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post musicale un pò-litico un pò-stitico.

il mondo è troppo tondo per trovare la sinistra?

o la palla è troppo tonda per mantenere la sinistra?

il movimento

dalla locomotiva di guccini francesco

alla canzone popolare di fossati ivano

è una metafora del democratico passaggio

dal rosso al rosa?

ognuno ha i suoi post, ed è subito sera

ognuno ha i suoi post-ers, ed è subito sera

la sentenza è sempre ardua, per questo la lasciamo ai post-eri.

speriamo che la notte aspetti un pò-st.

Lettera ai Niños

si scrivono lettere a tutti gli ordini di figli, alcune vengono da penne jelluane e simpatiche, altre antipatiche e fallatiche,

anche io voglio scrivere una lettera ai miei figli figliaturi prima o poi,

e siccome non so come si chiamano, li apostrofo con i nomi che mi piacciono di più adesso:

Cari Giulia, Bianca, Alice, Marta, Tancredi, Manfredi, Andrea,

vi racconto questa storia dei mondiali del sei, perchè a me è toccato di sentire per anni e anni dei mondiali dell’ottantadue, ma io nell’ottandadue avevo ancora il ciuccio in bocca (e puzzavo ancora di serpente),

e quindi immagino che anche a voi toccherà di sentire dell’italia francia del sei anche se ancora state ballando il limbo su una nuvolina e fate piovere quando vi scappa la doppia pì.

i mondiali di calcio sono una cosa strana.

sono il recupero di una dimensione sportiva un pò più pulita, un pò più libera dalle leggi del (calcio)mercato, un pò più popolare e democratica della repubblica mondiale.

è la storia del gruppo che diventa squadra perchè è gruppo, e non perchè un signore può comprarsi i giocatori più forti.

è la versione cosmica delle partite borgata contro borgata, secondo piano contro terzo piano, pianerottolo contro pianerottolo.

è un sentimento di massa che si unisce e si emoziona.

perchè alla vostra mamma piace fare l’originale e l’anticonformista, a lei piace anche farlo apposta.

(li vedete tutti questi colori sulle pareti e sui vestiti?)

ma la vostra mamma si commuove sempre quando vede tanti personi uniti da un’emozione (la vostra mamma si emoziona alle processioni, ai concerti, ai cortei), almeno quando l’emozione è pulita.

e così i mondiali diventano cosa bella anche per gli esseri non propriamente calcistici.

e siccome la mamma non è snob, lei tifa italia.

anche l’italia è una storia strana.

(la vedete, no, quella forma stravagante che abbiamo appiccicato al muro, con i puntini colorati di tutti i posti che abbiamo visitato?)

è una squadra strana, con questi vestiti azzurri e bianchi come i vostri pigiamini della domenica.

ci sono queste faccette un pò buone, meno tamarre dei giocatori del campionato che il vostro papà guarda ogni tanto la domenica pomeriggio.

e ci sono tutte queste storie di finali di mondiali perdute: perchè l’arbitro è cattivo, perchè il golden gol non era bigiotteria,

perchè nino ha avuto paura di tirare un calcio di rigore (questa però è un’altra storia).

poi succede che si arriva all’ultima partita.

nell’immaginario mondiale i lacci delle scarpe italiane sono fatte di spaghetti,

e il portiere tanto Buffo si allena con le pizze.

non è una squadra favorita. favorita da cosa? favorita e basta.

e non è una squadra con un nome che ti fa paura solo a pronunciarlo.

forse perchè ci sono gatti, cose che finiscono in otta, pirli (che non si deve dire), grassi magri, canne, materassi.

o forse perchè è difficile partire contro il vento e dire che un giocatore è troppo bravo finchè è troppo bravo

(ma anche questa è una cosa singolare dell’animo umano che vi spiegherò).

succede che ci sono gli inni nazionali e un pò bisogna emozionarsi.

bisogna anche calarsi nel ruolo: la mamma si è messa una grande bandiera come top (ma sotto aveva una canottierina rossa, non vi preoccupate, la mamma è brava)

aveva davanti una grande insalatiera di pasta fredda, la birra, le patatine al formaggio e i cornetti algida

(anche le sigarette, ma questo non ve lo posso mica dire).

succede che la partita comincia e dopo poco pochino la francia che è la squadra avversaria fa gol.

