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so-ffritta (lamento vegano)

chissà le cipolle.

cosa fanno le cipolle quando sono tristi?

si spellano, strato dopo strato,

uno spogliarello di lacrime.

fino a quando non c’è più pelle da togliere,

piu niente per piangere.

il naso più di tanto non si arriccia,

la bocca più di così non gonfia,

e il mattone sul cuore non si sente, perché pesa troppo.

eppure a volte non ho altra soluzione,

che farmi cipolla,

piangere quello che serve.

e soffriggere la sofferenza prima che la sofferenza soffrigga me.

e sperare di reincarnarmi in una verdura più fortunata.

image

* certi film hanno un effetto cipolla che neanche sette mesi di analisi

** certe canzoni pure: (they long to be) close to you

sex and the city: alle mie cosmopolitan, che mi ubriacano il cuore…

sex & the city

ho appena visto sex and the city, e non ho intenzione di chiarecensirlo, anche se mi sento molto carrie per il cosmopolitan, il mac, le scarpe e mr big.

questo post it sta per essere sdolcinato come me nei momenti peggiori, e banale come me nei momenti peggiori.

ma se una cosa è banale, è probabilmente vera, come è vero che le mezze stagioni non ci sono più, che le perle non passano mai di moda, e che chi trova un amico trova un tesoro.

appunto. non lo voglio dire che l’amore passa e le amicizie restano per sempre, perché anche il principe azzurro, quando esiste, è per sempre.

però sex and the city non è una cosa sul sesso, sull’amore (o sulle scarpe), ma una cosa sull’amicizia.

e io le mie tesore le ho.

e ci stanno tutte per un grande grazie.

e lo so che è in stile catena di sant’antonio, di quelle che non rimando (quasi) mai.

ma grazie: perché non abbiamo bisogno di sentirci ogni giorno; perché ci siete, ognuna con una storia diversa e in un modo diverso, e con intensità diverse, ma ci siete con il vino lo sciopping le sigarette; ci siete quando sono felice, quando sono triste, quando sono a pezzi, quando faccio le scelte sbagliate e me lo dite, quando faccio le scelte sbagliate e non me lo dite, ma io lo so lo stesso, quando devo decidere cosa mettermi, quando uno sgorbio mi attacca una pezza e me lo levate di torno, quando mi piace uno e mi fate da tattiche, quando devo decidere cosa fare da grande, quando devo fare e quando devo disfare e quando ho mille cose da fare e quando non devo fare niente, e quando….

e allora vi copioincollo (manca la papera, ma stasera le faccio una foto),

vi copioncollo per qualche giorno è basta, perché non si debba dire che il mio blog è diventato facebook.

cazzo come sono fortunata.

cazzo ho scritto cazzo.

 

scary world theory.

ci sono tre modi per vedere le insegne dei bar sfuocate in una tiepida sera di mezza estate.
il primo è essere miopi. che ha la sua utilità, specie perchè cuore non duole.
il secondo è essere lontani. che si riallaccia alla miopia, laddove lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.
(quando non si tratta del brillare naturale dei miei occhi).
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.

visto che non sapete chi sono,
nè forse lo so io, a dispetto di socrate e dell’oracolo di delfi, Γνωθι Σαυτόν,
potete fare finta che io sia una digeiessa,
con la voce eroticamente bassa,
per le sigarette o perchè ieri ho urlato tutta la notte contro un microfono,
o perchè ho gridato dentro,
comunque i nodi alla gola hanno una ragione che la ragione non conosce.

fate finta che da una radio di provincia del sud,
mantenuta al più da improbabili pubblicità di materassi di lattice,
sintesi senza dialettica di una morbidurezza utopica,

fate finta che dai miei 122 femmina fm
balbetti e gorgeggi insensatezze senza troppi aggettivi
e metta questa
SCARY WORLD THEORY, dei Lali Puna,
accidentale colonna sonora delle Conseguenze dell’amore
e accidentalmente drummembasso la citazione:
“Sedermi a questo bancone è forse la cosa più pericolosa che abbia fatto in tutta la mia vita”.

fate finta.
anche io faccio finta, che in una visione escatologica, andrà tutto bene,
o almeno andrà dove deve andare.

e copioincolloleggo la lyric,
con particolare riguardo ai cookie monster afffianco del mio letto:

“I’ve never said you’ll have to
be afraid
of the cookie monster
beside your bed

It’s not the real
The real one’s in your head
Beyond control
The true one cuts you dead

