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straziami, ma di spotify saziami. anzi, spotifizzami, ma di baci saziami.

scusate se ritorno sul tema.

(sul tema in realtà non mi ero ancora soffermata, se non tra me e me. ma siccome non posso ignorare di avere già parlato con me stessa, è pur sempre un ritorno).

il tema è costituito dalle cinque ragioni per cui tra una donna e spotify può esistere una relazione assolutamente perfetta.

eccole.

uno. spotify non dice che sono bipolare solo perché nelle ultime ricerche si sono alternati shostakovich, wilco, domenicomodugno, bjork, kung e il quartettocetra di nellavecchiafattoria (ia-ia-o).

due. spotify non dice che sono ossessiva compulsiva perché quando mi piace una canzone la ascolto un numero di volte che va da uno a n.

tre. spotify non dice che sono disordinata perché le mie playing list sono una miscellanea di canzoni (apparentemente scollegate).

quattro. spotify non dice che sono infantile solo perché le mie playing list continuano a chiamarsi “breve eterogenesi dell’udito” seguito dal numero dell’anno (o della stagione, o del motivo scatenante), come facevo in origine con le musicassette, poi coi ciddì, poi con le cartelle di mp3 sul mac. vedi punto tre.

cinque. spotify non mi fa sentire ignorante se non conosco una canzone fondamentale e non mi fa sentire truzza se cerco una tamarrata che ho sentito alla radio.

sei. spotify sa cosa mi piace. mi fa trovare una playing list assolutamente disorganica ogni mattina e il meglio del meglio ogni lunedì. si ricorda cosa ho ascoltato e non mette mai (dico mai) cose che non mi piacciono. ieri mi ha mescolato la vie en rose nella versione di iggy pop, le beatitudini di vladimir martynov (che era un metamessaggio) e la rappresentante di lista della rappresentante di lista. assolutamente perfetto.

ah. avevo detto cinque e invece sono sei?

spotify non mi rompe le scatole se cambio programma.

conclusione: spotify mi conosce come e meglio di un amante.

devo solo capire se è baciabile.

 

 

scary world theory.

ci sono tre modi per vedere le insegne dei bar sfuocate in una tiepida sera di mezza estate.
il primo è essere miopi. che ha la sua utilità, specie perchè cuore non duole.
il secondo è essere lontani. che si riallaccia alla miopia, laddove lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.
(quando non si tratta del brillare naturale dei miei occhi).
il terzo è avere gli occhi pieni di lacrime.

visto che non sapete chi sono,
nè forse lo so io, a dispetto di socrate e dell’oracolo di delfi, Γνωθι Σαυτόν,
potete fare finta che io sia una digeiessa,
con la voce eroticamente bassa,
per le sigarette o perchè ieri ho urlato tutta la notte contro un microfono,
o perchè ho gridato dentro,
comunque i nodi alla gola hanno una ragione che la ragione non conosce.

fate finta che da una radio di provincia del sud,
mantenuta al più da improbabili pubblicità di materassi di lattice,
sintesi senza dialettica di una morbidurezza utopica,

fate finta che dai miei 122 femmina fm
balbetti e gorgeggi insensatezze senza troppi aggettivi
e metta questa
SCARY WORLD THEORY, dei Lali Puna,
accidentale colonna sonora delle Conseguenze dell’amore
e accidentalmente drummembasso la citazione:
“Sedermi a questo bancone è forse la cosa più pericolosa che abbia fatto in tutta la mia vita”.

fate finta.
anche io faccio finta, che in una visione escatologica, andrà tutto bene,
o almeno andrà dove deve andare.

e copioincolloleggo la lyric,
con particolare riguardo ai cookie monster afffianco del mio letto:

“I’ve never said you’ll have to
be afraid
of the cookie monster
beside your bed

It’s not the real
The real one’s in your head
Beyond control
The true one cuts you dead

It’s a real fight
It’s a war

When destruction takes over
There is no escape
Every shot on target
Perpetrator knows how to strike”

cinque ragioni perchè una ragazza oggi può comprare cinque bulbi di tulipani gialli.

cinque ragioni perchè una ragazza oggi ha comprato cinque bulbi di tulipani gialli.
(a parte che a lei piacciono i titoli lunghi)

uno, perchè è il nove tre sette, che viene dopo l’otto tre sette. (poteva giocare con le carte da scopa, oppure giocarseli al lotto, oppure andare al mercato).
due, perchè i tulipani sono puliti.
tre, perchè magari lei ha fatto l’erasmus in olanda.
quattro, perchè tu, li pani. io, il pane.
cinque, perchè se facesse la di gei, mescolerebbe le canzoni per parole, per profumi e per colori.

e oggi voleva mescolare due canzoni di de gregori francesco,
che sanno di tulipani.
(che per lei sanno di tulipani,
che lei userebbe per un video, se facesse la regista anzichè fare la di gei,
se facesse la di gei anzichè la nonsoccosa di diritto amministrativo).

un verso lo prenderebbe da “bene”:
“Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi
ma è inutile cercarmi sotto il tavolo,
ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, qualche nave,
qualche sogno, qualche tempo fa”.

e un verso lo prenderebbe da “un giorno di pioggia”:
“A volte potrai avermi con un fiore,
a volte un fiore non ti basterà,
a volte penserai
di avermi chiuso in una stanza.
Dammi le tue chiavi dolci,
voglio farne una copia,
voglio scrivere una lunga poesia per le tue braccia”.

perchè una ragazza oggi voleva mescolare queste due canzoni,
ha due ragioni.
una è molto bella,
una è un po’ brutta.

ma quale cuore,
cuale quore
batte senza altalena.

post musicale un pò-litico un pò-stitico.

il mondo è troppo tondo per trovare la sinistra?

o la palla è troppo tonda per mantenere la sinistra?

il movimento

dalla locomotiva di guccini francesco

alla canzone popolare di fossati ivano

è una metafora del democratico passaggio

dal rosso al rosa?

ognuno ha i suoi post, ed è subito sera

ognuno ha i suoi post-ers, ed è subito sera

la sentenza è sempre ardua, per questo la lasciamo ai post-eri.

speriamo che la notte aspetti un pò-st.