(la francia sportivamente è sempre stata un pò antipatica, perchè ha vinto tante cose.

ma ricordatemi di parlarvi di bartali)

in realtà il signor materasso fa fallo di sgambetto mentre il signor zinedinzidan (che è un pò come la filastrocca della capra che canta sopra la panca) sta per tirare.

allora il signor arbitro, che a volte somiglia un pò al cervo (il papà di bambi)

dice che senza sgambetto ci sarebbe stato un gol forse forse. e allora fa decidere al dio della palla,

e assegna un rigore. sono lì davanti la filastrocca e il buffo, soli soletti. e la filastrocca fa un tiro strano

(a cucchiaio, ma fatevelo spiegare da papà), ed è gol.

tutti sono molto tristi e preoccupati (tutti quelli che tifano italia).

ma siccome il dio della palla vede e provvede, il materasso che aveva fatto fallo di sgambetto alla filastrocca,

riesce a fare gol, così è parità (egalitèèè, come dicono i francesi, ma questa è ancora un’altra storia. e anche la marsigliese è un’altra storia rispetto all’inno di mameli).

e cominciano minuti lunghissimi: alla mamma fanno male le gambe e si sente tutta sudata.

poi little tony fa un gol. ma il gol viene annullato perchè è fuori dal gioco.

(è una cosa misteriosa, il fuorigioco, come la polverina delle fate di peter pan).

poi succede una cosa molto brutta: il signor filastrocca si arrabbia col materasso.

forse perchè il materasso ha detto qualche cattiveria, ad esempio che il signor filastrocca è pelato come un pomodoro,

oppure che la mamma della filastrocca non lo lavava quando era piccolo.

sono cose che non si dicono. però il signor filastrocca esagera e anzichè rispondere con una cattiveria

(che in realtà non si fa neanche questo), gli dà una testata sullo sterno.

e il povero materasso cade per terra (ma non muore).

la filastrocca viene espulsa e sprofonda nel baratro degli spogliatoi.

ma la partita va avanti (l’unica differenza è che il commentatore non può più dire che le squadre hanno fair play)

noi siamo uno in più, ma non riusciamo a segnare. e così ci sono le sofferenze supplementari, altri trenta minuti. (la mamma non ce la fa più a correre).

e nessuno riesce a segnare, così si va ai rigori.

i rigori si fanno nello stesso posto, quindi in realtà non si va da nessuna parte.

però sono una cosa un pò mistica. è sempre uno che tira da solo e uno che para da solo.

non si sa chi ha più il cuore in gola, o le ginocchia nello stomaco.

e ai rigori, dove l’italia non vince mai….

tan tan tan….

il signor tre seghe (che un’altra volta proprio lui ci aveva fatto andare via) sbaglia.

e quindi la francia fa quattro punti piuttosto che cinque.

e invece l’italia, con tutti i suoi tatuaggi di nomi di mamme, di donne, di figli…

ne fa cinque su cinque.

e vince.

c’è una grande commozione celebrale, tutti si vogliono più bene (anche se nessuno vuole bene alla francia e alla mamma della filastrocca soprattutto),

e tutti vanno a fare confusione per la strada, tutta la notte.

(la confusione per la strada però si può fare solo quando si è grandi, perchè altrimenti arriva babbbau che si mangia le mamme e i loro bambini).

e questa è la storia.

la mamma vi ha comprato la gazzetta dello sport (che normalmente non si compra), apposta per voi.

l’ha comprata dal suo giornalaio preferito (quello che non tiene quotidiani di destra)
che è rimasto un pò stupito quando lei gli ha detto che la comprava per voi che ancora non c’eravate mica.

però quando parlava dei rigori, il signor giornalaio aveva gli occhi lucidi.

adesso che sapete la storia,

in questi mondiali nuovi che state guardando sputacchiando potete fare un sacco di citazioni e riferimenti,

che un pò c’eravate anche voi.

xxx

chiatenaccio

IL CALCIO SENZA FOSFORO COME METAFORA DELLA VITA MI DÀ TANTI ASSIST.


mizzica lo so che io sono agitata non mescolata (shaken not stirred, come la vodka martini),

che anche se il freno motore mi fa ridere e mi dà soddisfazione (“questo minestrone, tutto il circondario saprà..”),

in terza proprio non ci so stare, e se potessi passerei dalla prima alla quarta in diagonale

(e solo perchè la quinta direttamente comporterebbe degli zigzaggamenti),

che non so aspettare e non so stare ferma.


