamento,

anzi, grazie al capro, dal beeeeLamento beeeethovenico. per chiarisa.

ho perso il filo. menomale perchè era spinato.

allora:

nove persone su dieci (e la decima sono io) mi danno della:

lunatica,

metereopatica,

volubile,

emotivamente instabile,

uterina

e umorale.

talvolta cadono nel ridondante e anche nel tautologico.

ho anche una discreta quantità di seitotalmentePazza al mio attivo.

nondimeno, ove necessario, ho una triplice tattica difensiva:

a) dieci persone su quelle nove avrebbero una esistenza assolutamente vuota senza di me (la decima sono io, per ovvie ragioni).

b) sono cuspide e coll’ascendente opposto al sole natale: cioè a dddire che il mio essere (in bilico tra terra e fuoco) è in perenne contrasto col mio apparire (in limine tra aria ed acqua) e questo dà ragione di talune apparenti contraddizioni.

c) ci come me, e come questa che copioincollo

(grazie a questa cosa degli scrittori che riescono a dire le cose che anche tu vorresti dire e ppperò)

:
DUE PUNTI (ciack si cita)


campanellino non era del tutto cattiva;

o piuttosto, se in quel momento era del tutto cattiva,

qualche volta però era del tutto buona.

le fate sono sempre o tutte cattive o tutte buone,

perchè, essendo così piccole,

disgraziatamente non hanno posto che per un sentimento alla volta.

però è concesso loro di cambiare

purchè cambino interamente.


( j. m. barrie, peter pan e wendy)

LiBro LibEro

PRIMA PARTE

poi dice dove va.

vuoti di memoria (a perdere)

Appunti

A Punti

ApPunto

Cosa mi Ha Punto?

Devo ricordarmi.

Di bere acqua.

Di INspirare (qualcosa) con il naso e di ISpirare (qualcuno) colla bocca.

(Devo ricordarmi di respirare perché così la pillola va giù).

Devo ricordarmi che devo sempre ricordarmi qualcosa.

Non vale mettere l’orologio a sinistra perché il mio orologio sta sempre a sinistra

Ma non per questo sono mancina

(E anche se non sono mancina non sono cretina).

Devo ricordarmi che i nodi nei capelli non servono a ricordare.

Tutti i nodi vengono al pettine.

Ma.

Una gassa Damante si scioglie Se Voglio.

Una gassa di Amante si scioglie Se Vuole.

Una gassa Diamante di sicuro Non Si Scioglie.


Una

Gassa

Grassa

Grande

Grandine

sul mio Granducato di pensieri

Si è Abbattuta Mi ha Sbattuto Ho Sbottato

E ora ho anche l’emisfero sinistro Sbottonato Da

Te

(o Me?).


c.

E=mc2

le lancette un’ora dopo sollecitano tante e tante riflessioni, alimentate dal gran tam tam “stanotte cambia l’ora”.

che poi, perchè cambia tra le due e le tre? perchè i personi si suppongono dormienti? e allora come fanno a spostare orologggi, sveglie, telefonini e picci? in realtà tranne i cornettomani lacerati dal rimpianto “era meglio salato”, i poeti (“le notti servono a scrivere romanzi d’amore”) e gli insonni non arrabbiati col mondo, non credo che nessuno giri la vite alle ddue.

cosicchè ci sono quelli che lo fanno prima, intorno a mezzanotte, e la consapevolezza di perdere un’ora di sonno li agita terribilmente, vanno a dormire prima, ma continuano a non dormire pensando che non dormiranno.

e quelli che aspettano la mattina e poi: o arrivano tardi alle cose, o arrivano tardi alle cose stupendosi perchè gli orologi istituzionali (tipo quello della mia piscina) si sono già allineati col fuso confuso. confidano in una amnesia collettiva e mondiale. oppure stanchi di boicottare il commercio non equo e non solidale decidono di boicottare la convenzione delle convenzioni, il tempo. sentendosi post einsteniani in verità. e anche anti positivisti giuridici: tempus regit actum. per forza? è una sovrastruttura. tant’è che fidel non dice mai quando parlerà all’avana: mica è per depistare gli attentati, è perchè non porta l’orologio. il tempo è di destra? e la storia? e i libri di storia?

e poi ci sono quelli che per tre giorni dicono: sono le undici ma sarebbero le dieci, et similia. soprattutto attorno alle ore pasti. sono le due, ma non ho fame perchè sarebbero le tre. sono le nove ma non ho fame perchè sarebbero le otto. e quindi? aumentano le occasioni per mangiare. e per non dormire. sono le tre ma sarebbero le due (anzi l’una a londra). sono le sette e mezzo, ma sarebbero le otto e mezzo, sono in ritardo o sono in anticipo?

e poi si raccolgono domande. mi è stato chiesto: perchè se c’è più luce, l’ora si chiama legale e non solare?

e ancora, se l’ora legale è l’ora legale, l’ora solare è illegale? e quindi l’ora solare è l’eccezione? e come si ammette in uno stato democratico e di diritto un’ora contraria alla norma?

ieri sera tra i cosmopolitan, le mie amiche care che sono venute a trovarmi, i cornetti, i problemi di parcheggio, le operazioni di struccaggiolavaggiodenticodaggiodicavalloperlanuì sono andata a letto alle tre. che però erano le due. la mia casa era piena di ospiti rumorosi, quindi mi sono svegliata alle quattro e mezzo, che erano le tre e mezzo. ho avuto un sonno interrotto come le ragazze, fino alle sette e mezzo, che erano le sei e mezzo. mi sono alzata alle otto non più sette. e quindi quanto non ho dormito? eppure non c’era neanche un pesce stamattina.

Cosa direbbe il Bianconiglio di Alice, l’araldo della regina di cuori, col panciotto e l’orologio? E’ TARDI E’ TARDI, HO FRETTA. per cosa è tardi? a parallelolandia lo sanno. ma gli orologi non hanno le lancette perchè non hanno problemi di tempo.

c.

prima vera

aut aut. AUTunno.

nessuna alternativa. un’ostrica senza via di scampo.

INverno.

inferna invero la vernità.

PRIMA

vera

adesso

falsa.

Sono le femmine stagionevoli di salute.

fatti vostri sE State coll’oro.

D’inverno hai sonno perchè è il letargo. di primavera hai sonno perchè è aprile. d’estate hai sonno perchè è caldo. d’autunno hai sonno (forse d’autunno non ci sono motivi. ma hai sonno lo stesso). non c’è tempo per dormire (prima o poi sarà la tombola e allora sai quanto. aspettando che esca il quarantasette).

i blues brothers sono pronti: il serbatoio è pieno, abbiamo mezzo pacchetto di sigarette, è notte e tutti e due portiamo gli occhiali scuri… ok puoi andare! (gli ormoni stanno per mollare la frizione e partire sgommando) .

le io ballo da sole sono pronte: hanno i capelli fatti, l’ombretto fuschia e i diti dei piedi pronti a lasciare le scarpe e a dire: mi piaci da matto! (il dado è tratto).

c.