Canova che abbaia non soffre.

Lamento della Ninfa

Amor
(dicea)
Amor
(il ciel mirando, il piè fermò)
Amor, amor,
dov’è la fe’
ch’el traditor giurò?
(miserella)
Fa’ che ritorni il mio
amor com’ei pur fu,
tu m’ancidi ch’io
non mi tormenti più;
(Miserella ah più, no,
tanto gel soffrir non può)
Non vo’ ch’ei più sospiri
se non lontan da me.
No no, che i suoi martiri
più non dirammi, affé!
(Ah miserella. Ah più no no)
Perché di lui mi struggo?
Tutt’orgoglioso sta;
che sì, che sì, s’il fuggo
ancor mi pregherà.
(Miserella, ah, più non
tanto gel soffrir non può)
Se ciglio ha più sereno
colei che il mio non è,
già non rinchiude in seno
Amor sì bella fe’.
(Miserella, ah, più non
tanto gel soffrir non può)
Nè mai sì dolci baci
da quella bocca havrai
nè più soavi… ah taci,
taci, che troppo il sai!
(Miserella!)
Sì, tra sdegnosi pianti,
spargea le voci al ciel:
così ne’ cori amanti
mesce Amor fiamma e gel.

Claudio Monteverdi, Madrigali, VIII, 1638
(Testo di O.Rinuccini)

tre volte dentro me.

lasciando stare il trascendente,
stamattina credo un pò a tutto.
stamattina credo più di tutto:
nella mia carta del cielo.
negli arcani maggiori.
che la nutella mi mette allegria.
che il vino rosso mi fa venire gli occhi lucidi anche se non piango, al secondo bicchiere.
che il sesso toglie il mal di testa, e il mal di testa non può essere una scusa.
credo all’amore a prima vista.
credo all’amore a scoppio ritardato.
credo nell’amore a scoppio.
credo nell’amore per sempre. a volte.
credo che l’amore a volte è per sempre o a volte credo che l’amore è per sempre, a volte?
a volte, altre volte no.

però credo solo alle misure intere.
e quindi credo nelle rivoluzioni.
e anche nel sovversivo.

per questo in questa calda mattina di autunno,
tanto calda che se non ci fosse il cal(d)endario
qualcuno potrebbe pensare di essere in primavera

per questo
mi faccio un ChiaraoChi di una canzone,
AfterHours.
ricantata da Mina.
ricantata da me:

“Lei è qua, falsità come, radioattività
Che mentre c’è da osare
Uccide lo spettacolo carnale
E l’anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo

Che io m’accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione

Forse se, forse se, porta ad esitare
Io vengo dall’errore, uno solo
Del tutto inadatto al volo
E anche se vedo il buio, così chiaramente
Io penso la bugia affascinante

E non mi accorgo che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione

Lei è qua, lei è qua come, radioattività
Che mentre c’è da osare,
Uccide lo spettacolo carnale
Cinque pianeti, tutti nel tuo segno
Il fallimento è un grembo e io ti attendo

Mentre ti scordi che puoi respirare
Che sono il sovversivo
Tuo sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione”

ps. anche io ho 5 pianeti (4 e un asteroide) nel mio segno….

l’amico di cordoba


non sono mai stata a cordoba.
e invece ieri sera sono stata in piazza della passera.
la dottrina sul nome è divisa (come la riga tra i miei capelli. ieri sono andata a tagliare le doppiepunte salate e assolate dall’agosto):
taluni narrano di un antico bAr-dello; talaltri alla forma della piazza vista dall’alto (con tutta la mia immaginAzione non riesco però a vedere il becco e le zampine, ma bisognerà consultare gugolert a proposito).
nondimeno, nella piazza suddetta mi è Servillo fare un Girotto e bere distillato di (mangala)Vite.
cioè, servillo girotto mangalavite pianofortavano sassofonavano e cantavano l’amico di cordoba.
c’era tanta tanta gente e si stava a dritta.
c’era tanta gente e un dolce brusio di finestate.
che sei all-aperto e un pò perchè è gratis sembra che tutti si siano fermati per caso a sentire tre personi che suonano in un angolo.
che hai un bicchiere di vino in mano che non l’hai proprio rubato, solo preso in prestito, e ti viene voglia di alimentare il brusio di finestate.
insomma c’era tanta gente tutti un pò brusianti.
quindi non capisco perchè una signora (di quelle un pò grasse cheppperò si mettono le magliette tra-sparenti, non che ognuno non abbia il diritto di vestirsi come gli pare, ma ognuno dovrebbe valorizzarsi, insomma) mi ha apostrofato.
no, non mi ha apostrofato. che se uno ti apostrofa non dovresti neanche sentirlo, perchè l’apostrofo da solo non fa rumore. piuttosto le virgolette, che almeno sono due.
non mi ha apostrofato, ma mi ha detto (tra virgolette tintinnanti): “sei peggio di una zanzara, stai un pò zitta”.
che poi stavo anche dicendo una cosa pertinente sul sax tenore (era tenore?) che faceva vuelvo al sur.
che poi parlavano tutti e io partecipavo di questo sentimento universale con un afflato mistico.
no, non avevo un afflato mistico, ero un pò brilla.
e io le ho dato un pizzicotto, come una zanzara, che io colla zanzara ci faccio anche rima.
no, non lo dato un pizzicotto, le ho mandato un apostrofo molto silenzioso sulla sua maglietta trasparente.

troppa dolcezza per essere acidi. (aperta e chiusa parantesi, hai visto mai).
e qui mi volevo, all’amico di cordoba.
che è davvero CalDolce.
i miei tasti non sono abbastanza onomatopeici per riassumere il sassofono, che dire che sa di sasso è ossimoroso, e il pianoforte che sa fare il temperato come la finestate.
più dell’insulina arrimoddro (dotto, siciliano per: mi ammorbidisco, mi ammollisco, ma in quella dimensione tutta strutta dei biscotti plasmon su un passeggino di finestate),
arrimmoddro (pron.: arrimoggio) per le liriche seguenti:
novedad,
vuelvo al sur,
ninna nanna del gra,
che senso ha
e soprattutto a prima di te.

prima di te la devo proprio ricopiare perchè su gugle non l’ho trovata mica e allora partecipazione alla crescita della ragnatela universale (non sia mai che un extraterrestre decida di portarla via, eugeniamente).