It’s a real fight
It’s a war

When destruction takes over
There is no escape
Every shot on target
Perpetrator knows how to strike”

ho voglia di te. ogni scamarcio è bello a mamma (and) so’…

anche il diamante Cullinan, con i suoi 3106 carati, viene dal carbonio.
anche le chiare più pure, con i loro 3106 chiarati, vengono dall’acqua.
ed è per questo che anche la chiara ha bisogno di pensieri semplici.
non solo per avere la pelle splendida, ma perchè i pensieri semplici alla fine fanno bene al cuore.
così, senza paura di ridurre di mille punti il suo q.i. (che, peraltro perlato, peraltro prelato, tende all’infinito, e quindi it doesn’t care di perdere mille punti),
è andata a vedere ho voglia di te.

spettacolo molto tardo, infrasettimanale, dribblando le adolescenti sospiranti ad ogni scamarcio.
compagnia amichetta cara molto cara. certe cose vanno fatte con le amiche o non vanno fatte.
nessun maschio avrebbe acconsentito, peraltro.
la prova provata è che tutti i maschi in sala sono stati centodieci minuti con il cellulare in mano, quelli grandi.
quelli piccoli erano avviluppati in pomiciate focose con le loro bimbe camomille, utilizzando l’effetto indotto scamarcio.
compagnia di secondo grado, ovetti al cioccolato winnie pooh. su un substrato di prosecco pregresso.
(certe cose o si fanno bene o non si fanno).

e il film?
certo non è l’amore di auteil in la ragazza sul ponte,
e neanche di bogart in casablanca.
è l’amore della generazione y, di istinto e di sbagli e di ripicche.
è l’amore che trionfa a modo suo.
dal quale si passa per forza, con le mani sotto le magliette e l’entusiasmo da primo appuntamento.
con la dolcezza delle paure e l’onnipotenza dell’incoscienza.
è quella cosa che la generazione troppo giovane per essere x
e troppo grande per essere y
porta dentro
illudendosi di ripeterla,
che i corsi i ricorsi e le rincorse di vichiana memoria valessero anche per le emozioni postadolescenti.

lasciatecelo vedercelo.
lasciateci piangere.
lasciateci volere un pochino anche noi una scritta su un muro, vandala si vandala.
lasciateci la voglia di superga e cinture camomilla.
lasciateci tenere la foto dei bambini che si baciano e un pò di tenerezza all’ingrosso.
e lasciateci anche ascoltare ti scatterò una foto di ferro tiziano, iron tiz.

solo per oggi.
domani sarà un altro giorno,
comprerò il sole 24 ore e ascolterò i concerti brandeburghesi.
domani.
dopodomani al massimo….

Saturno contro. chi?

Non posso scrivere di Saturno contro,
perchè lo stanno vedendo tutti.

Mi è piaciuta la regia, perché non si vede, oppure perchè si vede.
Mi è piaciuto piangere, perchè mi sono stancata.
Mi è piaciuta Angiolini Ambra, perchè pensavo che non mi sarebbe piaciuta (ma è colpa del mio immaginario individuale e collettivo, da non è la rai in poi).
Non mi è piaciuto Accorsi Stefano (si chiama stefano?), perchè pensavo che non mi sarebbe piaciuto (ma è colpa della sua faccia immaginatamente e collettivamente uguale a se stessa, espressiva dell’adolescenza tardiva. per essere poligami, bisogna essere poligami e non polligami).
Mi è piaciuta Buy Margherita, perchè io da grande sarò come lei.
Mi è piaciuto l’oroscopo, perchè io ho fatto i corsi di (chi)astrologia.
Saturno contro mi è piaciuto.

Meno bello è avere saturno contro.
Perchè dopo il contro devi metterci un complemento di specificazione.
E allora è saturno contro il sole.
O contro la luna, che è peggio.
O contro giove, che è ancora peggio.
Perchè saturno indica come percepiamo la “realtà”, dove incontriamo resistenze e dove scopriamo i nostri limiti. Rappresenta la coscienza individuale e le convinzioni morali, la legge e le regole alle quali decidiamo di obbedire, la capacità di sopportazione e di concentrazione.
Saturno ogni 30 anni ritorna al punto di partenza della carta del cielo di ciascuno e chiede:
cosa hai fatto e concluso e realizzato e combinato.
è l’esattore dello zodiaco.
se è andata bene, è andata bene.
se è andata male, è andata male.
e scattano le crisi dei trentenni, con soddisfazione di accorsi stefano,
sono le crisi dei trentenni, reali e presunte.