ergo bombergo se fossi pucci pucci cippi lippi adotterei (adotterei un cocker arancione e lo chiamerei picasso),

adotterei lo schema zemaniano sul quale parole hanno blowingato in the wind del blog.

a proposito, 3 consigli per venerdi:

a) mettere tre punte (inzaghi, toni e totti

– totti solo per via del rigore, ma si sa che basta pocho a convincermi),

quattro centrocampisti (grosso, matarazzi –

forse matarazzi non può giocare? vabbè, neanche io sono lippi -,

gattuso – che mi piace tanto colla sua calabrosità di pancia che corre tanto tanto tanto, e nesta),

e tre difensivi (zambrotta, perrotta e cannavaro).


b) usare i lati o le fasce o come si chiamano,

insomma avanzare come il nuovo che avanza

un pò stile battaglia alessandromagnina, circumnavigando, circoncidendo, circostanziando.


c) c è davvero una lettera meravigliosa.


d) non fare questi lanci carambolati caramboleschi

che la palla si sa dove parte non si sa dove arriva.

ma tiri bassi dritti e forti come (qualsiasi metafora mi assume una connotazione sessuale, quindi omissis).


e) dire a buffon che se non ci fosse lui,

e anche che sta meglio col vestito color granata piuttosto che giallo.

però stavo scrivendo un’altra cosa.

e cioè, che nonostante un naturale approccio peripatetico alla esistenza

e nonostante il catenaccio mi faccia antipatia

mi inviluppo nella contraddizione che (sol mi) consente e qui lo dico:

QUANDO SI HA TRA LE MANI

NELLE PIEGHE DELLO STOMACO

STRETTO TRA LE GINOCCHIA

QUALCOSAQUALCUNO DI DAVVERO PREZIOSO:

ME NE INFISCHIO SE POI MI FISCHIO

E FACCIO UN CATENACCIO CHE LO PROTEGGA.


qui lo dico ma tra poco lo nego.

maybe, let it be.


c.

after-eight: com-mentino

chissà se battisti lucio davvero fascista era (“non dire no, non dire no, prendi tutto quello che ho”)

e renis tony (“se vui dirmi di si, devi dirlo perché non ha senso per me la mia vita senza te”)

e allora fornaciari sugar zucchero (“con le mani se vuoi, puoi dire di si”).

forse no (se quelle sono canzoni d’amore ridicole alla pessoa fernando e kundera milan,

se quelle sono cose d’amore ci vogliono un sacco di referendum confermativi, sospensivi, abrogativi…).

quello che conta alla rovescia atnoc (in anagramma tanco, ti voglio tanco bene, anche se non balli il tanco commè)

è che

CI SONO QUORUM CHE FANNO DAVVERO BENE AL CUORUM.

(cambio aggettivo, lascio le chiare petrarchesche e divento sono gozzaniamente felice)

chissà se totti prima di tirare il calcio di rigore (a parte meditare sull’opportunità del calcio a cucchiaio)

canticchiava nella sua mente la leva calcistica del sessantotto.

NO NO NO (you don’t love me and i know now)

sgattopardata referendaria:

se niente deve rimanere com’è, è necessario che niente cambi [così e adesso]

BomBomdiBonTon

BomBomdiBonTon: galatine e galateo

ovvero: considerazioni brevi e bigotte sull’estetica dell’esame.

cosa spinge una fanciulla di venti anni circa a presentarsi ad un esame di mondo diritto

indossando una maglietta verde

con su scritto “shit”.

dico io, se proprio vuoi andare in giro con la doppia ca addosso,

scrivilo almeno in giapponese, così nessuno se ne accorge.

e cosa spinge una fanciulla di venti anni, anche abbastanza paffutella a presentarsi ad un esame di mondo diritto

con una maglietta bianca con una banana che arriva quasi fino al (non) colletto,

mezza sbucciata e con il frutto coperto di (finti) svaroschi luccicanti?

tesoro mio, lo so che omnia munda mundis (=tutto il mondo è paese?)

ma dopo otto anni di età forse è sconveniente.

e sorvolo sui maschi in canottiera & infradito,

sui soliti tanghi che escono da i gins a vita sotterranea,

e ai uonderbrà spessi cinque centimetri.


