della donna e delle feste meste, un anno dopo.

quello che penso della festa della donna l’ho già scritto.
il tempo a volte passa invano, e io non cambio idea.
il tempo, in effetti, non esiste, finchè non è passato e non è troppo tardi.

appunto quello che pensavo sulla festa della donna e che penso l’ho già scritto.
non posso riscriverlo uguale, per non plagiarmi.
non posso riscriverlo diverso, perchè rischierei di fare a gara con me stessa.

[ MA TU, LETTORE CHE VAGHI DI LETTO IN LETTO, COSì DI BLOG IN BLOG, COME DI FIORE IN FIORE SI SPOSTA L’APE, CLICCAMI CLICCAMI – CLICCHIAMI TUTTA]
l’ho scritto un anno fa, esattamente.

colgo l’occasione, e la metto in un vaso, per fare gli auguri di buon compleanno al mio blog notes:
auguri di buon compleanno, mio blog notes,
che mi hai fatto risparmiare gli eurini dello psicologo,
gli eurini dello psicoanalista che ha riparato i danni provocati dallo psicologo,
gli eurini dello psichiatra che ha riparato i danni provocati dello psicoanalista che ha riparato i danni provocati dallo psicologo,
e gli eurini dello sciopping che ha riparato i danni provocati dallo psichiatra che ha riparato i danni provocati dello psicoanalista che ha riparato i danni provocati dallo psicologo.
cosicchè ho risparmiato tanto e tanto da investire direttamente nello sciopping.
[del resto, mancia, il migliore investimento non è giocare in borsa:
è giocare con le borse e con le scarpe].

esaurita questa manifestazione di gratitudine nei confronti del blog notes
liberata mediante un mero linc(i)aggio dall’onere di fare conoscere allo spazio cosmo cosa penso dell’otto marzo

virgola, come si addice ad ogni ablativo assoluto,

posso omaggiare tutte le fanciulle con questo test,
che in realtà è un test-osterone,
ma che mi pare più interessante di una qualsiasi catena di sant’antonio
che inviti a riflettere su quanto le donne siano importanti,
su quanto sia necessario fare sapere a tutte le amiche quanto sono amiche (con immagini che nella peggiore delle ipotesi consistono in marmocchi di anne geddes, nella migliore in riccardo scamarcio senza camicetta, passando per tutte le grandi donne della storia).

questo test serve solo a illanguidire,
al fine di celebrare l’otto marzo nel migliore dei mo(N)di possibili: con un uomo.

esso test è liberamente tratto dal libro che giace pronto e fermo sul mio comodino
(e che è in corso di piacimento, davvero tanto):
Scarpa Tiziano, Kamikaze d’occidente, Rizzoli, 2003, p. 116:

“Test sulla propria posizione filosofica nei confronti della vita e della morte:
“Che cosa ne pensi della vita e della morte, tu?
Dimmi come scopi e ti dirò chi sei.
Anzi:
Fammi vedere come scopi e ti dirò chi sei.
Anzi:
Scopa con me e saprò chi sei.
Che cosa dici mentre scopi?
Qual è la tua frase più ricorrente?
La tua parola preferita?
Hai delle parole che ti eccitano?
Che cosa ti piace fare?
A chi o che cosa pensi mentre scopi?
Ti vergogni a guardarmi negli occhi mentre mi lecchi?
Che voce fai quando vieni?
Ghigni, digrigni, pigoli, mugoli, sorridi, scoppia ridere, rantoli tragicamente?
Chi o che cosa invochi durante l’orgasmo?
Annunci che stai per venire o godi nel segreto della tua pancia?
E prima? Che cosa ti metti addosso, sotto la gonna?
Ti piace essere corteggiata a lungo, o arraffata all’improvviso?
Ti piace scopare dentro illetto o in giro per casa, o fuori casa?
Quali domande mancano a questo test?”

Per quanto occorrer possa,
auguri
c.

Saturno contro. chi?

Non posso scrivere di Saturno contro,
perchè lo stanno vedendo tutti.

Mi è piaciuta la regia, perché non si vede, oppure perchè si vede.
Mi è piaciuto piangere, perchè mi sono stancata.
Mi è piaciuta Angiolini Ambra, perchè pensavo che non mi sarebbe piaciuta (ma è colpa del mio immaginario individuale e collettivo, da non è la rai in poi).
Non mi è piaciuto Accorsi Stefano (si chiama stefano?), perchè pensavo che non mi sarebbe piaciuto (ma è colpa della sua faccia immaginatamente e collettivamente uguale a se stessa, espressiva dell’adolescenza tardiva. per essere poligami, bisogna essere poligami e non polligami).
Mi è piaciuta Buy Margherita, perchè io da grande sarò come lei.
Mi è piaciuto l’oroscopo, perchè io ho fatto i corsi di (chi)astrologia.
Saturno contro mi è piaciuto.

Meno bello è avere saturno contro.
Perchè dopo il contro devi metterci un complemento di specificazione.
E allora è saturno contro il sole.
O contro la luna, che è peggio.
O contro giove, che è ancora peggio.
Perchè saturno indica come percepiamo la “realtà”, dove incontriamo resistenze e dove scopriamo i nostri limiti. Rappresenta la coscienza individuale e le convinzioni morali, la legge e le regole alle quali decidiamo di obbedire, la capacità di sopportazione e di concentrazione.
Saturno ogni 30 anni ritorna al punto di partenza della carta del cielo di ciascuno e chiede:
cosa hai fatto e concluso e realizzato e combinato.
è l’esattore dello zodiaco.
se è andata bene, è andata bene.
se è andata male, è andata male.
e scattano le crisi dei trentenni, con soddisfazione di accorsi stefano,
sono le crisi dei trentenni, reali e presunte.