Saturno contro è un problema.
meglio non metterlo, il complemento di specificazione.
Saturno contro, senza complementi e senza complimenti.
Fischiettare indifferenza.
O fischiettare la meravigliosa colonna sonora corinzia di Ferri Gabriella.
A tutto c’è remedios.
(tranne che all’indifferenza vera)

“Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa
Linda niñita quedada así, sentada en la orilla del mar
y las manos llenas de perlas
el sol en tu frente y en la sonrisa
blanca orquidea, alma y paloma
y la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
“te quiero pequeña, chiquita, preciosa,
hermosa, piccola, piccola, piccola, piccola, pico, pico, pico…”
Tu historia, una vez, nos la contó,
dios, tu hermanito con su guitarra,
tú estabas dormida baja la luna,
tú estabas feliz, pequeña Remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
“te quiero, pequeña, chiquita, preciosa,
hermos, piccola, piccola, piccola,
piccola, pico, pico, pico…”

El sol en tu frente y en la sonrisa,
blanca orguidea, alma y paloma
y la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios
espera que un día yo pueda decirte:
“te quiero, pequeña, chiquita, preciosa,
hermos, piccola, piccola, piccola,
piccola, pico, pico, pico…”

nuovomondo

a volte quando dico che la fotografia di un film è bellissima,
intendo che il film è lento e noioso.
a volte.
altre volte la fotografia di un film è bellissima e il film è una grappa di poesia.
un distillato di emozione trasparente.

la trama? che ve la dico a fare, quando si trova su un qualsiasi trovacinemaPUNTOqualcosa e fatta meglio.
vabbè poco poco.
prime emigrazioni dal sud italia.
la famiglia di salvatore mancuso muove da petralia sottana (palermo) verso l’america.
si racconta della decisione di partire.
del viaggio.
della quarantena appena arrivati e delle visite di idoneità.
[ma in fondo cosa succede di diverso oggi? aperto e chiuso pensiero poLLitico].

e poi?
le facce.
il siciliano con i sottotitoli per i non terroni.
gli (s)colori.
e questa essenza di sicilianitudine in esse: superstizione e speranza.
(e poi l’orgoglio senza pregiudizio e la semplicità senza stupidità)
ma non ne posso parlare, io. sono di parte.

solo un paio chicche.
(non sono molto precise, ma non mi è stato possibile fare le orecchiette sulla pellicola per fermare i punti).

– le scarpe. per andare in america ci volgiono le scarpe. ma le scarpe devono essere usate solo quando vedono la strada.
– sulla nave per l’america, momento festoso. con i tamburelli parte “amuri amuri” (amuri chi m’hai fattu fari, fari m’hai fattu ‘na granni pazzia..) e su quella si innestano (o innescano? o insettano?) l’avemmmaria e il padrennnostro.
– le visioni surreali di mancuso salvatore, nuotare nel latte e aggrapparsi a una carota gigante.
– una donna chiede a mancuso salvatore di sposarla per potere entrare nel nuovo mondo, e precisa che non è per amore. e lui le risponde: certo, manco ci canuscemo. per queste cose ci vuole tempo.
– “quando lo vediamo Luciano?” Luciano? l’oceano……

metamorfosi al chiaro di moonriver.

io non mi cambierei con (molte) altre donne.
non che mi senta bellissima e pazzeschissima.
è che mi sono affezionata a me.
e mi sono anche affezionata a quelli che si sono affezionati a me, non vorrei proprio perdermeli.

nondimeno con due donne mi s-cambierei.
al numero due direi thurman uma.
al numero uno dico audrey hepburn.

all’inizio per il viso o per i modi o i moti o lo stile Givenchy.
poi per la sua interpretazione della prostituta di capote: holly che annebbia le paturnie mangiucchiando davanti alla vetrina di tiffany.
poi per il suo modo di rompere le uova e bruciare il soufflè per amore in sabrina.
e ovviamente per il suo modo di sedere in vespa con peck gregory
[qui c’è una dedica a matilda, la vespa più bella del mondo].

ma

adesso che ho letto la sua biografia
(Audrey Hepburn, di Donald Spoto, Frassinelli ed., 2006, 18 euri)

adesso che ho letto la sua biografia mi ci scambierei di più.

perchè è tutto quello che sembra.
perchè fumava tantissimo.
perchè sfarvallava ma cercava l’amorissimo.
perchè era incline alla depressione.
perchè avrebbe voluto un pò più di papà.

e perchè (dalle orecchiete che ho fatto):

1) “Quando ero piccola, creavo imbarazzo a mia madre cercando di prendere i neonati dalle carrozzine, per strada o al mercato. L’unica cosa che sognavo era di avere dei figli tutti miei. Si riduce tutto alla stessa cosa nella vita: non solo ricevere amore, ma desiderare disperatamente di darlo”.

2) Disse che il suo guardaroba era molto semplice: vestiti ampi e morbidi, oppure pantaloni e maglioni. I suoi orecchini preferiti erano delle semplici piccole perle, e il suo trucco richiedeva solo un minuto. “Ma il colore della mia pelle è un pò indefinito, quindi prefersco vestirmi di nero, bianco o con colori tenui come il beige, il rosa e il verde, ma chiari. Queste tinte fanno sembrare i miei occhi e i miei capelli più scuri, mentre i colori accesi sono troppo forti su di me e tendono a sbiadirmi”. “Sono piuttosto alta e spigolosa, quindi non uso spalline e spesso inganno con i giromanica e i colletti per dare l’illusione di avere le spalle strette. Calzo sempre scarpe senza tacco per dare l’impressione di essere più bassa di quello che sono”.