PRIMA DI TE:
“scegliersi
che in fondo è un pò anche riconoscersi
tutti quei no ma sarai mia
è una mia fantasia
che poi mi fa da spia
e porta un poco a sporgersi
però riuscire pure a reggersi
tutti quei no che sono si
la solita mania di fare casa mia
negli occhi dove perdermi
io voglio ancora perdermi
e dimentico di me le cose che ho avuto dalla vita
prima di perdersi
per poi riuscire a ricongiungersi
facendo finta che ci sia
la voglia di andar via
ognuno a casa sua
per poi tornare a crederci
diversi eppure somigliandoci
tutti quei non che sono si
la solita mania di fare casa mia
negli occhi dove perdermi
io voglio ancora perdermi
e dimentico di me
le cose che ho avuto dalla vita
prima di me”

un pò mi ero fatta convincere che la bellezza salverà il mondo.
mi sbagliavo,
è la dolcezza.
e la dolcezza è la grande selezione naturale della felicità.
darwin non aveva capito una doppiazzeta.

infatti javier servillo mi ha dedicato una canzone.
no, non è vero, mi ha autografato il ciddì, ma “con mucho afecto”.

pistacChia

 

ho un nuovo secondo gusto preferito.

 

la storia dei miel gusti preferiti?

(dai dai dai dai raccontacela). vabbéne.

 

1. età minima:

cono fragola limone e pistacchio.

[Un gelato al limon, gelato al limon gelato al limon, sprofondati in fondo a una citta.
un gelato al limon e vero limon- ti piace? mentre un’altra estate passerà]

mi sembrava una cosa patriottica (up patriots to arm).

in realtà non mi piaceva. ma mi piaceva averlo addosso sui vestiti.

a volte scivolate estemporanee su gusti qualunque (ma che cono mangiava musil?) purchè colorati.

tipo puffo.

 

2. età media:

cono cioccolato e panna.

panna sopra e panna sotto.

[ Bambina ti voglio ti sento ti muovi, mi turbi mi arrendo:

Gelato al cioccolato, E’ dolce ma un po’ salato. Tu gelato al cioccolato. Un bacio al cioccolato, io te l’ho rubato]

fastidio fiscico per chi assumeva gusti tipo nocciola.

stracciatellamente piccolo borghesi e poco decisi.

 

3. età fino a poco fa:

cono fragola e cioccolato.

[rossetto e cioccolato che non mangiarli sarebbe un peccato. si fa così, si cuoce a fuoco lento, mescolando con sentimento: le calze nere, il latte bianco, e già si può vedere che piano sta montando…

cfr. anche fragole buone buone & merenda di fragole] 

 

4. età dall’altro ieri:

cono cioccolato e pistacchio

(il pistacchio non fosforescente, però: che poi divento troppo intelligente).

come ho potuto vivere tutti questi anni senza impistacchiarmi?

[devo trovare una canzone]

slurp slurp.

 

volver

sono tornata,

tonnata come un vitello.

non sono più s-bloGGata.


come hai fatto chiara? (voce fuori campo)

ho smesso di cercare un’antenna mac-compatibile che riconoscesse il ruter,

e ho comprato un cavo eternet lungo quindicimetri che passa dappertutto

un pò tela di penelope (cruz) un pò mollichine di pollicino e arriva qui.

è verde e mi fa anche effetto serpente, eva vs. eva.

chi fa da sè fa da sè, ma a volte funziona.

(l’altro l’altro ieri ho sognato che facevo Robba a letto con iumaturman,

bang bang)


sono davvero contenta.

tenta è troppo simpatica.


mi siete mancati un sacchissimo.


c.

c’è rete e rete

la palla è rotonda
è un pensiero lapalissiano o è una metafora,
anzi una mezza-fora (e l’altra mezza è dentro)
della vita che è tonda
(che ci vuoi fare,
“L´inevitabile non accade mai, l´inatteso sempre”, dice Keynes John Maynard)
dell’amore che è tondo
(che ci vuoi fare, basta a se stesso, ma è pronto a scivolare o a esplodere,
infatti anche l’anguria che è frutto patriottico è tonda)
dell’umore che è tondo
(che ci vuoi fare, la donna è mobile).
 
il pescespada no, però.
e nell’attesa dell’evento semiapocalittico di stasera
(stasera che sera, e che sarà, che sarà? svegliati e primavera)
c’è rete e rete
(e c’è anche rita botto che ha cantato questa canzone qua)
 

 

Lu pisci spada   
(D. Modugno)
 
Chist’è ’na storia
d’un pisci spada
storia d’amuri….
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
pigghia la fiocina accidilu accidilu accidilu ahh…
te pigghiaru ’a la fimminedda drittu drittu ’ntra lu cori
e chiancìa di duluri ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la varca la strascinava e lu sangu ni curria
e lu masculu chiancìa ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e lu masculu parìa ’mpazzutu
mi dicia bedda mia nun chiancìri
bedda nun chiancìri
dimmi tia c’haju a fari…..?
Rispunnia la fimminedda
ccu nnu filu e filu ’i vuci
scappa scappa amuri miu
’ca sinò t’accidunu…
No no no no no amuri miu
si tu mori vogghiu murìri ’nzemi a tia
si tu mori amuri miu vogghiu murìri….
Ccu nu saltu si truvàu ccu issa
’ncucchiu ’ncucchiu cori a cori
e accussì finìu l’amuri
di du’ pisci sfurtunati….
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
c’è puru lu masculu
pigghia la fiocina accidilu accidilu ahhh…
Chist’è ’na storia
d’un pisci spada
storia d’amuri.
 