Saturno contro è un problema.
meglio non metterlo, il complemento di specificazione.
Saturno contro, senza complementi e senza complimenti.
Fischiettare indifferenza.
O fischiettare la meravigliosa colonna sonora corinzia di Ferri Gabriella.
A tutto c’è remedios.
(tranne che all’indifferenza vera)

“Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa
Linda niñita quedada así, sentada en la orilla del mar
y las manos llenas de perlas
el sol en tu frente y en la sonrisa
blanca orquidea, alma y paloma
y la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
“te quiero pequeña, chiquita, preciosa,
hermosa, piccola, piccola, piccola, piccola, pico, pico, pico…”
Tu historia, una vez, nos la contó,
dios, tu hermanito con su guitarra,
tú estabas dormida baja la luna,
tú estabas feliz, pequeña Remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
“te quiero, pequeña, chiquita, preciosa,
hermos, piccola, piccola, piccola,
piccola, pico, pico, pico…”

El sol en tu frente y en la sonrisa,
blanca orguidea, alma y paloma
y la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios
espera que un día yo pueda decirte:
“te quiero, pequeña, chiquita, preciosa,
hermos, piccola, piccola, piccola,
piccola, pico, pico, pico…”

GrammatiChia.

i verbi volano.
quello che fa la differenza, sono le preposizioni.

voglio un partito.
voglio stare al governo.
voglio un micromondo tutto fatto di
con….

senza
di….
e senza
da….
e senza
a….
e senza
fra…. (e tra….)

ogni tanto con qualche
in….
e qualche
per….

ma che tenda al
su….

io sono semplice, come una preposizione.

ausiliari.

ho sete.
ho fame.
ho sonno.
ho caldo.
ho freddo.

perchè se invece
ho voglia
di un abbraccio
mi servono almeno tre parole in più?

un breve messaggio di testo conta centosessanta caratteri.
chissà di quanti messaggi hanno bisogno i caratteri strani.

molto forte, incredibilmente vicino.

ChiaRecensione breve.

Ogni cosa è illuminata mi sembrò un libro meraviglioso.
questo
(stessa spiaggia, stesso mare, stesso autore:
Jonathan Safran Foer, Molto forte incredibilmente vicino, Guanda, 2005)
anche.

non ho voglia di decidere quale mi è piaciuto di più.
se dovessi portarne solo uno nell’isola deserta, ne prenderei metà e metà
e poi userei le pagine come carta da parati per la mia capanna.

di questo,
in particolare,
la dedica:
“A Nicole, la mia idea del bello”.

Per un uomo è davvero facile essere romantico.
Più difficile essere romantico senza sdegnare come latte e zucchero.

Il resto, definitivamente,
se non lo avessi già letto
(e non dovessi aspettare cinque anni e mezzo per dimenticarlo)
lo leggerei.

C.

e poi sono andata a prendere sette bicchieri di vino al bar-collo.

succede che a volte la felicità è a un passo, ma non la vedi.
oppure succede che la felicità la vedi, ma è a un passo, e il tuo passo è troppo breve.

così è stato un mese di fluidi nei bar più diversi.

sono stata buia, al bar-a.
sono stata naufraga, al bar-ca.
sono stata precaria, al bar-acca.
sono stata confusa, al bar-aonda.
sono stata buguarda, al bar-are.
sono stata vicina a cambiare (tutto), al bar-atto.
sono stata vicina a conservare (tutto), al bar-attolo.
sono stata vicina a tagliare (tutto), al bar-biere.
sono stata verde, al bar-babietola. e sono stata indaco, al bar-bablù.
sono stata impulsiva, al bar-barie.
sono stata altra da me, al bar-biturico.
sono stata affamata, al bar-becue.
sono stata assetata, al bar-rrique. e al bar-bera. e al bar-ilotto.
sono stata a cantare, al bar-itono.
sono stata a fare versi, al bar-do.
sono stata a fare (altri) versi, al bar-rito.
sono stata eccessiva, al bar-occo.
sono stata sensibile al tempo, al bar-ometro.
sono stata edulcorata, al bar-one.
sono stata bloccata, al bar-ricata.
sono stata buffa, al bar-zelletta.
sono stata di notte, al bar-bagianni.
poi
sono tornata chiara, al bar-baglio.

eccomi.

sono andata a prendere un tè nel bar-atro.

sono labile labile labile
come un confine
sono in bilico
sono sull’orlo

e mi gira la testa.

(L)OTTO(eria) Volante

succede così.
sosta autograil:
cipster, m & m’s, acqua naturale e un caffè (lungo in tazza grande).
vuole un biglietto della lotteria? (dice il signor autogrill)
chiarapensiero numero uno: ma il signor autogrill prende una commissione sui biglietti della lotteria?
chiararisposta numero uno: no grazie.
chiarapensiero numero due (lungo la strada del bancone che dalla cassa porta al caffè, lungo in tazza grande): certo che se poi il sette gennaio su repubblica leggo che 5 milioni di soldi sono stati vinti all’autogrill di genova?
chiararisposta numero due (lungo la strada del bancone che dal non caffè porta alla cassa): ci ho ripensato. un biglietto. se poi vinco passo a dirglielo, e le faccio anche un regalo.
chiarapensiero numero tre (lungo la strada del bancone che dalla cassa porta al caffè): perchè aggiungo sempre le postille?

succede.
passano i giorni e la vita continua, piena zeppa di metafore di se stessa.
poi il giorno prima del giorno dopo salta fuori il biglietto.
chiarapensiero numero quattro (sul tema, non è che nel frattempo ho smesso di pensare): certo che qualcuno deve pur vincere. allora facciamo che vinco io.

restano 48 ore per decidere cosa comprarmi due giorni dopo del giorno prima.
una casa sul mare.
un’altra casa sul mare.
una barca a vela abbastanza lunga (da regalare).
20 foulard bianchi di hermes tutti uguali. per essere ricordata come quella che ha sempre un foulard bianco di hermes.
una mongolfiera.
una libreria vicino al mare.
e qui la lista dei desideri si interrompe malamente, prima ancora di risolvere la questione dei viaggi e dei regali.
qui la lista si interrompe malamente.
il mio sogno numero uno consta di una liberia in un posto di mare
(nel posto di mare dove vivrei con il mio possibile uomo, i nostri possibili tre figli – due maschi e una femmina o due femmine e un maschio?-, il labrador)
venderei solo i libri meritevoli di tutela (niente susanna la tamarra, per intenderci),
farei piccoli pomeriggi letterari e serate musicali.
sarebbe una eno-libreria.
ma.
qui la lista si interrompe malamente.
devono esserci anche i dolci nella mia libreria?
perchè se uno mangia il dolce poi si sporca i diti e mi sporca le pagine.
malamente.
questa decisione assorbe tutti i miei pensieri del giorno prima del giorno dopo,
fino al giorno dopo che a questo punto è diventato il giorno prima di oggi, cioè ieri.