è un bell’assist a l’abitononfailmonaco – lo so -,

ma se l’abito non fa il monaco, l’abito può fare il cattivo gusto.

e se mi sento di riportare alla libbbertà di pensiero anche la libertà nel vestire,

la libertà è pur sempre una forma di disciplina.


per una critica della (ir)ragione estetica,

la duchessa di york.

calcio con un pò di fosforo.

questa confusione calcistica mi sfiora appena. ovviamente sarei felice se alla fiorentina succedesse qualcosa, ma solo perchè i fiorentini mi stanno antipatici ed io ero [loro] amica ero una stronza avevo sedici anni appena…

non riesco a smettere di pensare agli schemi però.

allo schema del boemo.

fino a ieri pensavo che boemo fosse un signore con uno schema sbilanciato in attacco, utilizzato da un altro allenatore chiamato zidan (che ovviamente non so come si scrive). ieri ho appreso che il signor boemo è la stessa persona che utilizza quello schema (che infatti è il suo) e che non si chiama zidan, ma zeman (che ovviamente non so come si scrive), anche se tutti e due cominciano per zeta (a quanto pare anche nel nome).

la domanda che sorge spontanea, come la pelle d’oca quando, o la tachicardia quando. la domanda che sorge spontanea, mi sveglia nello stomaco della notte quando però mi sono già svegliata per bere un pò di acqua. è questa: perchè nessuno lo usa?

se fossi un allenatore (e mi piacerebbe essilo, perchè potrei dare ordini, non fare nessuna fatica fisica, mettere la cravatta e non ridicoli calzettoni fosforescenti, e fumare a bordo campo, e rilasciare interviste, tutte cose che si confanno o si confacciono al mio personaggio in cerca di disonore),

se fossi un allenatore e non un allentatore, io userei lo schema 2- 3- 5.

che mi sembra assolutamente vincente.

del resto, basterebbe tenere i difensini attaccati alla porta, tanto loro mica lo rischiano il fuori gioco. tanto più che poichè la massa usa lo schema 4 -4-2, i miei difensori dovrebbero affrontare pochi attaccanti, quindi ce la fanno. risoluti difensori del capricorno e del toro, resistenti come parmigiani, attaccati alla terra come neanche la robbba di verga.

magari un portiere un pò più alto e un pò più largo, così occupa più spazio. del resto, se in barca a vela alle manovre si prendono in prestito i giocatori americani di rugby, non vedo perchè io non potrei assumere, anzi comprarmi (come un paio di scarpe) un portiere pallacanestraro saltellino. un portiere scorpione ascendente cancro, capace di intuire le mosse degli altri e legato alla casa.

gli altri tutti lì in attacco, che è molto più divertente. del resto ivi i miei attaccanti troverebbero un sacco di difensori dalla personalità dimessa e volta al sacrificio, e scatterebbero punizioni e rigori.
attaccanti del segno del leone o dell’ariete, con un ascendente sagittario oltre e sopra le righe, ma dentro la porta.

per non parlare delle sobrissime divise. altro che righe verticali e colori fosforescenti. classiche divise blu scuro con le rifiniture bianche, e calzettoni modello burlington. (ad esempio la maglietta della scozia, di cui ho appena avuto contezza, grazie al balcone). ovviamente non voglio vedere capelli lunghi, codini, nastrini e cerchietti. niente gestacci, massimo sette parolacce a partita, e, ovviamente, niente disgustosi sputacchi per terra.

quando cominciano i saldi? a luglio? che mi compro una squadra.

la palla è rotonda.

saluti interni di punta sinistri.

c.

cavoli e cicogne: il parto è tratto

un lupo rincorre una pecora e la pecora dice beeeeeee, beeeeeee, beeeeeee, beeeeee.

il lupo acchiappa la pecora, e la pecora dice beh. beh. beh.

che dire.

anche io (anche rispetto a chi? a qualcuno di sicuro) mi aspettavo una campagna elettorale più mancina, con posizioni meno diagonali e più verticali.

e anche più facili.

perchè la politica la capisci quando è semplice, come il pane, e il circenses non serve.

avrei voluto sentire quelle frasi da libro di storia della scuola media, che mi spiega per la prima volta il comunismo e la socialdemocrazia.

avrei voluto quattro paletti dritti e fermi attorno ai quali avvolgere tutte le matasse e i paralipomeni.

metafore da atletica leggera sulle condizioni di partenza.

aforismi sul merito che è meritevole di tutela solo se uno si muove rispetto a.