 
tra-duzione (da napoli in su)
Il pescespada 
Questa è la storia –d’un pesce spadastoria d’amore…
Dai dai è lì, I’ho visto, l’ho visto… – prendi la fiocina, uccidilo uccidilo uccidilo ahh…
hanno colpito la tua femmina dritto dritto in mezzo al cuore
e piangeva di dolore ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la barca la trascinava ed il sangue si spargeva
ed il maschio piangeva ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
ed il maschio pareva impazzito
diceva: “bella mia non piangere, – bella mia non piangere, –dimmi piuttosto cosa devo fare…?”
Rispondeva la femmina –con un filo e filo di voce:
“scappa scappa amore mio –perché altrimenti ti uccidono…”
“Non no no no no amore mio – se tu muori voglio morire assieme a te
se tu muori amore mio voglio morire…”
Con un salto si trovò abbracciato cuore a cuore vicino ad essa
e così ebbe fine l’amore – di due pesci sfortunati… –    
Dai dai è lì, l’ho visto l’ho visto – c’è pure il maschio –prendi la fiocina, uccidilo uccidilo uccidilo ahh…
Questa è la storia – d’un pesce spada – storia d’amore…

traffico: in-colonna sonora

il mio amore
è
capriccioso & viziato
come una canzone
di mina
(tra mi sei scoppiato dentro il cuore
e
caramelle non ne voglio più)
 
quando saremo grandi però
ci accoccoleremo morbidi
in una canzone di fossati.
 
 
e intanto canto
(sola alle sette di stamattina
sulla quattro corsie da siena a firenze
con la finta faccia da pendolare di Chi invece
è stata a fare festa):
 
“Siamo stati naviganti
con l’acqua alla gola
e in tutto questo bell’andare
quello che ci consola
è che siamo stati lontani
e siamo stati anche bene
e siamo stati vicini
e siamo stati insieme.

Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra
e piccoli soldati
senza amare la guerra,
ci hanno mandati lontano
senza spiegarci bene
e siamo stati male,
ma siamo ancora insieme.

Grandi corridori di corse in salita
che alzavano la testa dal manubrio
per vedere se fosse finita,
allenati alla corsa
allenati alla gara
e preparati a cadere
e a tutto quello che s’impara,
innamorati della sera
innamorati della luna
conoscitori della notte
senza averne paura,
innamorati di quel fiore
che non vuole mai dire:
ecco, è tutto finito
e bisogna partire.

Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
lasciando scivolare il libro che
ci ha aiutati a capire
che basta un filo di vento
per venirci a guidare
perché siamo naviganti
senza navigare
mai.”

duemaggio: nessuno mi ama come mi amo io

facile essere allegri con brio (non blu, non rocchetta)

il primo maggio, colle margherite (s-cocciante)

sul parabrezza della macchina, agganciati ai tergicristalli che dovrei cambiare (prima o poi, o forse vanno boicottati per i lavavetri, perchè certo, anche se a volte sono aggressivi, nessuno si diverte a stare con una spugna al semaforo, meglio fare il medico sui balcani sarebbe stato),

facile quando il tempo è a metà ma non importa perché è vacanza, e alla radio ogni tanto pezzi del concerto a roma (che bello l’anno scorso, non sentire il caldo nè i piedi, aspettare La canzone), e forse ci sarà un pò di coda, il grande rientro (ma sempre meglio trovare la coda a firenze sud colla pancia piena di tortelli piuttosto che la mattina alle sette colla macchina piena di stroboscopi), e chissà perché poi il rientro è sempre grande o non è, mai che ci fosse un piccolo rientro senza trombe e senza grancasse.


difficile (non è partire contro il vento, ma casomai, senza un saluto, i.f.), più difficile è mettere l’ansia per il futuro prossimo (quello anteriore invece no, perchè nel lungo periodo tutto va bene e va come deve andare, ho il giove all’ascendente, io) l’ansia per il futuro prossimo al guinzaglio, pensando a quello che devo consegnare, e dire che non sono neanche un pony express, casomai un asino lento e indeciso alla buridano (e marmellata). difficile è tenere la camicia a righe e i mocassini quando c’è il sole e fa caldo, e una settimana lunga con i giorni indifferenti ai nomi perchè per chi è pagato per scrivere e pensare il martedì e il sabato sono potenzialmente uguali.

difficile quando l’amore qualche compromesso lo deve accettare o deve aspettare, e non può soltanto rotolarsi su un prato, su una spiaggia

o su una roccia.

calda.

ma io sono chiaratan, dimensione avventura, questa è fantasy più che science,

e posso sempre mettere il miglior sorriso della mia faccia alla conte paolo, e canticchiarmi che mi amo come conte paolo che copioncollo dopodichè tutto sarà più facile.

c.