3)”Invecchiare non mi preoccupa, ma la solitudine si”.

Soprattutto questo.
Perchè forse che forse che forse che forse
ogni io specifico
ha bisogno di modelli che lo facciano sentire normale.

Ps.
Two drifters
Off to see the world
There’s such a lot of world
To see…
[MA]
Wherever you’re going
I’m going your way…
[E ANCHE QUESTA è UNA DEDIchia].

superman & superemenems

la vita è troppo colorata per essere tra-scritta,
o la vita è troppo colorata per NON essere tra-scritta?
salto in lungo ogni metafora vita – busta – sorpresa – non sai mai cosa ti capita.
nondimeno al cinema quando sono particolarmente felice o particolarmente triste io mangio le emenems alle arachidi.
(pacco giallo. quello grande. più grande non c’è? allora quello grande. bè due. siamo due no? mica penserà che vado al cinema da sola, lei è proprio un gaspare e buzzurro).
del resto non fanno ingrassare: le noccioline non valgono frutta secca, bensì verdura, anzi legumi.
che poi anche se fossero frutta secca non farebbero ingrassare, posto che la frutta fa bene e la frutta secca è frutta senza acqua.
anzi, la frutta secca senza acqua previene la ritensione idrica e quindi snellisce.
avrei dovuto fare il nutrizionista, tse.

dicevo, al cinema.
poi faccio (facciamo) il toto emenems. (dovrei scrivere M&M’s? ok).
tipo: se indovini di che colore è (a seconda dei casi):
a) quella cosa andrà bene;
b) staremo insieme per sempre;
c) la bua passerà;
d) l’italia vincerà i mondiali;
e) ecc. ecc.. salute.
se il tema mi è particolarmente caro, baro.
una emenem nella mano destra, una nella sinistra, così le scians aumentano.
(sbrigati però ad indovinare che mi si incioccolatano le mani).

giustappunto tutto questo accadeva ieri sera.
avremmo dovuto vedere il film x, ma non c’era più posto.
ergo abbiamo optato per il film y.

SUPERMAN RETURNS.
(mi domando se superman che ritorna abbia incontrato batman begins, ma in fondo non mi importa poi molto).
mi piace talmente tanto il cinema francese lento e pesante che posso guardare anche i film cazzoni, io.
per inciso.
che poi se uno va a vedere superman e trova superman che salva il mondo e si vaccina contro la kriptonite, l’ordine delle cose è salvo.
il problema è se vai a vedere chessoio la ragazza sul ponte e mentre lei si sta suicidando spunta superman che la salva, che è un pò fuori tema.
oppure se vai a vedere superman e ti scappa il monologo sulla inutilità irreversibile del tempo.
mi sono spiegata?
semmai mi stiro (e mi ammiro).
tutto questo per dire che superman returns ha preso voto quattro e due terzi.
ma pienamente meritati, perchè ha raggiunto il suo obiettivo.

non faccio nessun riassunto perchè una recensione non deve raccontare nulla, sennò toglie la saspans.
mi limiterò a tre considerazioni sparse ed arse, come un meriggiare pallido e assorto.
a) superman è politicamente ignavo.
è indeciso tra fascismo e comunismo, posto che vola con il braccio destro teso in avanti ma con il pugno chiuso.
è forse la provola che la giustizia e la verità sono fuori dalla politica?
malamente.
b) il solito dubbio che affligge tutti i supereroi, da paperinik a wonder woman passando dal via e ritirando un calcio invisibile:
non è possibile che nessuno li riconosca.
cioè che nessuno si accorga che clark che fa il clerck è uguale a superman.
sono uguali.
domani mi metto un pò di brillantina, mi tolgo gli occhiali (che in realtà non ho), indosso una tutina azzurra e mi butto dal secondo piano. chissà se si accorgono che sono io.
c) perchè se tre persone si stanno inabissando dentro una barca che affonda, superman tira fuori tutta la barca (che è un rifiuto assai grosso da smaltire) anzichè i tre tizi e basta?
fine.

anticipo la puntata numero dopo di superman.
chi non ha visto il film e lo vuole vedere smettesse di leggere che si rovina la sorpresa.
eccomi.
superman ha un baby figlio.
con somma commozione celebrale questo è il risultato del film (confesso, una piccola lacrimuccia l’ho versata. ma l’amore è amore, mica brodo di ceci).
nella prossima puntata superman jr. diventerà cattivo
(perchè non avrà saputo metabolizzare il disinteressamento paterno).
e ci sarà scontro titanico tra i due mantellini.
come finirà?
se viene fuori la emenem rossa vince superman,
se viene fuori quella gialla il figlio.

la vita è poprio una briosc.