per fortuna non è stato un autograill di genova, ma uno di napoli.
non ho vinto.
del resto io da napoli non passo da anni, quindi non è colpa mia.
la decisione sui dolci può essere postergata.

e poi,
oggi sono cominciati i saldi.
i negozi sono stracolmi di gente.
difficilissimo trovare taglie, colori e camerini vuoti.
è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo.
vado.

angolo promozionale: buone feste

a tutti,
regalo una stella SALENTE.
per la realizzazione dei desideri possibili,
i desideri che si costruiscono con lo stomaco, i pensieri e i polpastrelli.
(niente lotterie, nessun gionni dipp e nicoletta kidman, niente gambe più lunghe, niente re del mondo, per intenderci).

la mia stella SALENTE,
si alimenta di gratidudine e meraviglia, per tutte le cose fortunate che.
ha una marmitta che espelle le false necessità e le insoddisfazioni apparenti.

la mia stella SALENTE.
decolla dal basso, decolla dal cuore, e arriva finchè c’è spazio per.

Auguri,
davvero.
C.

happy me…

per essere me,
bastava nascere UN oggi alle ore 16.40 a erice?

astra inclinant sed non necessitant.

comunquo
tanti auguri a me,
me.

chiàrrocca

sono le ore xxx e dintorni e ho paura di andare a letto.

l’antefatto 1 è che il mercoledì sera frequento un corso di scacchi
sarebbe un corso principiantesco, ma presuppone una conoscenza approfondita di tutte le regole
(ad esempio che se incontro un pedone per la strada lo investo en passant)
per cui soggettivamente lo trovo un corso principesco.

l’antefatto 1 e mezzo è che adoro capablanca, se non altro perchè non è un giocatore dell’est
(tipo quei paesi che esistono solo su risiko, come l’arzjbxkyvztsan)
non che non mi piaccia la rossitudine del sol levante, ma cuba è cuba.

l’antefatto 1 e tre quarti è che sto leggendo La variante di Lüneburg, di Maurensig Paolo, con grande cognizione di causa.
(è il momento scacchi, aspettatevi grandi metafore, babies).

l’antefatto 2 è che ieri notte ho sognato di essere la protagonista di un libro
(o un film, non ricordo, del resto stavo dormendo)
intitolato “la guerra degli scacchi”.
a un certo punto ero nuda e sporca di sangue in mezzo ad alfieri armati di armi non bianche.
sognavo di essere in un libro (o in un film, non ricordo, del resto stavo dormendo)
e che quindi era per finta.
ma, e qui casca l’asino (o il cavallo, o comunque io)
il profumo del sangue e della paura erano abbastanza realistici
(avrei dovuto fare la scrittrice, o la regista?)
quando mi sono svegliata.

adesso sono qui,
sono le ore xxx e dintorni più un poco,
e ho paura di andare a letto.

ho assunto due cosmopolitan, ma temo siano a tempo determinato
e insufficienti a farmi sognare un mondo di Manolo Blahnik.

sono le ore xxx e dintorni più un poco, e un altro poco,
e ho troppa paura che la notte porti scompiglio.

post musicale un pò-litico un pò-stitico.

il mondo è troppo tondo per trovare la sinistra?

o la palla è troppo tonda per mantenere la sinistra?

il movimento

dalla locomotiva di guccini francesco

alla canzone popolare di fossati ivano

è una metafora del democratico passaggio

dal rosso al rosa?

ognuno ha i suoi post, ed è subito sera

ognuno ha i suoi post-ers, ed è subito sera

la sentenza è sempre ardua, per questo la lasciamo ai post-eri.

speriamo che la notte aspetti un pò-st.

ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi

Mi aggiusto,
ne ho viste cose che voi UomiNami non potete immaginare, neanche dall’alto dei vostri BastOni di Orione.
Non è che non ho mai visto l’amicizia tra uomini, e la canzone di Leali Fausto in realtà è un inno all’affetto di Patroclo per A-chi-lle.
Non è che non ho mai avuto amici uomini, almeno subito prima o subito dopo che si innamorassero di me (o io di loro – questo mi tocca scriverlo per non passare da).
Anzi, mediamente gli uomini li trovo più simpatici e anche intelligenti e anche attivi.
Mediamente.
L’eccezione al singolare è femminile.
E l’amicizia finisce per A.
(l’amore per E, infatti nessuno capisce mai niente).
Comunque, io sono intellettualmente deduttiva ed emotivamente induttiva.
Per questo ho visto cose, con le mie amiche, con la mia Amica.

E non sono solo le storie.
Le storie di complicità, le storie da ridere fino a piangere, e le storie da piangere fino a piangere,
finchè le lacrime finiscono e il rimmel è scivolato.
Sono le piccole cose che neanche Gozzano poteva capire.

Le piccole cose dello scorso uicchend, ad esempio.
Terrorizzarsi per entrare in autostrada.
Cantare in macchina.
Camminare fumare e chiacchierare alla fine della festa, dondolarsi sull’altalena e fumare e chiacchierare dopo avere camminato, e bere camomilla e chiacchierare dopo avere dondolato, e struccarsi fare pipì lavarsi i denti e chiacchierare dopo avere calmomillato, e andare a letto e chiacchierare ancora un pò dopo avere chiacchierato.
Chiudersi nel camerino di Pucci Emilio con due magliette uguali e provarle della 38, della 40, della 42, della 44, schizofrenia da tette, restare chiuse per mezz’ora.
Compare due magliette uguali.
Convincersi che non è possibile anche comprare due borse.
Cercare le ballerine rosse.
Cercare le ballerine rosse.
Cercare le ballerine rosse.
Mangiare la macedonia con lo yogurt al bar per entrare meglio nelle magliette nuove, e poi rubare il cestino del pane per fare scarpetta.
Andare in bagno sapendo che ogni uomo pensa: ma perchè ci stanno andando insieme?
(E la risposta sta soffiando nel vento).
Continuare ad avere un piano a, e un piano b, e un piano c, e un piano d, e un piano e.
Continuare a fare piani pensando che si realizzeranno di sicuro.
Pensare al tempo che passa.
Fregarsene del tempo che passa.
(non lo vedo il tempo, sarà passato).
Convincersi davvero che ci sposeremo contemporaneamente, faremo due bambine contemporaneamente, che saranno migliori amiche
(se uno sarà maschio, vorrà dire che si fidanzeranno).
Continuare a darsi ragione, come due cretine.
Darsi anche un pò di torto, ma un torto ragionevole, come due cretine.