Arrivo lì, così… Nessuno mi aspettava più… un temporale fa dei grandi gesti grigi, è il clima mio… ci sarà stato mai qualcuno interessato qui? Volendo… nelle scarpe avrei un ritmo mio…

Nessuno mi ama… …come mi amo io, mi sei piaciuta felicità… nessuno mi odia come mi odio io, mi giro indietro e poi mi dico addio… …luxury bound, my luxury bound, Imagine, please, my luxury bound… no-body loves me as I love myself oh, luxury bound, my luxury bound…

Nessuno è dandy se voglio io, nessuno è smoking se non il mio… nessun grammofono di frontiera mi dà l’incendio di un’habanera…

Gente trascurata, sì… fino a domani nell’oblio… qualcuno che mi vuol parlare… può darsi anch’io… gentleman… ma questa è un’ora in cui cantavano le docce ormai
una canzone d’acqua in cui non c’erro io… gentleman… Facciamo un po’ di letteratura con la miseria della mia bravura…

The Rainbow Connection – Kermit the Frog

flash back: sorridere!!!!

io mi ricordo i muppets,

e mi ricordo kermit (soprattutto in quanto rospo),

e mi ricordo questa canzone.

il sole l’altalena e il cuore in gola.

c.

Why are there so many songs about rainbows

And what’s on the other side?

Rainbows are visions, but only illusions,

And rainbows have nothing to hide.

So we’ve been told and some choose to believe it

I know they’re wrong, wait and see.

Someday we’ll find it, the rainbow connection,

The lovers, the dreamers and me.


Who said that every wish would be heard and answered

When wished on the morning star?

Somebody thought of that, and someone believed it,

And look what it’s done so far.

What’s so amazing that keeps us stargazing

And what do we think we might see?

Someday we’ll find it, the rainbow connection,

The lovers, the dreamers, and me.


All of us under its spell,

We know that it’s probably magic…


… Have you been half asleep? And have you heard voices?

I’ve heard them calling my name.

… Is this the sweet sound that calls the young sailors?

The voice might be one and the same

I’ve heard it too many times to ignore it

It’s something that I’m s’posed to be…

Someday we’ll find it, the rainbow connection,

The lovers, the dreamers, and me.


Laa, da daa dee da daa daa,

La laa la la laa dee daa doo…

ChiaRecensione III: QuintoRigo (sei meno un quarto)

Per avere uno “stacco di coscia” più lungo basta mettere una minigonna? Un po’ si (purché esista, naturalmente, una buona base di partenza). L’importante è (oltre che chiamarsi con il nome giusto, e in mancanza puoi Pronunciare Il Mio Nome Contro Ogni Sventura, essendoMi sensitiva e lenitiva) l’importante è metterci sotto le ballerine. Del resto, la staticità dei piedi non si concilia in nessun vaticano con la mobilità delle idee, non per nulla gli aristotelici peripatetavano (sopra i diciotto anni potevano anche paripateNtarsi). Forse all’uopo dovrei mettere il mio machiavellico mac su un carrellino della coop e scriverci mentre cammino.

Cosa Mi stavo dicendo? Che ieri sera giustappunto sono stata alla flog (a questo punto sembra proprio che io vada alla flog con una periodicità degna della tabella degli elementi, e se questa frase non ha nessun significato, nella mia memoria storica invece si). Cioè, che le mie ballerine verdi volevano uscire, allora ho disseppellito una magliettina verde e per non sembrare un albero mi sono messa la gonna gins che ho comprato lo scorso agosto a Marsiglia (“a che meraviglia sembra di essere a Marsiglia, c’è un enorme parapiglia, che ricorda la quadriglia…”), e SICCOME AVEVO LE BALLERINE VERDI sono andata alla flog. Come vedo il cerchio si quadra e si inquadra. E cosa sono andata a sentire alla flog? Mi chiederò, ove me lo fossi dimenticata a causa di quel Cosmopolitan che era assai pieno di rum. E mi rispondo anche, dal momento che il rum ha trovato degli ottimi Ammortizzatori Sociali Nelle Patatine Al Formaggio (sono allergica al formaggio, ma a quanto pare nelle patatine al formaggio il formaggio è finto, perché non mi fanno una cippa, come direbbe L.M.), e quindi mi ricordo.

Ieri sera c’erano i QUINTORIGO. (mi verrebbe da aggiungere sestoquadretto, ma non fa ridere) e questo mi dà il (doremifasol) LA (si?) per considerazioni sparse le trecce morbide e quindi anche accusative alla greca. O, si vu ple, per considerazioni sparse ed arse come le tamerici. Oppure sparse e tendenziose come. Come [ : Spazio Per Sospiro].

Insomma i Quintorigo non li conoscevo. Cioè, sapevo che esistono e che contaminano generi e species. Mi sembra ovvia l’allusione al pentagramma. Il quinto rigo è FA in chiave di violino, LA in chiave di basso. Dovrei dire qualcosa sulle mie chiavi di casa (ho cambiato portachiavi), ma non è pertinente.

Hanno cominciato con un ritardo piccolissimo (e questo dato è di sommo rilievo, a fronte degli ultimi Sconcerti),e tutti eravamo molto seduti – il che non è molto da flog, ma dà un’atmosfera un po’ fumo jazz cinema Parigi. E soprattutto le sedie verdi stanno bene con le mie ballerine, e stare seduti mi consente di monitorare la mia gonna (sono diventata più alta da agosto ad ora?).

I Quinto Rigo sono cinque. E questo ha un senso. Tre archi, un fiato (più audace degli archi) e una voce. I primi trentasette minuti sono stati molto belli: questi virtuosismi un po’ coverevoli e lievemente surreali. Poi c’è questa canzone che si chiama Rospo, che non può che piacermi posto che io sono la Rana Dalla Bocca Larga. (a questo punto qualcuno dovrebbe istantaneamente aggiungere che ho una bocca bellissima, il che, del resto, è vero.). sul tema cfr. anche le Rane dei Tetes De Bois. Anche i restanti minuti sono stati belli.

Solo che.

Non so come dirlo.

Mi dispiace anche.

Vabbè, se non ora quando?