pensieri più resistenti e la costituzione sbattuta in faccia.

il resto lo avrei voluto sentire più dopo e più coerente: e non perchè la mattina a colazione mi inzuppo un pensiero nel tè, e anzi foierbac mi sta anche simpatico, ma le cose che si devono fare si fanno meglio quando.

avrei voluto UNO SPECCHIO PER RIFLETTERE E NON PER RIFLETTERMI con il mio orticello semiperfetto e ordinato.

avrei anche voluto una maggioranza più unanime. (non – non dormire stanotte, svegliarmi ventimilavolte sotto i mari. non lavorare da casa stamattina per controllare il sito dell’ansa bloccato e la televisione inspiegabilmente piena di programmi che ti spiegano come fare l’omelette perfetta).

certo che non mi aspettavo lo zero virgola qualcosa di differenza, e pensavo di avere vicini di casa più intelligenti.

però è andata.

e adesso non ne voglio vedere musi lunghi, delusi e sconsolati. i ma, beh, forse, però, insomma possono aspettare.

voglio un’allegria rossa ed euforica. magari anche incosciente e in alcuni passaggi superficiale. ma emozionata e rivoluzionaria.

se le rivoluzioni non iniziano senza un ballo, ci sono anche cose punk che cominciano come un soft pop, ma poi.

il mio primo bambino quando sarà (ma sarà entro una leggggislatura) non rischia di ricevere una lettera di benvenuto da un presidente del consiglio destrOrso, e questo è meraviglioso.

stasera grandi salti:

mettete la sindrome da torta sacher in frigorifero, vi prego, e fatevi bastare il vino rosso.

c.

alla cicogna si sono rotte le acque, manca poco

(im)possibile che siamo tutti qua ad aspettare il voto degli italiani all’estero?

chissa è a zita, cu a vole sa marita

(trad. in polentonio: questa è la fidanzata, chi la vuole la sposa – e quindi, in senso traslato, questa è la situazione colla quale fare i conti)

nelle more (alde), nelle fragole (bergman), nei lamponi (morandi? ops) e nei frutti di bosco tutti,

ascoltiamo ivano che non suona invano,

(sospesi sul divano ad apettare il responso dal ministero strano)

(Italiani d’Argentina)


Ecco, ci siamo

ci sentite da lì?

in questo sfondo infinito

siamo le ombre impressioniste

eppre noi qui

guidiamo macchine italiane

e vino e sigarette abbiamo

e amori tanti.


Trasmettiamo da una casa d’Argentina

illuminata nella notte che fa

la distanza atlantica

la memoria più vicina

e nessuna fotografia ci basterà.


Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina

oramai certa come il tempo che farà

con che scarpe attraverseremo

queste domeniche mattina

e che voglie tante

che stipendi stani

che non tengono mai.


Ah, eppure è vita

ma ci sentite da lì?

in questi alberghi immensi

siamo file di denti al sole

ma ci piace, sì

ricordarvi in italiano

mentre ci dondoliamo

mentre vi trasmettiamo.


Trasmettiamo da una casa d’Argentina

con l’espressione radiofonica di chi sa

che la distanza è grande

la memoria cattiva e vicina

e nessun tango mai più

ci piacerà.


Abbiamo l’aria di italiani d’Argentina

ormai certa come il tempo che farà

e abbiamo piste infinite

negli aeroporti d’Argentina

lasciami la mano che si va.


Ahi, quantomar quantomar per l’Argentina.

La distanza è atlantica

la memoria cattiva e vicina

e nessun tango mai più

ci piacerà

Ahi, quantomar


Ecco, ci siamo

ci sentite da lì?

ma ci sentite da lì?

come un uomo che aspetta la cicogna nel corridoio


perchè nessuno mi intervista quando esco dal seggio,

come li fanno questi spogliarelli sistematici????

(del resto, nessuno mi chiede cosa guardo alla teVelisione,

forse perchè non ne guardo, ma che ne sanno i marinai)

incrocio le dita

mi annodo i capelli

ho addosso una cravatta ROSSA e anche l’underwear

non ho candele da accendere perchè niente repubblica teocratica

tocchiamoci………….

sarò buona

non dirò più bugie

terrò la casa in ordine

aumenterò la mia produttività marginale.

smetterò di fumare?

Salto con l’HASTA SIEMPRE

(intanto questa volta).