Ci sono i bastoni di Orione
e ci sono le porte di Tannhäuser.
A noi ci piace fare le porte.

A noi ci piace anche cadere per terra,
romperci,
fare i cocci,
pagarci,
rimanere nostre,
e rincollarci col miele.

Canova che abbaia non soffre.

Lamento della Ninfa

Amor
(dicea)
Amor
(il ciel mirando, il piè fermò)
Amor, amor,
dov’è la fe’
ch’el traditor giurò?
(miserella)
Fa’ che ritorni il mio
amor com’ei pur fu,
tu m’ancidi ch’io
non mi tormenti più;
(Miserella ah più, no,
tanto gel soffrir non può)
Non vo’ ch’ei più sospiri
se non lontan da me.
No no, che i suoi martiri
più non dirammi, affé!
(Ah miserella. Ah più no no)
Perché di lui mi struggo?
Tutt’orgoglioso sta;
che sì, che sì, s’il fuggo
ancor mi pregherà.
(Miserella, ah, più non
tanto gel soffrir non può)
Se ciglio ha più sereno
colei che il mio non è,
già non rinchiude in seno
Amor sì bella fe’.
(Miserella, ah, più non
tanto gel soffrir non può)
Nè mai sì dolci baci
da quella bocca havrai
nè più soavi… ah taci,
taci, che troppo il sai!
(Miserella!)
Sì, tra sdegnosi pianti,
spargea le voci al ciel:
così ne’ cori amanti
mesce Amor fiamma e gel.

Claudio Monteverdi, Madrigali, VIII, 1638
(Testo di O.Rinuccini)

pausa…

non è che mi sia finita l’iNspirazione.
solo che tutta l’aria che gira intorno mi serve.

ritornerò in ginocchio da te
(fischiettando).

la sicurezza degli oggetti.

a me piacciono le case e vuote e di bianco e di ghiaccio e di alluminio.
a me piacciono le persone che sono talmente sicure da non avere paura del vuoto.
io vorrei, non vorrei,
ma tanto non sono così.

io sono piena di cose.
non è nessuna idea che la vita sia una collezione di ricordi e le cose sono i ricordi, e quindi la vita.
non è appiccicaticcitudine al passato.
io sono sempre qua, e preferibilmente là.

ma è più forte di me.
di circondarmi di cose che mi assomigliano.
di non lasciare spazi vuoti alle pareti.
di nascondere i ripiani agli scaffali.
di creare un micromondo sotto il letto. sotto il tavolo. di fare soprattutto sottosopra.
di fare scatole e scatole e scatole.
scatole di baci.
scatole di fidanzati.
scatole di foto.
scatole di quello che voglio vedere.
scatole che non voglio vedere più.
scatole di biglietti. di andate. di ritorni. ricevuti oppure non spediti.
scatole di libri.
scatole di quadri e poster e cose che pendono.
scatole di pupazzi di pezza.
scatole di pezzi di viaggi.
scatole di pezzi delle cose cominciate e non finite.
scatole di questa nuova cosa che mi piace da impazzire e tra una settimana non mi piacerà più,
ma intanto abbiamo tutto quello che serve per farlo.
(scatoli di colori. di pastelli. di astucci).

finchè la mia casa diventa una scatola grandissima.
e io posso.

fare tana.

contro la paura del vuoto.
del silenzio.
della solitudine.
del bianco dell’alluminio del minimalismo.

fare tana.
aspettare che qualcuno chiuda la mia scatola con lo scotch.

poi aprire la scatola delle forbici.
fare un buco nel coperchio.
e ricominciare a scappare.

*****
Sottofondo di questi pensieri:
A.M. Homes, “La sicurezza degli oggetti”, Minimum Fax, 2001.
Ascoltate questo pezzo.

“Esco con Barbie. Tre pomeriggi a settimana, mentre mia sorella è a lezione di danza, porto via Barbie da Ken. Mi esercito per il futuro.
All’inizio ero seduto in camera di mia sorella e guardavo barbie, che viveva con Ken posata su un centrino sopra il ripiano del comò.
La stavo guardando senza guardarla veramente. La stavo guardando e a un tratto mi accorsi che mi stava fissando.

Era seduta accanto a Ken, che strusciava distrattamente la coscia, coperta dal pantalone beige, contro la gamba nuda di lei. Lui si stava strusciando, ma lei guardava me.
“Ciao”, disse.
“Ciao”, dissi io.
“Mi chiamo Brabie”, disse lei, e Ken smise di strusciarsi contro la sua gamba.
“Lo so”.
“Tu si il fratello di Jenny”.
Annuì.
….
“Senti”, dissi, “ti andrebbe di uscire un pò? Prendiamo una boccata d’aria fresca. magari ci facciamo due passi in in giardino”.
“Volentieri”, disse lei.
La presi per i piedi. Suona strano ma ero troppo impietrito per prenderla per la vita. La afferrai per le caviglie e me la portai via come un lecca lecca.
…..

anche i presocratici erano meglio.

prima
volevo un altro cuore, e una capanna.
adesso
mi basta la sabbia.

io sono pre romantica.