Ecco. Le donne che cantano – salvo le eccezioni cosmiche -. Mi stuccano e mi stancano dopo cinque canzoni quando va bene. Ci sono le eccezioni cosmiche tipo chessò io Joplin Janis, Mina Sala, Consoli Carmen (in limine peraltro). Ma mi stancano i gorgheggi, e il tono vagamente lamentoso (per non parlare del novantacinque per cento dei temi inutilmente diabetici). Del resto, i quinticosi avevano un cantante maschio e si sente da un po’ di testi. Poi lui è andato via e loro hanno preso questa qui. La quale, incidentalmente, ha anche una bella voce, ma si concia male: un pomeriggio di sciopping con me e le farei guadagnare 10 punti mibbbbtelll (a tacere della frangetta, che se non sei più o meno come mila jokovokovich, direi anche di non fartela). E poi ha una irresistibile tendenza al canto gregoriano. Se invece tornassero ad avere una voce maschia bassa ma non troppo sarebbero moltissimo meglio.

Ad ogni modo, voto Sei E Due Quinti.

Mi sono rallegrata.

E poi, colla gonna si possono accavallare le gambe.

c.

“Libero dentro

un mondo di favole

vittima di un incantesimo

baciami

sì, ho detto baciami

voglio tornare ROSPO”

INfatti INfranco INbattuto

infatti.

infatti mi piace cominiciare a parlare con infatti, almeno ogni tanto. quando penso prima di parlare le parole sono sempre INFETTE del pensiero e quindi sono INFATTI. rispetto a. con buona pace della professeressa delle medie che non bisogna cominciare le frasi con le congiunzioni. non sono sicura che infatti sia una congiunzione. di sicuro non è una preposizione, visto che vale il principio di tassatività delle preposizioni. semplici (diadainconsuperfratra). non so cosa sia cioè, ma neanche a tredici anni cominciavo le frasi con cioè, quindi non mi interessa (una volta comprai cioè da franco il giornalaio. poi un mio genitore disse al giornalaio di non darmelo più, poichè non era una lettura consona a. topolino fino a diciassette anni). la professoressa delle medie non voleva che iniziassimo a parlare congiungendo l’espresso all’inespresso. la professoressa delle medie non capiva joyce, probabilmente. la professoressa delle medie pensavo mi volesse bene e mi avesse telefonato alla fine del liceo per sapere in quale facoltà stessi per iscrivermi. invece la professoressa delle medie mi ha telefonato dopo la mia (im) maturità solo per chiedermi se conoscevo qualcuno che affittasse una stanza a palermo per sua figlia. e non mi ha chiesto niente. nè del sessanta e dove sarei andata a finire. tutto questo mi legittima, adesso e per sempre, a cominciare le frasi con infatti. anche le telefonate. delle volte.

l’infatti di cui sopra, nondimeno, si collegava a quel 23 marzo che appare lissù. e anche se avrei voluto scrivere di fondotinta (ma può aspettare) e delle variazioni goldberg in via ufficiosa (ma può aspettare). e anche se non avrei dovuto scrivere un bel niente perchè devo pensare all’articolo 37 (sempre che qualcuno non voglia farlo al posto mio). anche se. 23 marzo, infatti. infatti oggi è il compleanno di battiato franco. e siccome non ho il suo blog, gli faccio le angurie nel mio. e anche una domanda. dalla sua carta del cielo risulta con chiarezza che lui ha la luna al grado 3.53 del leone e plutone al grado 8.05 del leone. questo è. la luna e plutone nel leone. e allora perchè in cuccuruccuccù paloma lui ha la luna e urano nel leone? per motivi cacofonici? o perchè gli sarebbe piaciuto di più avere urano nel leone? infatti urano nel leone è proprio bello. ma a noi ci piace lo stesso, anche col suo plutone rinnegato. stranizze d’amuri

una guantiera di ricci appena colti e un bicchiere di sirà.

app-etriots-tu arm

app-iberdei-tu iu

chiarecensione II: concerto marlene kunz

Daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeo o o o o o Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeemmmmmmmmmmmmm m m m m Taaaaaaaaaaaa a a a a a a a a a a a a a a a a a

Flog, Firenze, sedici marzo del sei.

Ancora le ventuno sono diventate almeno le ventidue e venti. Ma non è propriamente come fare la fila dal dottore, quindi nevermind, come direbbe kurt. (e poi sto così bene che il tempo va da sé, facesse quello che vuole, nell’ubriachitudine del cuore non c’è presto e non c’è tardi).

L’ho detto quanto mi piace la flog? Quanto mi piace la flog? Tantissimo. Sarà che è piccolo caldo e scuro, che i tetti sono bassi e ci sono le travone di ferro che fanno tanto work in progress. Sarà che chi canta lo potresti toccare tanto e vicino, o tirargli un pomodoro, un indumento, un bicchiere di vino. Sarà l’idea che ligabueluciano non c’è mai stato e ramazzottieros neanche (l’idea snobbissima della nicchia in somma tutto). Sarà che ci venivo negli anni primi dell’università. Sarà che ci mi sono sempre divertita. Sarà che mi fa ridere dismettere i mocassini e la codadicavallo rispettosi dell’istituzione e infilarmi i pantaloni colle tasche caduti (per via della magritudine) e una canottierina e mettermi il kajal sotto gli occhi (e infatti rido).

NE BIS IN IDEM. Non posso usare gli stilemi della chiarecensione uno (afterauars) apri parentesi (la chiarecensione uno si è persa nello spazio siderale, qualcuno sa come fare a trovarla? Chiudi parentesi) riapro parentesi (come si chiama un frate colle gambe arcuate? Fra’ parentesi. Chiudo parentesi). Riapro l’ultima parentesi (mi ricordo che una volta in un tema usai non solo le parentesi tonde, ma anche le quadre e le graffe: in ordine di importanza. Sovrastrutture. Chiudo).

Dicevo che non posso usare lo stile della chiarecensione uno. Quindi parto dal voto.

SETTE.

