cavoli e cicogne: il parto è tratto

un lupo rincorre una pecora e la pecora dice beeeeeee, beeeeeee, beeeeeee, beeeeee.

il lupo acchiappa la pecora, e la pecora dice beh. beh. beh.

che dire.

anche io (anche rispetto a chi? a qualcuno di sicuro) mi aspettavo una campagna elettorale più mancina, con posizioni meno diagonali e più verticali.

e anche più facili.

perchè la politica la capisci quando è semplice, come il pane, e il circenses non serve.

avrei voluto sentire quelle frasi da libro di storia della scuola media, che mi spiega per la prima volta il comunismo e la socialdemocrazia.

avrei voluto quattro paletti dritti e fermi attorno ai quali avvolgere tutte le matasse e i paralipomeni.

metafore da atletica leggera sulle condizioni di partenza.

aforismi sul merito che è meritevole di tutela solo se uno si muove rispetto a.

pensieri più resistenti e la costituzione sbattuta in faccia.

il resto lo avrei voluto sentire più dopo e più coerente: e non perchè la mattina a colazione mi inzuppo un pensiero nel tè, e anzi foierbac mi sta anche simpatico, ma le cose che si devono fare si fanno meglio quando.

avrei voluto UNO SPECCHIO PER RIFLETTERE E NON PER RIFLETTERMI con il mio orticello semiperfetto e ordinato.

avrei anche voluto una maggioranza più unanime. (non – non dormire stanotte, svegliarmi ventimilavolte sotto i mari. non lavorare da casa stamattina per controllare il sito dell’ansa bloccato e la televisione inspiegabilmente piena di programmi che ti spiegano come fare l’omelette perfetta).

certo che non mi aspettavo lo zero virgola qualcosa di differenza, e pensavo di avere vicini di casa più intelligenti.

però è andata.

e adesso non ne voglio vedere musi lunghi, delusi e sconsolati. i ma, beh, forse, però, insomma possono aspettare.

voglio un’allegria rossa ed euforica. magari anche incosciente e in alcuni passaggi superficiale. ma emozionata e rivoluzionaria.

se le rivoluzioni non iniziano senza un ballo, ci sono anche cose punk che cominciano come un soft pop, ma poi.

il mio primo bambino quando sarà (ma sarà entro una leggggislatura) non rischia di ricevere una lettera di benvenuto da un presidente del consiglio destrOrso, e questo è meraviglioso.

stasera grandi salti:

mettete la sindrome da torta sacher in frigorifero, vi prego, e fatevi bastare il vino rosso.

c.

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