(troppo facile essere romantici,
dopo che il signor perugina ha inventato i baci).

dlin dlon. comunicazione di servizio (3): ponte.

parto
per
ponte (ponente, ponte pi).

tornerò su questa sponda.
(siediti e aspetta).

mare giallo

ci sono cose che una brava signorina di belle speranze non dovrebbe fare.
ad esempio
tornare a casa dopo enne spriz con le amiche
i jeans le ballerine e la giacca di velluto a costine

E
spalmare la maionese
su enne fette biscottate wasa da 18 calorie cadauna (speriamo che si tenga).

non è per fame.
ma è inspiegabilmente coreografico.

remissiva
aspetto
il brufolo.

tre volte dentro me.

lasciando stare il trascendente,
stamattina credo un pò a tutto.
stamattina credo più di tutto:
nella mia carta del cielo.
negli arcani maggiori.
che la nutella mi mette allegria.
che il vino rosso mi fa venire gli occhi lucidi anche se non piango, al secondo bicchiere.
che il sesso toglie il mal di testa, e il mal di testa non può essere una scusa.
credo all’amore a prima vista.
credo all’amore a scoppio ritardato.
credo nell’amore a scoppio.
credo nell’amore per sempre. a volte.
credo che l’amore a volte è per sempre o a volte credo che l’amore è per sempre, a volte?
a volte, altre volte no.

però credo solo alle misure intere.
e quindi credo nelle rivoluzioni.
e anche nel sovversivo.

per questo in questa calda mattina di autunno,
tanto calda che se non ci fosse il cal(d)endario
qualcuno potrebbe pensare di essere in primavera

per questo
mi faccio un ChiaraoChi di una canzone,
AfterHours.
ricantata da Mina.
ricantata da me:

“Lei è qua, falsità come, radioattività
Che mentre c’è da osare
Uccide lo spettacolo carnale
E l’anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo

Che io m’accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione

Forse se, forse se, porta ad esitare
Io vengo dall’errore, uno solo
Del tutto inadatto al volo
E anche se vedo il buio, così chiaramente
Io penso la bugia affascinante

E non mi accorgo che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione

Lei è qua, lei è qua come, radioattività
Che mentre c’è da osare,
Uccide lo spettacolo carnale
Cinque pianeti, tutti nel tuo segno
Il fallimento è un grembo e io ti attendo

Mentre ti scordi che puoi respirare
Che sono il sovversivo
Tuo sovversivo amore
Non c’è torto o ragione
E’ il naturale processo di eliminazione”

ps. anche io ho 5 pianeti (4 e un asteroide) nel mio segno….

nuovomondo

a volte quando dico che la fotografia di un film è bellissima,
intendo che il film è lento e noioso.
a volte.
altre volte la fotografia di un film è bellissima e il film è una grappa di poesia.
un distillato di emozione trasparente.

la trama? che ve la dico a fare, quando si trova su un qualsiasi trovacinemaPUNTOqualcosa e fatta meglio.
vabbè poco poco.
prime emigrazioni dal sud italia.
la famiglia di salvatore mancuso muove da petralia sottana (palermo) verso l’america.
si racconta della decisione di partire.
del viaggio.
della quarantena appena arrivati e delle visite di idoneità.
[ma in fondo cosa succede di diverso oggi? aperto e chiuso pensiero poLLitico].

e poi?
le facce.
il siciliano con i sottotitoli per i non terroni.
gli (s)colori.
e questa essenza di sicilianitudine in esse: superstizione e speranza.
(e poi l’orgoglio senza pregiudizio e la semplicità senza stupidità)
ma non ne posso parlare, io. sono di parte.

solo un paio chicche.
(non sono molto precise, ma non mi è stato possibile fare le orecchiette sulla pellicola per fermare i punti).

– le scarpe. per andare in america ci volgiono le scarpe. ma le scarpe devono essere usate solo quando vedono la strada.
– sulla nave per l’america, momento festoso. con i tamburelli parte “amuri amuri” (amuri chi m’hai fattu fari, fari m’hai fattu ‘na granni pazzia..) e su quella si innestano (o innescano? o insettano?) l’avemmmaria e il padrennnostro.
– le visioni surreali di mancuso salvatore, nuotare nel latte e aggrapparsi a una carota gigante.
– una donna chiede a mancuso salvatore di sposarla per potere entrare nel nuovo mondo, e precisa che non è per amore. e lui le risponde: certo, manco ci canuscemo. per queste cose ci vuole tempo.
– “quando lo vediamo Luciano?” Luciano? l’oceano……

metamorfosi al chiaro di moonriver.

io non mi cambierei con (molte) altre donne.
non che mi senta bellissima e pazzeschissima.
è che mi sono affezionata a me.
e mi sono anche affezionata a quelli che si sono affezionati a me, non vorrei proprio perdermeli.

nondimeno con due donne mi s-cambierei.
al numero due direi thurman uma.
al numero uno dico audrey hepburn.

all’inizio per il viso o per i modi o i moti o lo stile Givenchy.
poi per la sua interpretazione della prostituta di capote: holly che annebbia le paturnie mangiucchiando davanti alla vetrina di tiffany.
poi per il suo modo di rompere le uova e bruciare il soufflè per amore in sabrina.
e ovviamente per il suo modo di sedere in vespa con peck gregory
[qui c’è una dedica a matilda, la vespa più bella del mondo].

ma

adesso che ho letto la sua biografia
(Audrey Hepburn, di Donald Spoto, Frassinelli ed., 2006, 18 euri)

adesso che ho letto la sua biografia mi ci scambierei di più.

perchè è tutto quello che sembra.
perchè fumava tantissimo.
perchè sfarvallava ma cercava l’amorissimo.
perchè era incline alla depressione.
perchè avrebbe voluto un pò più di papà.

e perchè (dalle orecchiete che ho fatto):

1) “Quando ero piccola, creavo imbarazzo a mia madre cercando di prendere i neonati dalle carrozzine, per strada o al mercato. L’unica cosa che sognavo era di avere dei figli tutti miei. Si riduce tutto alla stessa cosa nella vita: non solo ricevere amore, ma desiderare disperatamente di darlo”.

2) Disse che il suo guardaroba era molto semplice: vestiti ampi e morbidi, oppure pantaloni e maglioni. I suoi orecchini preferiti erano delle semplici piccole perle, e il suo trucco richiedeva solo un minuto. “Ma il colore della mia pelle è un pò indefinito, quindi prefersco vestirmi di nero, bianco o con colori tenui come il beige, il rosa e il verde, ma chiari. Queste tinte fanno sembrare i miei occhi e i miei capelli più scuri, mentre i colori accesi sono troppo forti su di me e tendono a sbiadirmi”. “Sono piuttosto alta e spigolosa, quindi non uso spalline e spesso inganno con i giromanica e i colletti per dare l’illusione di avere le spalle strette. Calzo sempre scarpe senza tacco per dare l’impressione di essere più bassa di quello che sono”.