Incredibile? Infatti non ci credevo neanche io. Non me lo aspettavo affatto. E invece, a conferma della imprevedibilità irreversibile delle cose. Performantissimi. Ben più che da morti (rectius: dal vivo ancora meglio che dal ciddì). Voce molto strascicata maledettamente poetica e colle vocali assai lunghe. Poi la barba fa quel non ho tempo per i miei non pensieri che ci piace.

A questo punto dovrei dire qualcosa sul bassista. Il lettore attento si aspetta un “allora non lo dico”. E invece si. O meglio, il bassista è prestato alla causa dai pgr ex csi ex cccp, e quindi si dice da solo. Io lo ricordo e basta.

Hanno solo azzardato dieci minuti impazziti di randevù jimiendrixiano, in cui come ha detto il piccolo che stava a pogare davanti, la chitarra faceva robba coll’amplificatore, si orizzontalizzava e distorceva gli animi già distorti. Ma gli si per dona tutto.

Anche perché, le canzoni

Me le hanno fatte tutte.

Apertura misticamente morbida con LIEVE (che è la canzone del cuore di una coppia destinata al successo). Forse, davvero, ci piace, si ci piace di più.

Proposizione o proponimento non pesante e neanche pedante di bianco sporco che la loro ULTIMA FATICA (ma sono scema?). In particolare ci piace (si ci piace di più) mi succhi, amen, bellezza. Soprattutto amen.

E poi e poi e poi? La colonna sonora di tutti giù per terra

E soprattutto, sottosopra.

Suspance

Trepidazione

Dubbio

Speranza

Al terzo bis, prima di accendere le luci

Ta tan: nuotando nell’aria

Con le cui note immaginate passo e chiudo

“Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo, momento
è la tua pelle ciò che sento, nuotando nell’aria.


Odori dell’amore nella mente dolente,tremante,ardente,
il cuore domanda cos’è che manca
perché si sente male,molto male,
amando,amando amandoti ancora.

Nel letto aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso
e non mi basta nuotare nell’aria per immaginarti:
se tu sapessi che pena.


Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro.


E’ certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei


mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi”.
c.

gregorio di francesco

un caro amico che chiamerò con uno pseudonimo, per tutelarne la privacy,
DAVIDE, mi ha gentilmente prestato gli emmepppittre dei nuovi dischi di
de gregori, fossati, capossela.

quando ho più di un cd nuovo vado in semi tilt.
per un frammento di tempo come quando
il barboncino (che è cane da caccia) si blocca e guarda nel vuoto
perché sta puntando chessòio un fagiano o una pantofola.
o come quando l’autobus mi si ferma davanti esattamente in corrispondenza della porta di uscita
e per un attimo di formalismo penso che non posso entrare da dove si esce, ma sono equidistante
dalle due porte di entrata
ed è un po’ come l’asino di buridano
(era buridano?) che muore di fame perché tra due palle di fieno non sa quale mangiare,
come quando non ho scelto le scarpe e il campanello sta trillando
(ma non può essere già arrivato, saranno i fili in contatto, e comunque non sono proprio sicura di avere sentito bene, forse posso ancora cambiare anche la maglietta).
bè, se non salgo subito l’autobus riparte.
adesso vado di default e mi butto a sinistra, visto che non sono mancina.
ma non è del dramma slinding doors delle scelte che si tratta.

è per dire che una volta uscivo, andavo dal DISCOVENDOLO, sceglievo, prendevo il cd, lo aprivo
mentre ero ancora per strada, anche se non potevo certo infilarmelo in bocca per sentirlo, lo aspettavo e poi finalmente, lo ascoltavo fino alla nausea, fino a tenere a mente tutti i testi. (invece, adesso, trattengo a memoria appena i ritornelli, e non sono certo senilmente demente).

insomma accanto all’eccesso di informazione, l’eccesso di potere, l’eccesso di velocità: adesso l’eccesso di musica disponibile. mi riduce l’empatia con le novità. e mi manda in tilt (l’autobus, l’asino, il cane, le scarpe – l’assenzio).

prendo solo un ciddì, allora. e quando lo avrò ascoltato per bene ne prenderò un altro.

de gregori FRANCESCO.

ma non voglio commentare. rimando al blog di uno che una volta mi cucinava le torte al limone
per via di paoloconte, e adesso si dimentica di me almeno una volta alla settimana.
solo due pensieri (o tre, o quattro).

un po’ mi dispiace che lo si consideri floppante e banale
perché non rimane al livello delle sue canzoni più belle
(le 5 canzoni più piùose di de gregori, come se io fossi hornby in alta fedeltà:
rimmel, ALICE, pezzi di vetro, la donna cannone, niente da capire.
e la storiasiamonoi??? e un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo dalla fantasia???
ps: te l’avrei citata sul gesso)

è impossibile non fare confronti.
ma allora dovrei premere EJECT (salute) e mettere dentro amore nel pomeriggio, ad esempio.

eppperò, se anziché confrontarlo con il se stesso di prima lo confronto con
un certo inascoltabile italico di oggi
mi piace. si capisce che è lui. Mi ammorbidisce e mi immalinconisce ma con speranza.
e ci starebbe bene d’estate sotto una pergola
quando si cucina e mentre si aperitiveggia.

canzoni.

Nella linea della vita c’è questa frase
PERCHE’ NON PARLI?
Che mi fa ridere perché la dico
quante volte al giorno,
avvolta dallo HORROR VACUI
(il vuoto esiste e l’aria pesa, lo ha detto TORRICELLI
per una volta tanto preferivo Aristotele, che il vuoto non esiste cha la natura “aborre il vuoto”)
la paura che una coltre di silenzio cada su di noi e su noi rimanga sempre,
e l’ostracismo nelle comunicazioni a due non funziona.

ma a prima vista mi innamoro di CARDIOLOGIA
non so se è per via dell’archetipo del cardiologo come uomo ideale fino a qualche anno fa,
o se è perché ho bisogno di trovare qualcosa di cui innamorarmi
(perché l’innamoramento è una condizione necessaria e permanente. l’amore, forse, è un’alta cosa).
o perché davvero mi piace.

mi piace l’amore indecente “che si lascia guardare”
e, ancora di più, l’amore prepotente “che si deve fare”.
e mi piace “che dell’amore non si butta niente”.
perché mi fa pensare a quella volta in cui l’ho detto, non buttarmi via.
e l’aria non mi bastava più
e mi tremavano gli occhi.
e, senza conoscere le puntate che sarebbero seguite dopo, è stato un attimo
che bastava a se stesso.

c.

tango

F.T. MARINETTI

ABBASSO IL TANGO PARSIFAL!