3)”Invecchiare non mi preoccupa, ma la solitudine si”.

Soprattutto questo.
Perchè forse che forse che forse che forse
ogni io specifico
ha bisogno di modelli che lo facciano sentire normale.

Ps.
Two drifters
Off to see the world
There’s such a lot of world
To see…
[MA]
Wherever you’re going
I’m going your way…
[E ANCHE QUESTA è UNA DEDIchia].

blush

{settimana pesante oltre ogni forza di gravità, e piove}

a volte essere donna è davvero faticoso.
per fortuna basta passare in profumeria per cambiare idea.

{rieccomi}.

dei ricci di mare e della maschera di gelso.

a marsala sono tornata, a parlare come yoda, a fare un pò di mare d’inverno
come direbbe ruggeri enrico (il mare d’inverno è un concetto che il pensiero non considera, il mare d’inverno è qualcosa che nessuno mai desidera),
anche se ruggeri enrico non è che mi faccia impazzire,
anche se in sicilia l’inverno è solo un autunno colle giornate più corte,
e anche se l’otto ottobre l’inverno è solo un imbucato alla festa delle foglie.

a marsala sono tornata, senza chiederVi il permesso, e senza lasciare un dlin dlon con una mascherina per l’ossigeno automaticamente disponibile, da indossare e respirare normalmente.

adesso sono tornata a firenze dall’essere tornata a marsala.
noi cuspidi in esilio abbiamo seri problemi ad utilizzare il verbo tornare:
chi la decide la direzione? il cuore? la carta d’identità? la longitudine e la latitudine? salire e scendere?
forse se avesse avuto ragione tolomeo sarebbe stato più facile,
però dice che le rivoluzioni vanno fatte, e a pirandello pare così.
[ ma questo è un altro post]

per-farmi per-donare ho portato un pò di pappa e ciccia (ma quella non si vede).

mangiare a marsala.

a) prima colazione.
è impossibile fare un piccolo digiuno,
piuttosto una collezione di colazioni.
bar vito, davanti ai canottieri.
noi facciamo ancora colazione all’aperto, e visto che il tempo è più lento, ci fermiamo anche a fumare una sigaretta.
iris al cioccolaTTo, succo di frutta all’albicocca, caffè lungo in tazza grande.

b) merenda della mattina.
di solito non la faccio la merenda della mattina, è che sono qua.
bar vito, corso gramsci.
(non è un monopolio, ma potrebbe).
arancina alla carne. riscaldata la vuole? appena appena, grazie.
(troppo presto per il vino. perchè?).

c) i pranzi qui sono costretta a saltarli. dice l’antico proverbio, pranzo con i tuoi, cena con chi vuoi.

d) merenda del pomeriggio.
granita di gelso da caito, zona stagnone.
che ve lo dico a fare.
(“stanotte è venuta l’ombra, l’ombra che mi fa il verso, le ho mostrato il coltello e la mia maschera di gelso”).

e) aperitivo al juparanà.
sgroppino (sorbetto al limone + vodka).
e poi acciughine e caponata e pomodorini secchi e olive e. e. e. e. e.

f) cena alla bottega dal carmine.
quanto mi piace la bottega del carmine? davvero tanto. stradina minuscola in centro.
tavolini di legno. lino colore sabbia e spago color spago. vetri sulle case cadenti (esprimi un desiderio).
ancora arancini caldi caldi caldi.
pasta pesce spada e melanzane. e pomodorini pachini pachini. un pò di menta?
sbriciolona di pere e cioccolato.

oppure.
cena al signorino, sul mare.
sette volte su dieci andiamo in spiaggia al signorino, d’estate. da mille anni
(mille anni al mondo mille ancora che bell’inganno sei anima mia,
e che bello il mio tempo che bella compagnia”)
ci sono ancora le canne sul tetto.
cappuccetti fritti. cappuccetti fritti. cappuccetti fritti. (il lupo non ha capito niente).
pasta con i ricci.
(di più c’è solo il mare a morsi).

oppure.
cena alla trattoria garibaldi.
in piazza garibaldi. nella piazza della chiesa dell’addolorata. nel senso che se il tempo è bello la sera i tavolini stanno sotto la chiesa.
e qui c’è il cous cous. col brodetto, a parte. (neanche sally ha capito molto, forse).

nero d’avola.
syrah.
syrah quel che syrah.
che confusione, syrah perchè ti amo.

z) prima di partire, al volo: panino colle panelle al baracchino davanti al mio liceo.
cosa sono le panelle?
e il giorno della civetta?

“L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante e ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista “un momento” e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò”.

gintris.

“Ubriaco di trementina e di lunghi baci,
guido il veliero delle rose, estivo,
che volge verso la morte del giorno sottile,
posato sulla solida frenesia marina”, dice Neruda Pablo.

è tautologicamente inebriante essere ubriachi.
essere ubriachi senza bisogno di bere.
essere ubriachi bevendo.
essere ubriaChiara, per quanto di mia competenza.

UbriaChiara di:
a) io so chi;
b) nero d’avola;
c) cosmopolitan.

quando non si può
ho un barbatrucco.
il gintris.

che ha il grosso vantaggio di farmi (ci-vi-si) brillare di brillitudine propria
anche quando non si può o non si deve
o manca la materia prima (l’alcool), la materia seconda (il ghiaccioellimone), la materia terza (il bicchiere), in-somma (ma due più due, farà quattro?)
insomma nelle micropause non dormienti di lavoro.

da qualche parte si può scaricare.
(non devo certo io spiegare come quando dove e perchè).

il gintris.

funziona come il tetris. ma al posto del rettangolo c’è un bicchiere ghiacccio e limone.
e al posto del lego ci sono delle bollicine di gin colorato.
scoppiano a quattro a quattro, dello stesso colore, ovviamente.

è una metafora della vita,
(del resto tutto nella vita può essere una metafora della vita).

attenzione,
dà dipendenza.
e anche questa è una metafora della vita.

micropisolo.

Lavoro in una stanza grande e silenziosa.
Tranne che tra le 11.45 e le 14.53,
quando c’è il serio rischio che qualcuno chiacchieri, rubi le scarpe, mangi, beva grappa, balli il tango,
è una stanza silenziosa.
Appartiene a un gruppo quantitativamente variabile qualitativamente anche
fatto di dottorandi, dottorati, assegnisti, visiting professor.
Sembra una cosa gagliarda, e un pò lo è.
Si cercano soluzioni a problemi. Oppure, più spesso, si cercano problemi per poi avere la scusa di cercare altre soluzioni. Una cosa alla wolf (quello di pulp fiction, non la virginia).
Quando la densità demografica della stanza è inferiore alle due unità, cioè quando ci sono solo io me medesima,
approfitto per fare il micropisolo post prandiale.
Una cosa di ventitre minuti, trentacinque al massimo.
Giusto perchè sono femmina del sud, e dopo pranzo noi facciamo la siesta, perchè fa troppo caldo per lavorare e perchè sennò la produttività marginale decresce.
Ventitre minuti, trentacinque al massimo forniscono una congrua ricarica senza determinare prolungati ammorbamenti.
In condizioni propizie sogno al terzo minuto e mezzo.
Mi addormento dopo due minuti e quindici secondi attraverso, alternativamente:
a) l’immagine del mio armadio e di cosa mi metto stasera per fare la cosa ics;
b) un’idea romantica variamente montata e mediamente tamarra e ollivuddiana (da uno straziante incontro alla stazione, a un aereo sul lungomare con uno striscione chiara ti amo, a una partita a tennis dalla grande tensione erotica, a un viaggio in mongolfiera sopra parigi);
c) una partita immaginaria a tetris. questa ultima soluzione è la più rapida.

giustappunto oggi, dopo avere mangiato una triste insalata di tonno
(e una spremuta. e un caffè. e un piccolo lindt. cioè due piccoli lindt),
mi micropisolo.

i pezzi del tetris scendono.
trenta secondi.
entra un utente molto occasionale della stanza con una straordinaria capacità di
(non posso scriverlo. magari mi scopre.)
molto occasionale, tipo una volta al mese, ma una sola volta è assai molesta.
lo chiamerò andrea, perchè, in effetti, si chiama andrea.
A.:”ciao chiara che fai sdraiata sulle poltrone?”
io lo invito a occuparsi di quanto di sua competenza.
invece no: “faccio un micropisolo post prandiale, che sono un pò stanchina”.
Passano trenta secondi. Tetris. Silenzio. Altri trenta secondi.
A.: “e perchè sei così stanca?”
io gli dico che ho preso a sciabolate capitani coraggiosi e furbi contrabbandieri macedoni,
sfidato gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei ming.
invece no. gli dico che è stata una mattina faticosa.
Passano trenta secondi. Tetris. Silenzio. Altri trenta secondi.
A.P.: “perchè dormi su due poltrone anzichè su tre?
non ti dà fastidio la luce?
non hai paura che entri qualcuno?”
io gli dico che soltanto la sua voce nasale insistente zanzarosa mi impedisce di dormire
che è simpatico come una spinta al buio.
invece no. faccio finta di dormire.
Passano trenta secondi. Tetris. Silenzio. Altri trenta secondi.
Non ci riesco più.
Aspetto che se ne vada.
Mi alzo e mi faccio un teino.

del bianconiglio e delle politiche monetarie europee

se l’unione europea
convertisse in euri
anche i miei anni

adesso ne avrei 13 virgola qualosa….

crederei nel sole,
nel mare,
nei baci con la lingua,
nel day after qualsiasi cosa.

come stamattina,
ma non mi sentirei pazza.

dlin dlon. comunicazione di servizio (2).


scappo…

vado a venezia per tre giorni,
anche se non è carnevale.

lascio un salvagente, in caso di necessità.
ricorda di gonfiarlo una volta uscito dall’aereo,
di tenerlo stretto,
e che per salvare gli altri, prima bisogna salvare se stessi.

lascio un salvagente, in caso di reale necessità.
sembra un salvagente ma è un gigantesco biscotto di zucchero.
ricorda di inzupparlo solo se ti piace,
di tenerlo stretto,
e che per essere addolciti, bisogna avere le papille bendisposte.

a bientò.

c.d.g.(2): palingenesi della lana e del uischi.

l’autunno ha lanciato il suo Aut Aut Unnico.
é tempo di fare le valigie.
non è per cattiveria, lo fa per me.
siccome non è proprio possibile partire,
anzichè andare in vacanza con una borsetta di vestiti portati da casa,
mi fa cambiare i vestiti restando a casa.
tutti i vestiti: l’armadio, di nuovo….
{posso autocitarmi??? lo vorrei fare in quei modi puliti puliti che resta solo una parolina, poi ci clicchi e giù la divina commedia… così, forse?

questa cosa che ho scritto è cliccabile? e porta dove spero? al c.d.g. 1?
provate QUI, comunque lo sciò mast go samuer, magari over the rainbow….}

e anche se mi fa un pò male da qualche parte
[senzazione groppo alla gola n. 17
nostalgia misto rimpianto versione serena però,
una cosa tipo succo d’arancia amara e cointreau]

e anche se mi fa un pò di dispiacere vedere i sandalini mesti mesti dentro le scatoline,
e i costumi che tornano in un cassetto che ancora continuano a litigare
su quale ha fatto più bagni (e con quale stavo meglio e mi abbronzavo di più, e…)

ed è ancora troppo presto per avere i ricordi dell’estate
[infatti stanno ancora rullati come marjuana nei rullini sul mio comodino,
sensazione pigrizia n. 24,
attesa autoprotettiva,
una cosa tipo camomilla corretta al limone corretto a due cucchiaini di zucchero]

anche se tutto questo e qualche altra cosa che non so
[sensazione confusione n. 7,5
da stanchezza mista freddino nelle tempie,
una cosa tipo un whisky oban invecchiato abbastanza da guidare il motorino]

il tempo
[lo stesso tempo che tutto cura,
sensazione zen n. 0,00000001
una cosa tipo una cosa che non so bene come si prova….]

il tempo lo fa per me.
cambio di pelle per avere la sensazione di muovermi stando ferma.
è un barbatrucco.

fa con me come quando si ruba per finta la pappa ai bambini per farli mangiare:
viene il primo freddo
viene voglia di lana e stivali
e viene voglia di cambiare stagione,
un pò
poco
poco
poco
ma sì.
viene voglia di andare avanti senza protestare.