Lettera Futurista circolare ad alcune

amiche cosmopolite che dànno

dei thé-tango e si parsifalizzano

11 gennaio 1914

Un anno fa, io rispondevo ad una inchiesta del “Gil Blas” denunciando i veleni rammollenti del tango. Questo dondolio epidemico si diffonde a poco a poco nel mondo intero, e minaccia di imputridire tutte le razze, gelatinizzandole. Perciò noi ci vediamo ancora una volta costretti a scagliarci contro l’imbecillità della moda e a sviare la corrente pecorile dello snobismo.
Monotonia di anche romantiche, fra il lampeggìo delle occhiate e dei pugnali spagnuoli di De Musset, Hugo e Gautier. Industrializzazione di Baudelaire, Fleurs du mal ondeggianti nelle taverne di Jean Lorrain, per “voyeurs” impotenti
alla Huysmans e per invertiti alla Oscar Wilde. Ultimi sforzi maniaci di un romanticismo sentimentale decadente e paralitico verso la Donna Fatale di cartapesta.
Goffaggine dei tango inglesi e tedeschi, desideri e spasimi meccanizzati da ossa e da fracs che non possono esternare la loro sensibilità. Plagio dei tango parigini, e italiani, coppie-molluschi, felinità selvaggia della razza argentina, stupidamente addomesticata, morfinizzata, e incipriata.
Possedere una donna, non è strofinarsi contro di essa, ma penetrarla.
– Barbaro!
Un ginocchio fra le coscie? Eh via! ce ne vogliono due!
– Barbaro!
Ebbene, sì, siamo barbari! Abbasso il tango e i suoi cadenzati deliqui. Vi pare dunque molto divertente guardarvi l’un l’altro nella bocca e curarvi i denti estaticamente l’un l’altro, come due dentisti allucinati? Strappare?.. Piombare?…Vi pare dunque molto divertente inarcarvi disperatamente l’uno sull’altro per sbottigliarvi a vicenda lo spasimo, senza mai riuscirvi?…o fissare la punta delle vostre scarpe, come calzolai ipnotizzati?…Anima mia, porti proprio il numero 35?…Come sei ben calzata, mio sooogno!…Anche tuuuu!…
Tristano e Isotta che ritardano il loro spasimo per eccitare re Marco. Contagocce dell’amore. Miniatura delle angoscie sessuali. Zucchero filato del desiderio. Lussuria all’aria aperta. Delirium tremens. Mani e piedi d’alcoolizzati. Mimica del coito per cinematografo. Valzer masturbato. Pouah! Abbasso le diplomazie della pelle! Viva la brutalità di una possessione violenta e la bella furia di una danza muscolare esaltante e fortificante.
Tango, rullio e beccheggio di velieri che hanno gettata l’ancora negli altifondi del cretinismo. Tango, rullìo e beccheggio di velieri inzuppati di tenerezza e di stupidità lunare. Tango, tango, beccheggio da far vomitare. Tango, lenti e pazienti funerali del sesso morto! Oh! non si tratta certo di religione, di morale, né di pudore! Queste tre parole non hanno senso, per noi! Noi gridiamo Abbasso il tango! in nome della Salute, della Forza, della Volontà e della Virilità.
Se il tango è male, Parsifal è peggio, poiché inocula nei danzatori barcollanti di noia e di languore una incurabile nevrastenia musicale.
Come eviteremo Parsifal, coi suoi acquazzoni, le sue pozzanghere e le sue inondazioni di lagrime mistiche? Parsifal è la svalutazione sistematica della vita! Fabbrica cooperativa di tristezza e di disperazioni. Stiramenti poco melodiosi di stomachi deboli. Cattiva digestione e alito pesante delle vergini quarantenni. Piagnistei di vecchi preti adiposi e costipati. Vendita all’ingrosso e al minuto di rimorsi e di viltà eleganti per snobs. Insufficienza del sangue, debolezza di reni, isterismo, anemia e clorosi. Genuflessione, abbrutimento e schiacciamento dell’Uomo. Strisciare ridicolo di note vinte e ferite. Russare d’organi ubbriachi e sdraiati nel vomito dei leitmotivs amari. Lagrime e perle false di Maria Maddalena in décolleté, da Maxim. Purulenza polifonica della piaga di Amfortas. Sonnolenza piagnucolosa dei Cavalieri del Graal. Satanismo ridicolo di Kundry. Passatismo! Passatismo!… Basta!
Re e Regine dello snobismo, sappiate che dovete un’obbedienza assoluta a noi, ai futuristi, novatori vivi! Lasciate dunque alla foia bestiale del pubblico il cadavere di Wagner, novatore di cinquant’anni fa, la cui opera ormai sorpassata da Debussy, da Strauss e dal nostro grande futurista Pratella, non significa più nulla! Voi ci avete aiutati a difenderlo, quando ne aveva bisogno. Noi v’insegneremo ad amare e a difendere qualcosa di vivo, o cari schiavi e pecore dello snobismo.
D’altronde, voi dimenticate quest’ultimo argomento, l’unico persuasivo per voi; amare oggi Wagner e Parsifal, che si rappresenta dappertutto e specialmente in provincia…dare oggi dei thè-tango come tutti i buoni borghesi di tutto il mondo, suvvia, non è piuuù chic!