ci si affeziona anche alle foglie che cadono, anche dopo che sono cadute.
ci si affezionerà alle pozze
e ai pochi gradi che resteranno.
ci sarà più gusto a fare una sun-dance, quando sarà.

e poi, sillo onesta.
ecco:
anche se il mio armadio sta esplodendo,
confido in un effetto big bang inverso (bang big? bingo bongo?)
si apre l’universo di possibilità
autunno inverno 2007.

ogni cosa è illuminata

Lo so che periodicamente mi succede, lo sanno quelli che ho accanto.
Recentemente è successo con gli anacardi, con il gelato al pistacchio, con il ciddì dei non voglio che clara, con un paio di scarpe.
Succede che quando una cosa mi piace, MI PIACE. Scala brutalmente la classifica (non c’è il rischio che io non lo dica: è il gelato più buono che io abbia mai mangiato in tutta la mia vita. ad esempio).
E su quella cosa lì divento monotematica, come un violino a una sola corda.
Poi mi passa.
A volte.
A volte no.

E quindi lo so che capita che finisco un libro e per tre giorni dico a tutti:
– che è il libro più bello che io abbia mai letto in tutta la mia vita,
– che appena me lo dimentico lo rileggo,
– che devi assolutamente leggerlo,
– non mi piace consigliare libri ma questa volta ascoltami,
– che tra 40 anni (140?) sarà adottato in terza media come libro di narrativa (al posto di Verga e la casa del nespolo),
-…….

Lo so. Ma questa volta è diverso.
Ogni cosa illuminata, di Jonathan Safran Foer (Guanda, 2002)
è uno dei libri più belli che io abbia letto in tutta la mia luuuuunga vita di carta.

Fa ridere (ma ridere ridere)
Fa piangere (ma piangere piangere)
Fa pensare.
E’ un libro su ebreolandia e sui cattivi;
è un libro d’amore;
è un libro di storia;
è un libro di uomini;
è un perfetto esercizio di stile.

La trama non la scrivo.
Solo questa pagina ricopio:

“I 120 MATRIMONI DI JOSEPH E SARAH L

La giovane coppia si sposò per la prima volta il 5 agosto 1744, quando Joseph aveva appena otto anni e Sarah se, e mise fine al suo matrimonio per la prima volta sei giorni dopo, allorché Joseph, con somma delusione di Sarah, si rifiutò di credere che le stelle fossero unghie d’argento che tenevano appeso al cielo il nero paesaggio notturno.
Si risposarono quattro giorni dopo, quando Joseph lasciò un biglietto sotto la porta dei genitori di Sarah: “Ho riflettuto su quello che mi hai detto e credo veramente che le stelle siano chiodi d’argento”.
Misero di nuovo fine al loro matrimonio un anno dopo, quando Joseph aveva nove anni e Sarah sette, a seguito di una lite sulla natura del letto di Brod [un fiume].
Dopo una settimana si risposarono, stavolta aggiungendo ai loro voti quello di amarsi fino alla morte senza curarsi dell’esistenza di un letto del Brod, della temperatura di quel letto (ammesso che esistesse), e della possibile esistenza di stelle marine sul chissà -se- esistente letto fluviale.
Nei sette anni successivi misero fine al loro matrimonio trentasette volte, e ogni volta risposandosi con un elenco sempre più esteso di voti.
Divorziarono due volte quando Joseph aveva ventidue anni e Sarah venti, quattro volte quando ne avevano rispettivamente venticinque e ventitre, e otto (il record in un anno) quando ne avevano trenta e ventotto.
Al loro ultimo matrimonio contavano sessanta e cinquantotto anni, appena tre settimane prima che Sarah morisse di un attacco di cuore e Joseph si annegasse nella vasca da bagno
Il loro contratto matrimoniale è ancora appeso sopra la porta della casa che dividevano ora si – ora no – inchiodato all’architrave, e giù fino a strusciare contro la stuoia di benvenuto -SHALOM:

E’ con devozione senza fine che noi, Joseph e Sarah L., ci riuniamo nel vincolo indistruttibile del matrimonio, promettendoci amore fino alla morte, con l’intesa che le stelle sono chiodi d’argento nel cielo, a prescindere dall’esistenza di un letto di Brod, della temperatura di tale letto (ammesso che esista), e dalla possibile esistenza di stelle marine sul chissà-se-esistente letto fluviale,
trascurando quei rovesciamenti di succo d’uva che potrabbero essere stati accidentali o non esserlo,
convenendo di dimenticare che joseph giocava a palla – bastone con i suoi amici dopo avere promesso di aiutare Sarah a infilare l’ago per la trapunta che stava cucendo, e che Sarah avrebbe dovuto dare la trapunta a Joseph e non al suo amichetto,
dichiarando irrisori taluni dettagli della storia del carro di Trachim, come per esempio se fu Chana o Hannah la prima che adocchiò gli strani affioramenti,
ignorando la semplice realtà che Joseph russa come un maiale, e neanche dormire accanto a Sarah è un giulebbe.
Sorvolando su certe tendenze di entarmbe le parti a guardare troppo lungo le persone del sesso opposto,
non prendendosela troppo se Joseph è così disordinato che lascia i vestiti ovunque lo punga l’estro di spogliarsi, aspettando che sia Sarah a raccoglierli, pulirli e riporli al loro posto come avrebbe dovuto fare lui,
o se Sarah deve essere una così cazzuta tracciacoglioni sulle questioni più futili,
ad esempio su come va srotolata la carta igienica, o se la cena tarda dieci minuti rispeto all’orario previsto, perché, diciamola, è Joseph che cambia la carta igienica e mette la cena in tavola,
evitando di discutere se la barbabietola sia ortaggio migliore della verza,
accantonando il problema di essere babbei cronicamente irragionevoli, tentando di cancellare il ricordo di un roseto stecchito da tempo che uno di mia conoscenza avrebbe dovuto ricordarsi di innaffiare quando sua moglie andava in visita alla famiglia a Rovno,

accettando il compromesso di ciò che siamo stati, di ciò che siamo, di ciò che probabilmente saremo…
e che possiamo vivere un amore e salute incrollabili,
amen”.

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